Presentazione di “Ennio Carando un filosofo nella Resistenza” di Giorgio Pagano, lunedì 15 dicembre ore 17 alla Spezia, Mediateca via Firenze
4 Dicembre 2025 – 23:23

Presentazione di
“Ennio Carando un filosofo nella Resistenza”
di Giorgio Pagano
lunedì 15 dicembre ore 17
La Spezia, Mediateca via Firenze
Il nuovo libro di Giorgio Pagano “Ennio Carando un filosofo nella Resistenza” sarà presentato lunedì 15 dicembre alle ore …

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Ripartire dalle eccellenze serve una nuova politica per il turismo regionale

a cura di in data 31 Ottobre 2013 – 14:02

La Repubblica – Il Lavoro – 31 Ottobre 2013 – L’indagine “La Liguria sui mercati dell’intermediazione internazionale”, redatta dall’Osservatorio Turistico della Liguria, fornisce molti spunti per la “rotta” del turismo nella nostra regione. I fenomeni di fondo sono noti: la Liguria ha perso un milione di visitatori dal 2000 ad oggi, e -con un mercato italiano in crisi profonda da qualche anno- il futuro sta nel mercato estero. Chi non attrae turisti stranieri è in crisi, mentre sta molto meglio chi li attrae, come la provincia della Spezia, dove la quota di turisti stranieri è già oltre il 50% (nel resto della regione è al 35%).

L’indagine si sofferma sul turismo organizzato, che rappresenta una fetta significativa delle presenze turistiche straniere in Liguria: il 23% (era il 16,8% nel 2012). Vengono analizzati i livelli di commercializzazione e attrattività della Liguria, delle sue province e dei suoi prodotti turistici, sui mercati di Europa, Stati Uniti, Canada, Giappone, India, Corea, Australia, Brasile, Cina e Argentina. Mercati a due velocità: in tenuta in Europa, in crescita accelerata nel resto del mondo. L’Italia è la più richiesta dalla clientela, ed è identificata con il binomio cultura-enogastronomia, con la bellezza del suo patrimonio naturalistico-ambientale e con lo “stile di vita”. La Liguria è la decima regione italiana più venduta: Spezia è la provincia più venduta (80%), seguita da Genova (25%), Imperia (18%) e Savona (5%). Il boom spezzino (+ 13% sul 2012) deriva innanzitutto dal turismo balneare in simbiosi con quello “dei sentieri e dei sapori”, in particolare delle Cinque Terre; e poi dal nuovo fascino della città, che è diventata il primo Comune della provincia per presenze turistiche. Se scorriamo le pagine dei depliant dei tour operators, vediamo le Cinque Terre abbinate alla città, a Lerici e Portovenere, all’Alta Via dei Monti Liguri: è il cosiddetto “turismo attivo”, attratto da un’offerta legata all’identità culturale e ambientale del territorio, che deve caratterizzarsi sempre più per la qualità.
L’insegnamento dell’indagine è chiaro: puntare in tutta la Liguria sul “turismo attivo”, e attrarre sempre più la clientela straniera. A Spezia non ci sono ancora i cinesi e i russi (ma questi ultimi sono già a Genova e a Imperia). Il problema del trasporto aereo è decisivo: a Spezia i turisti arrivano da Milano e Pisa, non da Genova. Il suo aeroporto potrebbe essere l’hub per chi proviene da Germania e Scandinavia, ma deve innanzitutto migliorare i collegamenti con la città e la ferrovia, oggi troppo carenti.
L’altro ragionamento da fare è sulla “governance” del sistema. A Spezia stanno funzionando i Sistemi Turistici Locali: non solo pubblico ma anche privato, non solo promozione ma anche commercializzazione del prodotto. Ma da Genova a Ventimiglia questi strumenti neppure esistono. La “filosofia” che fu delle APT non serve più. E quindi non servono gli enti pubblici che si limitano alla promozione. C’è materia per una grande riflessione culturale e politica della Regione: la prospettiva di crescita del settore c’è, ma va guidata con spirito attento ai grandi cambiamenti in atto.

Giorgio Pagano

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