Presentazione di “Tra utopia e realismo. Appunti sul Sessantotto”, Venerdì 17 luglio ore 21 a Arzengio
Presentazione di
“Tra utopia e realismo. Appunti sul Sessantotto”
Venerdì 17 luglio ore 21
Arzengio
Il libro “Tra utopia e realismo. Appunti sul Sessantotto” (ETS edizioni) sarà presentato venerdì 17 luglio alle ore 21 ad Arzengio (Pontremoli) per iniziativa della Piccola Biblioteca di Aezengio (Pontremoli) e dell’Associazione Culturale Mediterraneo. Giorgio Pagano, curatore del libro, dialogherà con Valentina Balestracci.
La Piccola Biblioteca di Arzengio, situata negli spazi della canonica messi a disposizione dalla parrocchia, vive grazie al volontariato. La struttura possiede centinaia di volumi di tutti i generi e organizza molte iniziative di promozione della lettura e di dibattito culturale.
“Tra utopia e realismo. Appunti sul Sessantotto” ospita scritti di: Giorgio Pagano, Marcello Flores, Luisa Passerini, Chiara Dogliotti, Giovanni Gozzini, Alessandro Santagata, Alfonso Maurizio Iacono, Massimo Cappitti, Luca Basile, Marcello Montanari, Guido Viale.
Sessant’anni fa, il 30 novembre 1964, iniziò l’occupazione di Sproul Hall, nel campus di Berkeley. Joan Baez intonò Blowin’ in the wind di Bob Dylan («Su quante strade deve camminare un uomo / Prima di essere chiamato tale?»). Mario Savio, leader del Free Speech Movement, tenne un brevissimo discorso agli studenti, basato sul concetto che «la storia non è finita» e che «è possibile una migliore società». Il Sessantotto fu la richiesta di un cambiamento di civiltà all’insegna della fratellanza: l’essere persone nuove e il sentirsi reciprocamente legati. Più che un movimento nato nelle sedi istituzionali della politica, un movimento “morale” che poi scoprì la politica ma non assunse una forma definita. E che volle rispondere alle sfide della secolarizzazione ricercando un nuovo senso della vita, intrecciando in questo tentativo spinte di provenienza marxista, cattolica, libertaria. Fu utopia, ma anche realismo, lotta per conquistare qui e ora una scuola e una fabbrica più libere e democratiche, una radicale riforma del sapere e della cultura, una maggiore giustizia sociale.
In questo libro storici, filosofi e studiosi di diversa provenienza riflettono e discutono ancora sugli anni Sessanta e sul Sessantotto. Forse perché l’utopia concreta di «una migliore società» non può esaurirsi, e la storia può e deve ricominciare. Quegli anni sono ormai molto lontani da noi, ma l’approccio umanistico contro un mondo disumanizzato è più che mai necessario.
Serata molto partecipata ad Arzengio (Pontremoli), organizzata dalla Piccola Biblioteca di Arzengio e dall’Associazione Culturale Mediterraneo. Prima un apericena molto apprezzato sotto i tigli, a cura di Nomalì, poi la presentazione del libro “Tra utopia e realismo. Appunti sul Sessantotto” (ETS edizioni) curato da Giorgio Pagano, che ha dialogato con Valentina Balestracci.
Si è discusso del Sessantotto come movimento morale, che fu innanzitutto “antiautoritario nelle scuole, nelle fabbriche e riguardo al costume e allo stile di vita”, poi sempre più impegnato anche “per la giustizia sociale”. Il movimento fu “agente di riforme di notevole portata che attuavano per la prima volta la Costituzione”, sia pure non inquadrate in un progetto politico unitario: ma “già alla fine degli anni Settanta le sue idee furono abbandonate e cominciò l’egemonia di un altro pensiero, di un’altra idea della modernizzazione, quella decisionista e liberista”, in cui siamo ancora immersi, nonostante la sua crisi.
“Il sogno di una generazione fu spezzato – ha affermato Pagano – ma le sue pulsioni vitali hanno lasciato segni difficili da cancellare, che ci riguardano e ci parlano ancora. Uno di questi riguarda l’importanza del tema del sapere: per cambiare il mondo non basta ‘il punto di vista di classe’, perché occorre creare un nuovo ‘senso comune’, una nuova moralità, un nuovo senso della vita: da qui la centralità della scuola, degli apparati dell’egemonia culturale, della riforma intellettuale e morale. Un altro lascito è che non basta la conquista del potere dall’alto, perché serve la liberazione della persona, la sua capacità di cambiare, di autodeterminare la propria vita. Infine: non basta la politica come potenza, nella ridefinizione della politica è centrale il problema della nonviolenza, come indicava il pacifismo del Sessantotto degli inizi”.
Davanti al dramma della Palestina e più in generale della guerra, ha concluso Pagano, “quelle idee tornano in forme nuove” e “quel sogno può essere ripreso”, ritornando a partecipare nel nome della “lingua radicale della Costituzione”.
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