Presentazione di “Tra utopia e realismo. Appunti sul Sessantotto” – Venerdì 13 febbraio ore 16.30 a Pontremoli
9 Febbraio 2026 – 18:01

Presentazione di
“Tra utopia e realismo. Appunti sul Sessantotto”
Venerdì 13 febbraio ore 16.30
Pontremoli
Il libro “Tra utopia e realismo. Appunti sul Sessantotto” (ETS edizioni) sarà presentato venerdì 13 febbraio alle ore 16, 30 a Pontremoli (MS), …

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Gaetano Pesce, il grande designer del futuro e le occasioni perdute della città

a cura di in data 29 Gennaio 2025 – 10:59

Città della Spezia, 4 aprile 2024

Conobbi Gaetano Pesce quando ero sindaco. Era lo spezzino più famoso al mondo, insieme a Giancarlo Giannini. Quando glielo dissi mi raccontò che la sua attività artistica si era cimentata anche nel campo del teatro e del cinema. Nel 1967-68, infatti, Gaetano era un regista teatrale e cinematografico. Ma già negli anni Sessanta, a Padova, aveva dato vita al Gruppo N: erano quasi tutti, come lui, studenti di architettura a Venezia e si definivano “operatori visivi”. Il fruitore era parte attiva dell’opera. Tra neoavanguardia, provocazione culturale e Sessantotto, il gruppo fu una delle tante espressioni di un decennio straordinario: una babele di linguaggi e di culture, ad alto potenziale formativo. Gaetano ricordava che una delle loro installazioni si chiamava “Mostra del pane”: un fantomatico panettiere presentava il pane di sua produzione come fosse opera d’arte, per un solo giorno per esigenze di conservazione. Erano giovanissimi che volevano mettere in discussione l’opera d’arte e la figura dell’artista, consacrati all’ideale del bello, a un consumo elitario e alla mercificazione. Che condividevano la sede con il gruppo Potere Operaio ma esponevano anche al MoMa  di New York. E che ovviamente poi si divisero litigando sul futuro, come allora era prassi.

Il grande designer del futuro “prese forma” in quegli anni, come successe ad altri grandi artisti legati alla nostra terra: Michelangelo Pistoletto, tanto per fare un nome. Per tutta la vita il “sessantottino” Pesce continuò a sperimentare forme, materiali, colori. Geniale designer e architetto, fu anche urbanista. Il suo progetto di ricostruire la diga a forma di pesce era veramente ardito. Posso capire che non gli sia stato dato seguito, ma Spezia doveva continuare a coinvolgere Gaetano sul tema. Propose anche un progetto per gli oggetti di arredo urbano della città, pure in questo caso senza seguito. Per lui  – un artista le cui opere sono nelle collezioni permanenti dei musei più prestigiosi del mondo – nemmeno una mostra al CAMeC. Legato sentimentalmente alla città in cui era nato, era molto dispiaciuto per questo disinteresse. Ma ancora l’ultima volta che lo vidi, a Pietrasanta,  si  disse disponibile a collaborare, e lo scrissi su questo giornale: https://www.cittadellaspezia.com/2017/09/24/i-due-spezzini-pi-grandi-243028/. E me lo confermò in tutti i suoi messaggi successivi.

Una delle sue ultime opere è “L’Italia in croce”, un’opera provocatoria che critica l’attuale situazione del nostro Paese: la scultura consiste in un crocifisso al quale è appesa una sagoma sanguinante che riprende i confini della penisola. Ma l’Italia, che nella scultura di Gaetano richiama l’iconografia della Crocifissione, come Cristo ha la speranza di risorgere.

La sua lezione dovrebbe essere colta da una città che deve risorgere: tornare a immaginare, a meravigliarsi, a fermarsi a pensare per poter guardare il mondo con altri occhi.

Giorgio Pagano

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