“Io sono un operaio. Memoria di un maestro d’ascia diventato sindacalista” di Dino Grassi, Venerdì 27 febbraio ore 17 a Borgotaro
“Io sono un operaio. Memoria di un maestro d’ascia diventato sindacalista”
di Dino Grassi
Venerdì 27 febbraio ore 17.30
Borgotaro
Il libro di Dino Grassi “Io sono un operaio. Memoria di un maestro d’ascia diventato sindacalista” sarà presentato venerdì 27 febbraio alle ore 17,30 a Borgotaro (PR), nella sala Imbriani della Società di Mutuo Soccorso (via Corridoni 45).
Interverranno Giorgio Pagano, curatore del volume, e Andrea Rizzi, segretario generale Nidil CGIlL di Parma.
L’iniziativa è organizzata dal Comune di Borgotaro, dall’Unione dei Comuni della Val Taro e della Val Ceno e dalla SMS Matteo Imbriani.
Dino Grassi (1926-2023) è stato un operaio del Cantiere del Muggiano alla Spezia, per oltre dieci anni segretario della Commissione Interna. Fu poi consigliere regionale del PCI dal 1970 al 1980. In quella fase continuò a fare l’operaio.
Il libro è stato pubblicato da ETS edizioni nell’ambito della collana “Verba manent”, dedicata alle storie di donne e uomini testimoni del loro tempo, spesso impegnati a costruire un mondo più giusto e solidale.
La “memoria” annota la vita lavorativa di Grassi al Cantiere del Muggiano tra il 1940 e il 1980 del secolo scorso. Dai ricordi che mette su carta emerge l’esperienza di una persona, ma anche della comunità che lo accoglie, investita dai grandi eventi storici: il 25 luglio e l’8 settembre 1943; gli scioperi del 1944 e la Resistenza; la ricostruzione del paese e la rottura dell’unità sindacale; la restaurazione degli anni Cinquanta, la caduta del mito di Stalin, la progressiva riscossa operaia dai primi anni Sessanta, l’Autunno caldo e la successiva sconfitta. Alla Spezia, lungo il decennio che va dai primi anni Sessanta ai primi anni Settanta, fu epica la lotta per la salvezza del Cantiere del Muggiano.
La pubblicazione della “memoria” è stata curata da Giorgio Pagano, autore di un’intervista a Grassi e di una Postfazione che completano il libro.
In una fase di rimozione delle vicende del proletariato industriale, la “memoria” di Grassi, insieme all’intervista, ci invitano a indagare le storie di fabbrica e a recuperare la ricchezza politica e culturale allora prodotta, affinché non vada perduto un patrimonio che ancora ci può essere utile.
Il libro di Dino Grassi “Io sono un operaio. Memoria di un maestro d’ascia diventato sindacalista” è stato presentato venerdì 27 febbraio a Borgotaro (PR), nella sala Imbriani della Società di Mutuo Soccorso. Sono intervenuti Giorgio Pagano, curatore del volume e Andrea Rizzi, segretario generale Nidil CGIL di Parma e referente per Storia e memoria per il sindacato, introdotti da Martina Fortunati, assessore alla cultura del Comune di Borgotaro.
Per Rizzi il libro di Grassi “ci fa capire perché siamo una Repubblica fondata sul lavoro” grazie alle “lotte degli operai per abbattere il fascismo” e per “superare le condizioni bestiali del lavoro”. Colpiscono, nella memoria di Grassi, “l’umanità” e la “moralità” delle tante battaglie “contro gli infortuni e per dare dignità al lavoro”. La memoria – ha concluso Rizzi – “ci invita a riflettere su come è cambiato il mondo del lavoro ma anche sui tratti comuni di ieri e di oggi, per dare dignità al lavoro anche in futuro”.
Pagano ha tratteggiato la figura di Grassi, ricordando le sue riflessioni finali: “gli operai esistono e soffrono ancora, sono stati abbandonati e aspettano che ci sia chi torni a rappresentarli”. Il lavoro è oggi molto cambiato e diversificato rispetto ad allora, “ma è ancora connotato dall’essere, in tutti i casi, una merce”: ed è ciò che “mette in relazione tra loro tutti i lavori e spinge alla loro unificazione”.
Pagano ha concluso ringraziando Dino Grassi “perché grazie a questo libro, e alla campagna nata attorno al libro, abbiamo contribuito a sollevare una grande questione: la dignità e la libertà del lavoro oggi in Fincantieri”
Dino Grassi così ricorda il 1932, quando aveva sei anni:
“Poco dopo il “fischio” veniva snodandosi su per la salita che da Muggiano porta a Pozzuolo – e quindi Pugliola, Lerici, Sarzana, ecc. – un corteo di uomini lavati e riordinati negli abiti, a piedi molti, in bicicletta parecchi, che vociavano tra loro delle cose più diverse”.
Oggi – ha spiegato Pagano – “l’80% del valore di una nave è realizzato da ditte esterne. Tagliare i costi, lavoro al ribasso. Chi paga i conti è il lavoro vivo, in gran parte precario, in gran parte migrante. Sono bengalesi: non escono lavati e riordinati come nel 1932. Non hanno docce e stipetti. Salgono puzzolenti sugli autobus, scansati da tutti. O si affrontano questioni come queste o non c’è futuro per il sindacato, per la sinistra, per la democrazia”. E ha concluso:
“In Fincantieri c’è stato qualche tempo fa uno sciopero dopo le morti sul lavoro a Palermo. Gli operai migranti, non dipendenti da Fincantieri, hanno partecipato allo sciopero. E’ la prova che Dino Grassi aveva ragione: gli esseri umani in fusione tra loro possono sfidare l’ordine delle cose. L’uomo può essere uno schiavo, ma ha sempre una potenza in sé: la capacità di liberarsi dal padrone”.
Tra gli intervenuti, Paolo Spagnoli della segreteria della CGIL di Parma: “il libro di Dino Grassi entra nella biblioteca della nostra Camera del Lavoro, come lezione importante di politica, di sindacalismo, di vita”.
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