Presentazione di “Ennio Carando un filosofo nella Resistenza” di Giorgio Pagano, lunedì 15 dicembre ore 17 alla Spezia, Mediateca via Firenze
4 Dicembre 2025 – 23:23

Presentazione di
“Ennio Carando un filosofo nella Resistenza”
di Giorgio Pagano
lunedì 15 dicembre ore 17
La Spezia, Mediateca via Firenze
Il nuovo libro di Giorgio Pagano “Ennio Carando un filosofo nella Resistenza” sarà presentato lunedì 15 dicembre alle ore …

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Presentazione di “Tra utopia e realismo. Appunti sul Sessantotto” – Lunedì 1° Dicembre ore 17 a Sestri Levante

a cura di in data 28 Novembre 2025 – 10:29

Invito

Presentazione di
Tra utopia e realismo. Appunti sul Sessantotto
Lunedì 1 Dicembre ore 17
Sestri Levante, Biblioteca di Palazzo Fasce

Il libro “Tra utopia e realismo. Appunti sul Sessantotto” (ETS edizioni) sarà presentato lunedì 1° dicembre alle ore 17 a Sestri Levante, nella sala Bo della Biblioteca di Palazzo Fascie (Corso Colombo, 50).
Giorgio Pagano, curatore del libro, dialogherà con Ferdinando Fasce, storico dell’Università di Genova, e con uno degli autori, Massimo Cappitti.
L’iniziativa è organizzata dal Sistema Bibliotecario e dal Sistema Museale di Sestri Levante e da Mediterraneo.

Il libro ospita scritti di: Giorgio Pagano, Marcello Flores, Luisa Passerini, Chiara Dogliotti, Giovanni Gozzini, Alessandro Santagata, Alfonso Maurizio Iacono, Massimo Cappitti, Luca Basile, Marcello Montanari, Guido Viale.

Sessant’anni fa, il 30 novembre 1964, iniziò l’occupazione di Sproul Hall, nel campus di Berkeley. Joan Baez intonò Blowin’ in the wind di Bob Dylan («Su quante strade deve camminare un uomo / Prima di essere chiamato tale?»). Mario Savio, leader del Free Speech Movement, tenne un brevissimo discorso agli studenti, basato sul concetto che «la storia non è finita» e che «è possibile una migliore società». Il Sessantotto fu la richiesta di un cambiamento di civiltà all’insegna della fratellanza: l’essere persone nuove e il sentirsi reciprocamente legati. Più che un movimento nato nelle sedi istituzionali della politica, un movimento “morale” che poi scoprì la politica ma non assunse una forma definita. E che volle rispondere alle sfide della secolarizzazione ricercando un nuovo senso della vita, intrecciando in questo tentativo spinte di provenienza marxista, cattolica, libertaria. Fu utopia, ma anche realismo, lotta per conquistare qui e ora una scuola e una fabbrica più libere e democratiche, una radicale riforma del sapere e della cultura, una maggiore giustizia sociale.
In questo libro storici, filosofi e studiosi di diversa provenienza riflettono e discutono ancora sugli anni Sessanta e sul Sessantotto. Forse perché l’utopia concreta di «una migliore società» non può esaurirsi, e la storia può e deve ricominciare. Quegli anni sono ormai molto lontani da noi, ma l’approccio umanistico contro un mondo disumanizzato è più che mai necessario.



Il libro “Tra utopia e realismo. Appunti sul Sessantotto” ha suscitato interesse e dibattito anche a Sestri Levante, nel corso della presentazione svoltasi nella sala Bo della Biblioteca di Palazzo Fascie.
Giorgio Pagano, curatore del libro, ha discusso con Ferdinando Fasce, storico dell’Università di Genova, e con uno degli autori, Massimo Cappitti.
Fasce ha definito il libro di “grande interesse per più motivi”: per “l’interdisciplinarietà” – gli scritti sono opera di storici, filosofi e sociologi – e per “l’interpretazione di fondo, che vede il Sessantotto come rivolta innanzitutto morale, antropologica, esistenziale, favorita dalla controcultura giovanile di massa degli anni Sessanta, il cui collante era soprattutto la musica”. Ma anche, ha aggiunto, per “la periodizzazione lunga” che adotta: il fenomeno ebbe anticipazioni già negli anni Cinquanta, e si esaurì solo nei tardi anni Settanta.
Cappitti si è soffermato sul pensiero di Gustav Anders – oggetto del suo contributo – che “non ebbe una collaborazione assidua con il Sessantotto”, anche se molti suoi temi gli erano affini: “la critica della società dei consumi, la questione ambientale, l’impegno contro la guerra” e in generale la “prospettiva di cambiamento radicale rispetto all’esistente”.
Pagano ha messo l’accento sui temi nuovi posti dagli studenti: “la riforma – diffusione – democratizzazione dei saperi” e “il disagio della vita quotidiana”. Erano domande di nuove finalità della politica: di libertà e di liberazione, di rinnovamento della scuola, della cultura, del costume, delle forme di vita, dei rapporti tra le persone e tra i cittadini e lo Stato. Ma, ha aggiunto, “quella nuova centralità – quella della conoscenza – andò perduta: la mobilitazione attorno alla centralità operaia in qualche modo arrestò lo sviluppo policentrico del movimento, lo risucchiò in un centro solo, attraverso cui passarono tutte le vecchie concezioni dottrinarie”.
Se di lezione vitale del “Sessantotto degli inizi” si può parlare, essa consiste dunque nel “tenere insieme il ‘punto di vista di classe’ e il tema della dignità del lavoro con quelli di un nuovo ‘senso comune’, una nuova moralità, un nuovo senso della vita”. Come allora le due questioni “si tengono insieme in una visione umanistica del mondo”: “oggi, in un mondo sempre più tecnicizzato e disumanizzato, stiamo ancora cercando, come nel Sessantotto, un nuovo umanesimo”.

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