La Vanni e la beffa di Ceparana. Feroci rappresaglie a Follo Alto
La Nazione, 6 agosto 2024
Nel luglio 1944 le azioni delle bande partigiane sui nostri monti si svilupparono a ritmi accelerati. Tra le formazioni più attive c’era la banda garibaldina “Vanni”, comandata da Primo Battistini “Tullio”. L’azione forse più clamorosa – una vera e propria “beffa” – la compì un gruppo della Vanni, al comando di Eugenio Lenzi “Primula Rossa”. Una quindicina di partigiani scesero da Adelano di Zeri – sede del comando – a Ceparana per approvvigionarsi di viveri. Un tedesco che voleva catturarli fu disarmato e preso prigioniero. Il grano partì per Adelano, ma 11 partigiani si fermarono a Ceparana per condurre una trattativa con i tedeschi: il rilascio del prigioniero in cambio di quello di quattro partigiani. Altrimenti “tremila” (!) partigiani avrebbero attaccato i magazzini generali tedeschi a Ceparana. In mancanza di risposte, il gruppo della “Vanni” il 25 luglio attaccò, fece prigionieri 20 tedeschi e si impadronì di un ingente quantitativo di generi alimentari. Quando i tedeschi si accorsero che i partigiani erano solo un piccolo gruppo si scatenarono. Lo scambio si fece, con altrettanti prigionieri, ma i tedeschi furono autori di rappresaglie feroci.
La sera del 27 luglio i tedeschi cannoneggiarono Piana Battolla, Madrignano e l’area del monte Cornoviglio. A Piana Battolla furono incendiate dieci case e fermati diversi uomini. All’alba del 28 luglio i tedeschi circondarono e rastrellarono il paese di Follo Alto, riunendo la popolazione e obbligandola a scendere al piano. Il paese, in particolare l’abitato Castello, venne incendiato. Nell’operazione rimasero uccisi un bambino di sei anni, Maurizio Carattoni, colpito da un proiettile e una donna anziana, Luigia Tonelli, bruciata all’interno della sua casa. Una sessantina di uomini vennero fermati e inviati al lavoro obbligatorio.
I sopravvissuti hanno raccontato che i paesi vicini si dimostrarono prodighi in soccorso di viveri e vestiario verso la disgraziata popolazione di Follo Alto. La solidarietà fu commovente e contribuì a restituire agli abitanti la fiducia nell’avvenire.
I nazisti responsabili non furono mai identificati: anche in questo caso nessuno pagò per i crimini compiuti.
Giorgio Pagano
co-presidente del Comitato Unitario della Resistenza
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