Presentazione di “Ennio Carando. Un filosofo nella Resistenza” di Giorgio Pagano, sabato 16 maggio ore 17 a Moneglia
13 Maggio 2026 – 09:32

Presentazione di
“Ennio Carando. Un filosofo nella Resistenza”
di Giorgio Pagano
sabato 16 maggio ore 17
Moneglia
Sabato 16 maggio, alle ore 17, presso la Sala Consiliare del Palazzo Comunale di Moneglia sarà presentato il libro “Ennio Carando un filosofo …

Leggi articolo intero »
Crisi climatica e nuove politiche energetiche

Economia, società, politica: anticorpi alla crisi

Quale scuola per l’Italia

Religioni e politica

Ripensare il Mediterraneo un compito dell’Europa

Home » Economia, società, politica: anticorpi alla crisi

Aulla, Albiano, Filanda e Pallerone: la memoria delle distruzioni, il ricordo delle vittime, il coraggio della rinascita. Aulla 1° Dicembre 2024 – Intervento conclusivo di Giorgio Pagano

a cura di in data 27 Aprile 2026 – 21:10

Invito convegno Aulla – 1° dicembre 2024

Aulla, Albiano, Filanda e Pallerone: la memoria delle distruzioni, il ricordo delle vittime, il coraggio della rinascita
1° Dicembre 2024
Intervento di Giorgio Pagano

Oggi abbiamo ricordato una storia tragica: di libertà ma anche di lutti, di morti, di stragi di civili.
E’ una storia internazionale, non solo italiana.
E’ la storia della Seconda guerra mondiale: il primo devastante bombardamento fu per mano tedesca, si abbatté su Coventry, in Inghilterra.
All’attacco della Germania nazista seguì la risposta degli Alleati.
E’ la storia del Novecento: la iniziò l’Italia liberale, con i ripetuti lanci di granate sui villaggi libici, fra 1911 e 1912. Ci vantammo di essere arrivati per primi.
Poi venne la prima guerra mondiale, poi la guerra di Spagna, contro la Repubblica: il bombardamento di Guernica da parte degli arei tedeschi e italiani ne fu un simbolo. Prima ancora gli italiani bombardarono l’Etiopia.
Poi la Seconda guerra mondiale: dopo Coventry, Dresda, l’Italia – La Spezia e Aulla… – fino a Hiroshima e Nagasaki.
Finiva una guerra, si entrava nell’altra guerra: quella fredda, atomica. Per fortuna il bipolarismo finì in maniera incruenta. Ma nel mondo unipolare le bombe, mai scomparse nel periodo precedente – si pensi al Vietnam –, sono tornate: Kossovo, Iraq, Afghanistan, Libia, Ucraina e Russia, Gaza, Libano, Israele, Iran…
Guerre diverse? Intelligenti, chirurgiche? Ci dicevano e ci dicono così, ma non è vero.
La Seconda guerra mondiale fu vinta soprattutto nei cieli. L’Italia, imbevuta di bellicismo, era in realtà del tutto impreparata. Nei cieli più che altrove. Avevamo bombardato anche noi l’Inghilterra, all’inizio: ma eravamo troppo deboli, incapaci di contrastare le offensive aeree angloamericane.
I morti sotto le bombe furono 60 mila tra 1940 e 1945: oltre un quinto del totale delle vittime.
Un lutto amaro, anche perché gran parte degli italiani aveva creduto alla propaganda bellicista del regime.
L’unico modo per sfuggire alle bombe fu lo sfollamento, che ebbe caratteristiche di classe: le differenze tra chi possedeva e sfollava senza problemi, chi doveva restare a lavorare nelle città bombardate, chi doveva fare il pendolare…
Gli aerei alleati erano maledetti, ma anche attesi: i nemici erano i nazisti e i fascisti, terribili nella guerra di terra, nel corpo a corpo nei nostri villaggi, nei nostri monti… Sul Monte Barca, a Forno, a San Terenzo Monti…
L’Italia non aveva qualcosa da rimproverarsi? Certamente sì: la Libia, l’Etiopia, la Spagna, la guerra al fianco di Hitler.
E’ la drammatica complessità della storia della guerra mondiale contro il nazismo: che cosa sarebbe successo se avesse vinto Hitler? Quali tragedie avrebbe conosciuto il mondo?
E dal cielo, dagli aerei alleati non venne forse anche del bene? Certamente sì: le missioni (come la Speedwell), i lanci ai partigiani, i volantini antifascisti e antinazisti.
Sono questioni delicate e dividenti.
Aulla conobbe, come Spezia, il dramma dal 1943. Si volevano colpire soprattutto i civili, per devastare il morale. Questo lo fecero dichiaratamente gli inglesi, che colpivano di notte, in modo indiscriminato. Gli americani colpivano di giorno, come ad Aulla. Non volevano colpire i civili, dicevano: ma lo fecero, perché usavano tecniche “di precisione” che non funzionavano affatto, come dimostra Aulla.
E comunque negli ultimi due anni vennero usate forze aeree così potenti da non poter non colpire anche i civili.
Il contraccolpo psicologico fu fortissimo: si sentiva che la guerra era perduta. L’Italia non la perse per gli aerei – o solo per gli aerei – ma certamente gli aerei accelerarono il crollo del fascismo, sia dal punto di vista militare che morale.
Su questo non c’è dubbio. I bombardamenti furono una delle cause centrali del crollo italiano: il popolo capì l’irresponsabilità della classe dirigente. A Roma, nel luglio 1944, fischiarono il duce e il re, non il papa. Il crollo morale fu causato dall’esperienza delle popolazioni sotto i bombardamenti: l’incapacità, l’inefficienza, la corruzione della classe dirigente… La differenza tra l’Inghilterra e noi è emblematica: come scrisse lo storico Marc Bloch, nella nazione in guerra emergono con tutta evidenza le caratteristiche culturali e strutturali delle élite dirigenti, già presenti nel tempo della pace.
La prima considerazione di fondo da fare è questa: i bombardamenti furono il prodotto delle scelte di guerra fatte dal fascismo e le vittime furono dovute alla impreparazione del regime nella difesa della popolazione. Lo storico Nicola Labanca ha giustamente criticato la “prospettiva vittimistico-comunitaria” perché rischia “di far scomparire dall’orizzonte degli italiani la propaganda bellicista del regime, i bombardamenti fascisti, la guerra d’aggressione”.
La seconda considerazione riguarda il fatto che con i bombardamenti gli Alleati volevano colpire – come ho già detto in riferimento ad Aulla – anche i civili, per devastare il loro morale. Il contraccolpo psicologico fu fortissimo: si sentiva che la guerra era perduta. Furono attacchi terroristici, che arrivarono dopo le analoghe azioni italiane su Gran Bretagna, Grecia e Malta, che avevano colpito indiscriminatamente la popolazione.
C’è, infine, una terza considerazione da fare. Come ha scritto la storica Gabriella Gribaudi:
“Il rifiuto di mettere in discussione l’arma aerea ha avuto conseguenze drammatiche: dalla seconda guerra mondiale in poi l’uso massiccio dei bombardieri ha caratterizzato tutti i conflitti armati, e a farne le spese è stata soprattutto la popolazione civile”.
Le vittime civili sono ormai l’80-90% delle vittime totali. La legittimità dei bombardamenti è entrata nel senso comune.
Dobbiamo riflettere. Qualcosa cambiò nel corso della Seconda guerra mondiale. Consideriamo la lunga distanza che separa la formulazione della Carta Atlantica dell’agosto 1941, tutta incentrata su principi di ordine etico, dalla catastrofe di Hiroshima (agosto 1945). Cade progressivamente ogni opposizione etica al bombardamento terroristico.
Leggiamo gli scritti “Sulla guerra” di Simone Weil. Il saggio sull’Iliade del 1939-1940 gravita attorno alla tesi secondo cui “la forza è ciò che rende chiunque le sia sottomesso una cosa”. La trasformazione degli uomini in cose riguarda sia le vittime che i perpetratori della violenza. Ettore e Achille sono a eguale titolo strumenti passivi dell’esercizio della forza. “Si maneggi la forza o se ne sia feriti, in ogni modo il suo contatto pietrifica e trasforma un uomo in cosa. Merita il nome di ‘bene’ solo ciò che sfugge a questo contatto”. Siamo davanti a una chiara premonizione dell’abisso in cui sta precipitando la civiltà europea.
L’idea che non ci siano fini scindibili dai mezzi, si prospetta oggi non solo come criterio di giudizio morale, ma anche come imprescindibile metro di valutazione storica.
In fondo che cos’è l’articolo 11 della Costituzione, con quel termine così forte, “ripudiare”, se non la conseguenza della solenne condanna della guerra maturata dolorosamente nella transizione al postfascismo?
Il ricordo dei bombardamenti di Aulla ci fa dunque riflettere sulla guerra, in una fase storica in cui la guerra torna a fare paura e riemergono dal fondo della storia forze brutali e imprevedibili delle quali si era quasi persa memoria.
Si è riabilitata la guerra. Sembrava che la guerra fosse diventata tecnologica, intelligente, chirurgica, molto meno sporca. I fatti ci dimostrano che non è così. E’ sempre la guerra di una volta. Sono sempre i bombardamenti di una volta. Senza l’atomica, ma per quanto ancora? Dobbiamo riacquistare con urgenza il senso della pace.
E dobbiamo comprendere che resta saldo “il fondamentale principio della obbligatorietà per il militare di eseguire soltanto gli ordini legittimi e di non eseguire quelli manifestamente criminosi”, come ha scritto il magistrato militare Marco De Paolis a proposito delle stragi naziste.
Che cosa emerge dai processi contro i nazisti colpevoli delle stragi? La grandissima parte dei collaboratori accettò gli ordini. Alcuni ufficiali li accolsero con ripugnanza o protestarono. Pochi disertarono. Ci fu qualche comportamento più umano. Significa che c’è sempre una responsabilità personale, che si può sempre dire no. Successe anche alle Fosse Ardeatine e a Cefalonia. De Paolis cita la scelta del caporale della Wehrmacht Josef Vogt, che a San Polo di Arezzo, il 14 luglio 1944, disse al maresciallo che gli aveva ordinato di uccidere con un colpo alla testa 48 civili: “La mia pistola non è fatta per questo”. E cita la testimonianza di Fernando Piretti al processo di La Spezia del 2006 sul soldato che a Cerpiano, a Montesole, “si è rifiutato di sparare […] lui non si sentiva di di sparare”.
Il tema della responsabilità personale è un tema chiave. Dopo “l’armadio della vergogna” i processi riaperti dalla Procura Militare della Spezia hanno messo un punto fermo sulle responsabilità.
La novità introdotta è stata questa: non bisogna limitarsi a giudicare soltanto i comandanti, vanno giudicati anche tutti i collaboratori e gli esecutori materiali. Ecco il tema della responsabilità personale.
Dobbiamo batterci contro ogni guerra. E dobbiamo batterci, di fronte a situazioni di guerra, contro i crimini di guerra e perché crescano i disobbedienti, uomini in grado di far ricorso al sentimento di umanità, all’opposizione etica al terrorismo. Un sentimento di umanità, un’opposizione etica che oggi purtroppo non percepiamo a Gaza, in Libano, in Russia, in Ucraina. Non a caso è intervenuta la Corte Penale Internazionale. “Uccidere tutti” è un ordine manifestamente criminale, che il militare ha il dovere di non rispettare. Non è vero che i problemi si risolvono con la guerra. E non è vero che “in guerra tutto è permesso”.

Giorgio Pagano

Popularity: 1%