Presentazione di “Ennio Carando. Un filosofo nella Resistenza” di Giorgio Pagano, sabato 18 aprile ore 17 a San Terenzo
Presentazione di
“Ennio Carando. Un filosofo nella Resistenza”
di Giorgio Pagano
sabato 18 aprile ore 17
San Terenzo, Sala Itala Mela – locali parrocchiali
Viale della Vittoria 4
La Coop. Primo Maggio organizza, sabato 18 aprile alle 17, la presentazione a San Terenzo del libro di Giorgio Pagano “Ennio Carando Un filosofo nella Resistenza”. L’iniziativa si terrà nella Sala Itala Mela – locali parrocchiali, in Viale della Vittoria 4. L’autore dialogherà con il giornalista Riccardo Bonvicini. Interverrà Aurora Minichini, figlia di Enzo, che fu allievo di Carando al Liceo Classico Costa della Spezia e poi partigiano al suo fianco in Piemonte, fino alla sera prima della morte.
Ennio Carando, piemontese nato a Pettinengo ma cresciuto a Bra, si formò come filosofo a Torino, dove fu allievo dei maestri di filosofia morale Erminio Juvalta e Piero Martinetti. Insegnò a Modena, Cuneo, Savona e, dall’ottobre 1942, al Liceo Classico Costa della Spezia. Ovunque formò “comunità” di studenti che diventarono partigiani e furono al suo fianco negli anni della Resistenza. Alla Spezia Carando rappresentò il PCI nel CLN provinciale, di cui fu il trascinatore dal settembre 1943 al luglio 1944, quando il comitato fu scoperto dai fascisti. Il professore, nonostante fosse ormai quasi cieco, decise di salire in montagna per fare il partigiano nel suo Piemonte. Fu ucciso dai fascisti, in seguito a una delazione, il 5 febbraio 1945 a Villafranca Piemonte, insieme al fratello Ettore, ufficiale, e a Leo Lanfranco, operaio della Fiat Mirafiori. Ennio Carando è Medaglia d’Oro al Valor Militare.
Scrive Pagano nella Premessa:
La sua figura esprime un tratto caratteristico di tutti i movimenti di Resistenza: “La fiducia in un futuro politicamente migliore aveva, così alla sorgente come alla foce, la fiducia nella vita e nell’umanità”. E colpisce per il legame tra “la ferrea coerenza del suo pensiero” e il suo rivelarsi “nella capacità di promuovere e dirigere l’azione” per la libertà degli uomini: una concezione morale della vita che ci indica una direzione di “trascendenza” rispetto a un mondo sempre più disumanizzato e ci spinge verso quei nuovi progetti umanistici che stiamo ancora cercando.
Carando fu anche un insegnante straordinario. Un’esperienza irripetibile, ma che lascia segni difficili da cancellare, che ci riguardano e ci parlano ancora: l’arte maieutica fondata sul dialogo, l’impegno alla formazione globale del giovane e all’educazione delle menti all’analisi della complessità, contro ogni dogmatismo e ogni scorciatoia cognitiva. Nel tempo delle distanze generazionali, la vita di Carando ci rivela che quando docenti e studenti, e più in generale adulti e giovani, partecipano a grandi esperienze morali e politiche possono entrare a far parte di una stessa “comunità”.
Giorgio Pagano ha presentato il suo libro “Ennio Carando Un filosofo nella Resistenza” a San Terenzo, per iniziativa della Coop Primo Maggio.
L’autore, intervistato da Riccardo Bonvicini, si è soffermato sulla coerenza tra pensiero e azione nel Carando filosofo, insegnante e partigiano:
“Carando, seguace di Piero Martinetti, era un filosofo che metteva al centro la coscienza morale. Come insegnante mirava a svegliare nei giovani la coscienza morale e a far crescere in loro la responsabilità e la voglia di libertà. Il suo fu una sorta di apostolato, gli effetti si videro: tanti studenti da lui educati raggiunsero le formazioni partigiane. Anche come partigiano fu coerente: l’unico partigiano cieco della Resistenza italiana. Dopo aver organizzato il CLN alla Spezia tornò nel suo Piemonte: mentre il PCI voleva si impegnasse in città, Carando volle salire ai monti. Un martinettiano come lui non poteva stare nelle retrovie. La morte è la parte più nobile della vita di Carando, coerente con la sua filosofia morale: meglio morire che essere schiavi. Nello scontro tra i due principi del valore della vita e dei valori che trascendono la vita Carando scelse senza incertezze i secondi”.
All’iniziativa era presente Aurora Minichini, figlia di Enzo, che fu allievo di Carando al Liceo Classico Costa della Spezia e poi partigiano al suo fianco in Piemonte, fino alla sera prima della morte. Aurora Minichini ha detto che “Carando è stato importante nella mia vita perché mio padre non ha mai smesso di parlarmene, e perché la mia famiglia non mai smesso di frequentare i comuni amici piemontesi”. “Carando – ha concluso – è stato decisivo nella formazione culturale e politica di mio padre, non solo quando partì da Spezia a diciott’anni per andare a fare il partigiano in Piemonte ma per tutta la vita, perché mio padre ha sempre tenuto fermo l’insegnamento del suo maestro, mettendo la morale al primo posto”.
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