Gherardo Colombo alla Spezia e a Sarzana per il NO al Referendum. Sabato 14 marzo ore 16 alla Spezia in Sala Dante e ore 21 a Sarzana all’Hotel Santa Caterina
9 Marzo 2026 – 23:55

Gherardo Colombo alla Spezia e a Sarzana per il NO al Referendum
SABATO 14 MARZO
ore 16 La Spezia Sala Dante
ore 21 Sarzana Hotel Santa Caterina
Sabato 14 marzo Gherardo Colombo, ex magistrato e uomo di cultura, …

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Presentazione di “Ennio Carando. Un filosofo nella Resistenza” di Giorgio Pagano, giovedì 5 febbraio ore 21 a Bra, Centro Polifunzionale G. Arpino

a cura di in data 30 Gennaio 2026 – 21:12

Invito

Presentazione di
Ennio Carando. Un filosofo nella Resistenza
di Giorgio Pagano
giovedì 5 febbraio ore 21
Bra, Centro Polifunzionale G. Arpino

La sezione ANPI Alba Bra Langhe Roero e la Città di Bra organizzano giovedì 5 febbraio 2026, in occasione dell’81° anniversario della morte di Ennio ed Ettore Carando e di Leo Lanfranco, la presentazione del libro di Giorgio Pagano “Ennio Carando Un filosofo nella Resistenza”. L’iniziativa si terrà a Bra (CN) alle ore 21, nella sala del Centro Polifunzionale G. Arpino (Largo della Resistenza).
Ennio Carando, nato a Pettinengo ma cresciuto a Bra, si formò come filosofo a Torino, dove fu allievo dei maestri di filosofia morale Erminio Juvalta e Piero Martinetti. Insegnò a Modena, Cuneo, Savona e, dall’ottobre 1942, alla Spezia. Ovunque formò “comunità” di studenti che diventarono partigiani e furono al suo fianco negli anni della Resistenza. Alla Spezia Carando rappresentò il PCI nel CLN provinciale, di cui fu il trascinatore dal settembre 1943 al luglio 1944, quando il comitato fu scoperto dai fascisti. Il professore, nonostante fosse ormai quasi cieco, decise di salire in montagna per fare il partigiano nel suo Piemonte. Fu ucciso dai fascisti, in seguito a una delazione, il 5 febbraio 1945 a Villafranca Piemonte, insieme al fratello Ettore, ufficiale, e a Leo Lanfranco, operaio della Fiat Mirafiori.

Scrive Pagano nella Premessa:
A ottant’anni dalla Resistenza assistiamo a tragedie, in Italia e nel mondo, che non ci saremmo più aspettati. Il nucleo maledetto della prima metà del Novecento sembra riemergere. Viviamo nel tempo delle difficoltà dell’antifascismo e degli scricchiolii dell’ordinamento costituzionale, ma anche dell’apparente superfluità dell’interrogativo morale e della spoliticizzazione dei cittadini, sulla quale prospera la politica ridotta a tecnica ed esercizio del potere,
È un tempo che ci invita a riflettere sull’eredità della Resistenza e sulla sua “moralità”. Ecco perché la storia della vita di Ennio Carando ci appare di grande interesse. Filosofo, educatore, “comunista non marxista”, primo “animatore” e organizzatore del CLN della Spezia, poi ispettore del Comando di Raggruppamento delle Divisioni Garibaldi del Cuneese, Carando – medaglia d’oro al V. M. – morì eroicamente a Villafranca Piemonte il 5 febbraio 1945.
La sua figura esprime un tratto caratteristico di tutti i movimenti di Resistenza: “La fiducia in un futuro politicamente migliore aveva, così alla sorgente come alla foce, la fiducia nella vita e nell’umanità”. E colpisce per il legame tra “la ferrea coerenza del suo pensiero” e il suo rivelarsi “nella capacità di promuovere e dirigere l’azione” per la libertà degli uomini: una concezione morale della vita che ci indica una direzione di “trascendenza” rispetto a un mondo sempre più disumanizzato e ci spinge verso quei nuovi progetti umanistici che stiamo ancora cercando.
Carando fu anche un insegnante straordinario. Un’esperienza irripetibile, ma che lascia segni difficili da cancellare, che ci riguardano e ci parlano ancora: l’arte maieutica fondata sul dialogo, l’impegno alla formazione globale del giovane e all’educazione delle menti all’analisi della complessità, contro ogni dogmatismo e ogni scorciatoia cognitiva. Nel tempo delle distanze generazionali, la vita di Carando ci rivela che quando docenti e studenti, e più in generale adulti e giovani, partecipano a grandi esperienze morali e politiche possono entrare a far parte di una stessa “comunità”.


La sezione braidese dell’Associazione nazionale partigiani d’Italia giovedì 5 febbraio ha ricordato il sacrificio dei fratelli Ennio ed Ettore Carando e di Leo Lanfranco, trucidati dai fascisti a Villafranca Piemonte il 5 febbraio 1945. Nel corso della serata svoltasi presso il centro polifunzionale “Giovanni Arpino” è stata rievocata in modo particolare la luminosa figura del professore Ennio Carando tratteggiata dallo storico Giorgio Pagano, già sindaco della Spezia, che, interloquendo con il presidente del Consiglio comunale Fabio Bailo, ha presentato il suo libro “Ennio Carando, un filosofo nella Resistenza” dedicato proprio alla vita del pensatore e partigiano braidese. Il libro – ha detto Bailo – “valorizza con rigore storico e al contempo sapiente intreccio narrativo i documenti dell’epoca e le testimonianze di parenti – in primo luogo la nipote Maria Chiara Carando, presente in sala – e allievi di Ennio Carando”. Ne scaturisce “il nitido profilo biografico di un uomo coraggioso, dalla profonda formazione intellettuale e dalla rigorosa militanza politica e partigiana”. Una vita all’insegna della coerenza tra quanto pensato, insegnato e praticato che lo portò, ormai uomo fatto e quasi cieco, dapprima ad animare la lotta antifascista promuovendo, come esponente del Pci clandestino, il Cln di La Spezia e poi ad aderire attivamente alla lotta partigiana nel Cuneese nelle fila garibaldine ove si trovò a combattere a fianco del fratello Ettore, ufficiale di carriera.
Figli di Achille Carando, ufficiale sanitario di Bra allontanato dal servizio per aver rifiutato l’adesione alla repubblica di Salò e primo sindaco della città (eletto per acclamazione) dopo la Liberazione, Ennio ed Ettore avevano aderito alla Resistenza fin dal principio e alla causa della libertà sacrificarono tutto, infine anche la vita. A seguito di una delazione, furono catturati, torturati e infine uccisi dai fascisti al comando di Spirito Novena a Villafranca Piemonte il 5 febbraio 1945 insieme all’operaio Leo Lanfranco. Alla loro memoria nel dopoguerra la città di Bra, allora in piena fase espansiva, dedicò una delle sue strade più importanti.
Pagano ha ricordato che, dai documenti dell’epoca, risulta che il 5 febbraio furono fatti prigionieri altri partigiani, uccisi alcuni giorni dopo. Così ha ricostruito quanto accadde: “I quattro prigionieri si chiamavano Giuseppe Beltramone ‘Pisighin’, Giacomo Fossati ‘Ramoletto’, Angelo Gonella ‘Remo’ e Francesco Sanzone ‘Dich’”, tutti giovanissimi. La reazione popolare non mancò: “Tanti giovani di quelle zone del Cuneese entrarono a far parte della Brigata ‘Carando’ e della Brigata ‘Lanfranco’. Ottavia Barbè, la donna che aveva avvisato i fascisti in cambio di 30 mila lire, fu condannata per spionaggio dal Tribunale di Guerra della Brigata “Lanfranco” e giustiziata il 31 marzo 1945. I fascisti avevano dichiarato la propria guerra di civiltà, arrivò spietata la biblica risposta del contrappasso. Dopo la Liberazione Novena fu salvato dal linciaggio popolare dai partigiani. Condannato a morte dalla Corte d’Assise Straordinaria di Torino, poi all’ergastolo, fu amnistiato nel 1960”.
Alla serata, introdotta a nome dell’Anpi da Claudio Gallizio, hanno preso parte anche il sindaco di Bra Gianni Fogliato e la consigliera Marina Isu.

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