Il rastrellamento di Migliarina. Ragazzi e anziani tra i torturati
La Nazione, 24 novembre 2024
Piero Caleffi, partigiano del Partito d’Azione, fu arrestato a Genova nell’agosto 1944 e incarcerato a Marassi. Una notte fu svegliato dal rumore: erano arrivati molti prigionieri. Riuscì a parlare con uno di loro: “Chi siete? Come vi hanno presi?”. La risposta: “Per la strada, ier l’altro. Non abbiamo fatto niente. Io ero sulla soglia di un caffè. Son venuti i fascisti e hanno chiuso le strade e hanno preso tutti gli uomini che capitavano”. “Aveva diciott’anni – continua il racconto di Caleffi – ed era studente. Vi erano due ragazzi di quattordici anni. Vi era gente anziana. 150 uomini, all’incirca”.
In tutto i rastrellati del 21 novembre 1944 furono 250. Quasi tutti di Migliarina e Canaletto, che allora si chiamava Migliarina a mare: le zone della città dove l’ambiente antifascista era più omogeneo e numeroso, per questo le più colpite.
Il rastrellamento pesò enormemente nella memoria degli anni della guerra alla Spezia. Gli arrestati furono incarcerati e torturati prima nella sede del Comando repubblichino, l’ex Caserma 21° Reggimento Fanteria, poi a Marassi, e da lì trasferiti nel campo di Bolzano e quindi a Mauthausen.
I fascisti volevano punire Migliarina per essere stata sede di attentati a fascisti della zona, ma anche dare un segnale a tutta la popolazione: non solo alla “pericolosa” classe operaia ma anche a quei settori della borghesia che erano stati vicini al fascismo e ora lo stavano abbandonando. Molti furono i professionisti, i funzionari, i poliziotti arrestati, così i sacerdoti: o impegnati nell’antifascismo, o non più proni al fascismo. La Spezia ha ottenuto in questo modo un triste primato: è la città italiana che, in percentuale alla popolazione, ha avuto il maggior numero di vittime a Mauthausen. E, alla Spezia, il triste primato lo ha Migliarina. Per fortuna quasi un centinaio degli ultimi arrestati non andarono in Germania per il bombardamento del Brennero e della linea ferroviaria.
Il rastrellamento fu anche l’occasione, per i fascisti, di mostrare ai tedeschi che cosa “sapevano fare”. Costruirono a tal fine una documentazione del tutto falsa, costringendo con la tortura a firmare confessioni su responsabilità nelle azioni antifasciste che in realtà non esistevano affatto. I tedeschi, insospettiti, se ne accorsero, ma poi lasciarono correre.
I protagonisti del terrore fascista sono noti: alcuni di loro pagarono nel dopoguerra con la pena di morte. Tra essi il famigerato Aurelio Gallo. I peggiori elementi dello squadrismo vecchio e nuovo si trovarono insieme nell’ex 21°. Le testimonianze degli orrori lì praticati sono tantissime, anche nelle carte dei processi. Caleffi vide i corpi massacrati dalle sevizie. Ritrovò “quelli della Spezia” a Bolzano: “a man mano il gruppo venne sbriciolato in varie spedizioni per la Germania”. Poi fu con una parte degli spezzini a Mauthausen: “Quando ci ritrovammo tutti noi italiani, al blocco 10 dopo l’arrivo degli americani, e ci contammo in 350, superstiti degli 8.000 italiani deportati … degli altri della Spezia si poteva forse fare il conto su una mano”.
Giorgio Pagano
co presidente del Comitato Unitario della Resistenza
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