{"id":11172,"date":"2016-10-20T08:04:11","date_gmt":"2016-10-20T06:04:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/?p=11172"},"modified":"2016-10-20T08:04:11","modified_gmt":"2016-10-20T06:04:11","slug":"perche-il-lavoro-e-un-diritto","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/citta-della-spezia\/rubrica-luci-della-citta-di-giorgio-pagano\/perche-il-lavoro-e-un-diritto\/","title":{"rendered":"Perch\u00e8 il lavoro \u00e8 un diritto"},"content":{"rendered":"<div id=\"attachment_11173\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_1141elab.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-11173\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_1141elab-300x225.jpg\" alt=\"La Spezia, cantiere del Muggiano, la portaerei Cavour (2011)  (foto Giorgio Pagano)\" width=\"300\" height=\"225\" class=\"size-medium wp-image-11173\" srcset=\"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_1141elab-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_1141elab.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-11173\" class=\"wp-caption-text\">La Spezia, cantiere del Muggiano,<br \/>la portaerei Cavour<br \/>(2011) (foto Giorgio Pagano)<\/p><\/div>\n<p class=\"testoGiustificatoFirst\"><strong>Citt\u00e0 della Spezia, 16 ottobre 2016 &#8211; <\/strong>\u201cBisogna insegnare ai ragazzi di oggi che il lavoro non \u00e8 un diritto\u201d, ha detto  Giuseppe Bono, neopresidente di Promostudi, la fondazione che gestisce l\u2019Universit\u00e0 spezzina, nonch\u00e9 amministratore delegato di Fincantieri. Qualcuno si \u00e8 indignato: la Cgil, Rifondazione Comunista, l\u2019assessore comunale Basile. Leggiamo le sue parole: \u201cHo il massimo rispetto per l\u2019impresa e il mercato, ma non possono diventare il modello a cui ridurre la societ\u00e0. Le affermazioni che ha fatto Bono sono gravi e mettono in discussione un principio fondativo della Costituzione\u201d. Ma il Sindaco Federici l\u2019ha subito zittito, imputandogli una \u201clogica da politicante\u201d. La domanda al Sindaco della giornalista della \u201cNazione\u201d e la risposta del Sindaco sono davvero un segno dei tempi. Ecco la domanda: \u201cIn un Paese che ha una tra le pi\u00f9 alte percentuali di disoccupazione giovanile in Europa, che cosa c\u2019\u00e8 di tanto scandaloso nel dire che non esiste un diritto al lavoro? Abbiamo ancora bisogno di negare l\u2019evidenza in nome dei principi?\u201d. Io avrei risposto: \u201cE\u2019 proprio nel nome dei principi che dobbiamo non negare ma combattere ci\u00f2 che oggi, purtroppo, \u00e8 l\u2019evidenza!\u201d. Ecco invece la risposta del Sindaco: \u201cInfatti. Guardiamo i dati della fuga in massa da parte degli italiani: si tratta soprattutto di giovani in cerca di lavoro! La disoccupazione giovanile sfiora il 50%. Questo \u00e8 il vero scandalo. Per\u00f2 per alcuni proclamare che il lavoro \u00e8 un diritto e raccontare al disoccupato di turno i bei principi \u00e8 un alibi perfetto\u201d.Ma che cosa si propone in alternativa ai principi della Costituzione e alla lotta per attuarli? Il Jobs Act e la sua conseguenza, cio\u00e8 il girone infernale del popolo dei voucher? Certo, i principi costituzionali non bastano. Ma la democrazia non \u00e8 altro che lotta per la democrazia, \u00e8 conflitto per attuare i suoi principi. L\u2019alternativa \u00e8 rinunciare a questi principi, per diventare del tutto subalterni all\u2019economia e al mercato. Avere cio\u00e8 altri principi: quelli secondo cui il lavoro non \u00e8 pi\u00f9 un diritto ma una merce.<\/p>\n<p><!--more--><\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">La questione \u00e8 formulabile in termini molto semplici. Cito Gustavo Zagrebelsky, Presidente emerito della Corte Costituzionale: \u201cLa Costituzione pone il lavoro a fondamento, come principio di ci\u00f2 che segue e ne dipende: dal lavoro, le politiche economiche; dalle politiche economiche, l&#8217;economia. Oggi assistiamo a un mondo che, rispetto a questa sequenza, \u00e8 rovesciato: dall&#8217;economia dipendono le politiche economiche; da queste i diritti e i doveri del lavoro\u201d. Sono altri principi, rovesciati rispetto a quelli della Costituzione. Possiamo definire la Repubblica attuale, senza mentire, &#8220;fondata sul lavoro\u201d? No, mentiremmo. Quindi bisogna scegliere: o i principi della Costituzione \u201cfondata sul lavoro\u201d o i principi di una nuova Costituzione \u201cfondata sul mercato\u201d.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Ma come \u00e8 potuto accadere che la nostra Repubblica non sia pi\u00f9 \u201cfondata sul lavoro\u201d? La risposta \u00e8 che la politica ha lasciato fare alla forza delle cose. Una parte per non sapere cosa pensare, decidere e dire.  Un\u2019altra parte perch\u00e9 ha fatto una scelta politica precisa. Si sono chiamati fuori, perch\u00e9 a loro andava bene cos\u00ec. Per loro, la libert\u00e0 \u00e8 questa. Il mercato senza regole \u00e8 l\u2019ideale. Chi \u00e8 forte, bene per lui, chi \u00e8 debole, peggio per lui. Si dice che le ideologie sono morte, ma non \u00e8 vero: un\u2019ideologia, quella secondo cui il lavoro non \u00e8 un diritto ma una merce, ha celebrato la sua vittoria, semplicemente lasciando che le cose andassero sulla base dei rapporti sociali di forza. La Costituzione dice che la politica non deve disinteressarsi dei diritti sociali. Ma \u00e8 accaduto. Il disinteresse \u00e8 stato una scelta. Ci si \u00e8 adeguati alla logica del mercato, volenti o nolenti. Ed \u00e8 esattamente su questo punto che \u00e8 scomparsa la sinistra.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Zagrebelsky spiega bene perch\u00e9 il lavoro \u00e8 un diritto, per il quale rivolgersi non a un tribunale ma alla politica. Ma la politica, lo abbiamo visto, ha fatto un\u2019altra scelta. Non \u00e8 vero, per\u00f2, che la strada della politica costituzionale del lavoro non resti aperta. Si tratta di scegliere. Io cito spesso non un massimalista, un estremista, ma il padre del riformismo, Filippo Turati. Quando Turati volle dare un\u2019autonomia culturale e politica al riformismo -una parola oggi vuota- scelse nel 1901 il progetto, assai radicale, di riforma fiscale di Wollemborg, che voleva introdurre il principio della progressivit\u00e0 nel sistema tributario. Le risorse per creare lavoro si trovano, basterebbe far pagare le tasse a chi ha di pi\u00f9.<br \/>\nSo bene che dire queste cose oggi significa \u201cessere fuori dal mondo\u201d, \u201ccontrocorrente\u201d. Il mio \u201cNon come tutti\u201d (2014) aveva non a caso come sottotitolo \u201cScritti controcorrente\u201d. Ma oggi essere \u201ccontrocorrente\u201d \u00e8 quasi un dovere. Chi sia dentro il mondo e chi fuori; chi renda vivibile e invivibile questo nostro mondo lo vedranno probabilmente i nostri figli e nipoti. Noi, qui e ora, dobbiamo dare prova di responsabilit\u00e0. Gioved\u00ec scorso ho passato la giornata con Francesca Caferri, giornalista di \u201cRepubblica\u201d, che era a Spezia per due iniziative dell\u2019Associazione Culturale Mediterraneo. Da lei ho saputo della morte del premio Nobel Dario Fo. Il verdetto della giuria di Stoccolma (1997) racchiudeva il segreto della sua arte: \u201cNella tradizione dei giullari medievali, fustiga i potenti e rid\u00e0 dignit\u00e0 agli oppressi\u201d. La Caferri, quel giorno, ha intervistato telefonicamente un altro premio Nobel, lo scrittore nigeriano WoleSoyinka, dai cui libri tanto ho imparato sull\u2019Africa. Anche a lui ha dato la notizia della morte di Fo. L\u2019intervista \u00e8 uscita ieri. Soyinka, che \u00e8 stato anche in carcere per la libert\u00e0 del suo Paese, ha detto:\u201cCi univa un certo modo di stare al mondo\u201d. Controcorrente, dalla parte degli oppressi.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\"><strong><em>Post scriptum:<\/em><\/strong><br \/>\nChi volesse approfondire la riflessione sul punto \u201cperch\u00e9 il lavoro \u00e8 un diritto\u201d pu\u00f2 leggere il seguito delle considerazioni di Gustavo Zagrebelsky:<\/p>\n<div id=\"attachment_11174\" style=\"width: 310px\" class=\"wp-caption alignright\"><a href=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_1129elab.jpg\"><img aria-describedby=\"caption-attachment-11174\" loading=\"lazy\" src=\"http:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_1129elab-300x225.jpg\" alt=\"Lerici, cantiere di Pertusola, la nave Williamsburg  (2011)  (foto Giorgio Pagano)\" width=\"300\" height=\"225\" class=\"size-medium wp-image-11174\" srcset=\"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_1129elab-300x225.jpg 300w, https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/IMG_1129elab.jpg 800w\" sizes=\"(max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><p id=\"caption-attachment-11174\" class=\"wp-caption-text\">Lerici, cantiere di Pertusola,<br \/>la nave Williamsburg<br \/>(2011)  (foto Giorgio Pagano)<\/p><\/div>\n<p class=\"testoGiustificato\">Il costituzionalismo delle origini ha compiuto un lungo cammino che giunge fino a noi. Se ci\u00f2 non fosse avvenuto, lo considereremmo soltanto un&#8217;anticaglia, e non invece una forza ideale che tuttora alimenta le aspirazioni politiche delle nostre societ\u00e0. Per comprendere quanto lungo sia stato il cammino storico-concreto che \u00e8 stato compiuto da allora, basta aprire, solo per esempio, la nostra Costituzione, al suo primo articolo: &#8220;L&#8217;Italia \u00e8 una repubblica democratica fondata sul lavoro&#8221;. Quello che, all&#8217;inizio della storia, era criterio di discriminazione dalla vita politica  &#8211; l&#8217;essere lavoratore &#8211;  \u00e8 diventato fondamento della vita comune, della res publica. \u00c8 diventato il principio dell&#8217;inclusione.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Che cosa c&#8217;\u00e8 stato tra quel lontano esordio del costituzionalismo e questo punto d&#8217;approdo? C&#8217;\u00e8 stata l&#8217;ascesa delle masse popolari, cio\u00e8 del mondo del lavoro, alla vita politica e l&#8217;accesso alle sue istituzioni. C&#8217;\u00e8 stata, in una parola, la diffusione della democrazia, sia nella sua dimensione politica che in quella sociale. Di questa diffusione sono figli la generalizzazione dei diritti e l&#8217;eguaglianza rispetto ai beni primari della vita, come la salute, l&#8217;istruzione, la previdenza sociale, e il rigetto del privilegio. Primario tra i beni primari, il lavoro \u00e8 stato accolto come fondamento della democrazia repubblicana\u2026<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Il significato profondo del collegamento, stabilito nell&#8217;art. 1, tra democrazia e lavoro sta qui: la questione democratica \u00e8 questione del lavoro. Che cosa importa la democrazia se non \u00e8 garantito un lavoro che permetta di affrontare i giorni della vita, propria e dei propri figli, e di affrontarli con un minimo di tranquillit\u00e0? La democrazia non \u00e8 solo questione di regole formali, ma anche di condizioni materiali dell&#8217;esistenza, come dice l&#8217;art. 3, secondo comma, della Costituzione. Il lavoro \u00e8 la prima di queste condizioni materiali\u2026<br \/>\nMa si comprende che tutto sarebbe vano se il lavoro, il bene-lavoro, non fosse un diritto e fosse invece una semplice eventualit\u00e0, oppure una concessione, un favore da parte di chi pu\u00f2 disporne. Come si potrebbe \u201cfondare la Repubblica\u201d su un&#8217;eventualit\u00e0, un favore e non su un diritto? Infatti, unico tra i diritti, il diritto al lavoro \u00e8 esplicitamente enunciato tra i \u201cprincipi fondamentali\u201d della Costituzione. Ma che genere di diritto \u00e8?<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">\u00c8 chiaro che non si tratta d&#8217;uno dei diritti che i giuristi chiamano &#8220;perfetti&#8221;, diritti che il titolare pu\u00f2 far valere in giudizio, nei confronti dell&#8217;obbligato, per ottenere il riconoscimento dell&#8217;obbligazione del secondo verso il primo e la sua condanna in caso d&#8217;inadempimento. Nulla di tutto ci\u00f2. L&#8217;accesso al lavoro deriva dall&#8217;equilibrio tra domanda e offerta sul \u201cmercato del lavoro\u201d, una condizione che a sua volta dipende da numerosi fattori d&#8217;ordine economico e sociale e non certo, primariamente, giuridico. Non esiste legge, non esiste tribunale al quale il lavoratore possa appellarsi per ottenere un \u201cposto di lavoro\u201d. Il lavoro, nell&#8217;attuale momento storico, non \u00e8 un bene che esista in natura, sul quale possano accamparsi diritti. I posti di lavoro non si creano con la bacchetta magica dei giuristi o delle sentenze dei giudici. Di diritti in senso pieno si pu\u00f2 parlare solo entro il rapporto bilaterale istituito con il contratto di lavoro. Ma nessuno, in un sistema basato sulla libert\u00e0, pu\u00f2 imporre di contrattare e stipulare. Dovranno essere le circostanze a stimolare l\u2019incontro tra domanda e offerta di lavoro\u2026<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Ci\u00f2 significa che si tratta d&#8217;un diritto che non \u00e8 tale, o che \u00e8 solo un&#8217;aspirazione che la Costituzione retoricamente denomina diritto? Si osservi che la stessa domanda si pu\u00f2 porre, ed \u00e8 stata posta, con riguardo ad altri \u201cdiritti\u201d, anch&#8217;essi previsti dalla Costituzione, che pure non possono essere fatti valere direttamente davanti a un tribunale: il diritto alla salute, all&#8217;istruzione, alla previdenza sociale, ad esempio; o anche il diritto di formarsi una famiglia, di potersi permettere un&#8217;abitazione. Ma chi oserebbe oggi dire che questi  \u201cdiritti di giustizia\u201d non sono diritti? Che riguardano i pochi che se li possono permettere e che, gli altri, peggio per loro o ci pensi la beneficienza o la provvidenza? Negare loro la qualifica di diritti  significherebbe negare valore alle pretese che li riguardano.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Semplicemente, invece, dobbiamo dire che vi sono pretese di diverso tipo: alcune si configurano come diritti perfetti e hanno come luoghi tutelari i tribunali; altri hanno come referente la politica, concetto generale che, in termini costituzionali, si dice \u201cRepubblica\u201d: legislazione, amministrazione, forze economiche e sociali, cio\u00e8 tutte le componenti di possibili \u201cpolitiche del lavoro\u201d. Che tali pretese si rivolgano non ai tribunali, ma alla politica, non significa affatto ch&#8217;esse siano meno urgenti, meno cogenti nei riguardi di coloro che devono dare loro risposte: che non siano diritti.<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Si pu\u00f2 dire, ovviamente, che le politiche del lavoro, in quanto, per l&#8217;appunto, &#8220;politiche&#8221; non possono essere costrette in alcun modo, se non con modalit\u00e0 politiche. Se lo potessero, sarebbero diritti perfetti. Invece si tratta di diritti condizionati da politiche congruenti. La Costituzione non pu\u00f2 che fare due cose, predisporre le condizioni e le forme necessarie, che devono per\u00f2 essere riempite di contenuto perch\u00e9 il diritto sia reso attuale.<br \/>\nIn verit\u00e0, quando, con una certa enfasi ma non necessariamente con la consapevolezza del significato, si dice che \u201cil lavoro non \u00e8 un diritto\u201d, si dichiara semplicemente che si aderisce non all&#8217;algoritmo della Costituzione -dal lavoro, alla politica, all&#8217;economia- ma al suo contrario  -dall&#8217;economia, alla politica, al lavoro -\u2026<\/p>\n<p class=\"testoGiustificato\">Ora si pone la domanda che nessun giurista vorrebbe mai doversi porre: l&#8217;effettivit\u00e0, cio\u00e8 i rovesciamenti costituzionali di cui s&#8217;\u00e8 detto, sono solo eventualit\u00e0 che possono correggersi, governare, contrastare? Oppure sono necessit\u00e0 che possono solo essere assecondate, perch\u00e9 ogni resistenza sarebbe vana? Siamo padroni dei rapporti sociali ed economici o siamo condannati al darwinismo sociale? Se vale questa seconda risposta, la Costituzione, per la parte del lavoro, dovremmo dirla antiquata, superata dalla forza delle cose. Se vale la prima, resta aperta la possibilit\u00e0 d&#8217;una politica costituzionale del lavoro. Chi deve parlare, e agire di conseguenza, sono le forze politiche, sindacali e culturali. A loro, la risposta.<\/p>\n<p><strong><em>Gustavo Zagrebelsky<\/em><\/strong>, \u201cFondata sul lavoro, la solitudine dell\u2019articolo 1\u201d, La Repubblica, 2 febbraio 2013<\/p>\n<p class=\"testoCentrato\"><strong><em>lucidellacitta2011@gmail.com<\/em><\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Citt\u00e0 della Spezia, 16 ottobre 2016 &#8211; \u201cBisogna insegnare ai ragazzi di oggi che il lavoro non \u00e8 un diritto\u201d, ha detto  Giuseppe Bono, neopresidente di Promostudi, la fondazione che gestisce l\u2019Universit\u00e0 spezzina, nonch\u00e9 &#8230;<\/p>\n","protected":false},"author":7,"featured_media":0,"comment_status":"closed","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":[],"categories":[81],"tags":[98,69,102],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11172"}],"collection":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/users\/7"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=11172"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11172\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":11175,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/11172\/revisions\/11175"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=11172"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=11172"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/www.associazioneculturalemediterraneo.com\/sp\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=11172"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}