La Fondazione ISREC di Savona ricorda la figura di Ennio Carando. Lunedì 30 marzo presentazione del libro di Giorgio Pagano “Ennio Carando – Un filosofo nella Resistenza” palazzo Comunale di Savona
La Fondazione ISREC di Savona ricorda la figura di Ennio Carando
Lunedì 30 marzo al palazzo Comunale di Savona
presentazione del libro di Giorgio Pagano “Ennio Carando – Un filosofo nella Resistenza”.
La Fondazione ISREC – Istituto storico della Resistenza e dell’età Contemporanea “Umberto Scardaoni” ricorda la figura di Ennio Carando. Lunedì 30 marzo alle ore 17,30 in sala rossa nel palazzo comunale di Savona verrà presentato il libro uscito recentemente “Ennio Carando – un filoso nella Resistenza”. L’iniziativa patrocinata dal Comune di Savona, da ARCI e ANPI, vedrà la presenza dell’autore Giorgio Pagano.
La figura del filosofo Ennio Carando, già insegnante di grande spessore culturale e morale al liceo Chiabrera di Savona alla fine degli anni trenta del secolo scorso, è stata una figura centrale per la formazioni di studenti antifascisti. Formatosi a Torino e allievo dei maestri di filosofia morale Erminio Juvalta e Piero Martinetti, Carando insegnò a Modena, Cuneo e appunto a Savona e, dall’ottobre 1942, alla Spezia, al liceo classico Costa. Ovunque formò comunità di studenti che diventarono partigiani e furono al suo fianco negli anni della Resistenza. In particolare, alla Spezia Carando rappresentò il Pci nel Cln provinciale, di cui fu il trascinatore dal settembre 1943 al luglio 1944, quando il Comitato fu scoperto dai fascisti. Primo animatore e organizzatore del Cln spezzino e poi ispettore nelle Brigate Garibaldi in Piemonte, morto eroicamente il 5 febbraio del 1945 per mano fascista.
A coadiuvare l’autore nella presentazione vi saranno: Teresa Franca Ferrando – già preside del liceo Chiabrera e già presidente ISREC, Pino Raimondo e Giosiana Carrara – storica e già direttrice di ISREC.
Con la presentazione del libro dello storico Giorgio Pagano “Ennio Carando Un filosofo nella Resistenza”, la Fondazione ISREC – Istituto storico della Resistenza e dell’Età Contemporanea “Umberto Scardaoni” – ha ricordato la figura di Ennio Carando. L’iniziativa è stata patrocinata dal Comune di Savona, da ARCI e ANPI e ha coinvolto numerosi cittadini, tra i quali la preside del Liceo Chiabrera Cosimina Bercandino, che ha portato il suo saluto. Carando insegnò al Chiabrera dal 1938 al 1940, lasciando un segno indelebile nella formazione di molti studenti savonesi, molti dei quali diventarono partigiani e furono al suo fianco nella Resistenza.
L’incontro è stato introdotto, per la Fondazione ISREC, da Pino Raimondo, che si è soffermato su uno dei temi di fondo del libro: la “sostanziale estraneità al marxismo” e nel contempo la “coerente militanza comunista” di Carando, “conseguenza necessaria del suo impianto filosofico, derivato principalmente dal suo Maestro Piero Martinetti”. Raimondo ha poi sottolineato la capacità del professore di creare, in ogni scuola, “comunità socratiche” di insegnanti e studenti, grazie a “un metodo di insegnamento capace di risvegliare le coscienze”.
Secondo Giosiana Carrara – storica e già direttrice di ISREC – il libro di Pagano “intreccia tutte le fonti, i documenti, le testimonianze, un’infinità di lettere in gran parte inedite, e costruire una nuova biografia in una narrazione convincente, forte, che colpisce”. La relatrice ha poi evidenziato l’influenza su Carando del filosofo Erminio Juvalta, secondo cui “non c’è libertà senza tener conto della condizione storica e dell’appartenenza di classe”, e del filosofo Martinetti, che “mise al centro due temi: la corruzione nel mondo, e il mondo dei valori ad essa contrapposto, per cui vale la pena dare la vita”. Decisivo fu poi l’apporto del dirigente comunista torinese Luigi Capriolo, “non dogmatico e aperto al dialogo con i giovani”.
Teresa Franca Ferrando – già preside del liceo Chiabrera e già presidente ISREC – si è soffermata sul Carando partigiano: alla Spezia, dove insegnò dal 1942, Carando rappresentò il Pci nel Cln provinciale, di cui fu il trascinatore dal settembre 1943 al luglio 1944, quando il Comitato fu scoperto dai fascisti. Primo animatore e organizzatore del Cln spezzino e poi ispettore nelle Brigate Garibaldi in Piemonte, morì eroicamente il 5 febbraio del 1945 per mano fascista. Ferrando ha evidenziato come un pregio del libro “avere esaminato anche aspetti delicati, come la diffidenza nei confronti di Carando, intrisa di classismo e di sospetto verso gli intellettuali, dell’allora segretario della Federazione comunista Antonio Borgatti, che poi rovesciò completamente il suo giudizio, fino ad esagerarlo, nel dopoguerra”. Ferrando ha letto brani di testimonianze che evidenziano invece il ruolo chiave di Carando nella Resistenza, sia nel CLN spezzino sia in Piemonte, dove grande era “il suo ascendente nel mondo partigiano”.
Giorgio Pagano si è soffermato sulla centralità degli anni savonesi per la formazione antifascista di Carando: “dal 1938 al 1940 scrisse un testo di filosofia di cui ci sono rimasti alcuni brani, trascritti dall’amico filosofo Ludovico Geymonat, partecipò agli incontri antifascisti in casa di Geymonat a Torino e conobbe Capriolo, mentre frequentava intensamente Martinetti nel suo ritiro nel Canavesato”. La scelta di aderire al PCI maturò nel 1943, ma fu preparata in quegli anni. La scelta cadde sul Pci, ha sostenuto l’autore, “perché forza individuata come la più coerente e combattiva nella lotta al fascismo, anche – e forse soprattutto – perché rappresentante dell’URSS: agli occhi di larghe masse nel mondo l’URSS era l’elemento decisivo della sconfitta tedesca, per Carando e Geymonat la lotta titanica per la vita dell’URSS era una lotta martinettiana”.
Per Pagano Carando è per certi versi un pensatore inattuale ma anche molto attuale: “In questo mondo sempre più disumanizzato serve una politica che metta al primo posto la morale, servono intellettuali liberi dai potenti, servitori dell’emancipazione degli umili, con l’obiettivo etico-politico di fare degli ultimi e dei penultimi un popolo, intellettuali sanamente partigiani. E servono insegnanti capaci nell’arte maieutica fondata sul dialogo, nell’impegno alla formazione globale del giovane e nell’educazione delle menti all’analisi della complessità”. Per questo ha concluso: “Grazie Ennio, aiutaci ancora”.
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