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Don Severino Dianich e Debora Spini a confronto sulla libertà religiosa

a cura di in data 15 Gennaio 2013 – 11:55Nessun commento

DON SEVERINO DIANICH E DEBORA SPINI A CONFRONTO SULLA LIBERTA’ RELIGIOSA   MARTEDI’ 22 GENNAIO ORE 17 AL CAMEC

L’Associazione Culturale Mediterraneo organizza, per il ciclo “Religioni e politica”, l’incontro sul tema “Per la libertà religiosa”, che si terrà al CAMeC di piazza Battisti martedì 22 gennaio alle ore 17. Interverranno don Severino Dianich, Vicario episcopale per la cultura e l’università della Diocesi di Pisa, e Debora Spini, docente alla Syracuse University Florence e membro della Chiesa evangelica valdese.
L’incontro si tiene a cinquant’anni dal Concilio Vaticano II, che aprì una fase nuova di accostamento della Chiesa cattolica ai problemi dell’ordinamento della società civile. In particolare, con l’approvazione della Dignitatis Humanae, la Dichiarazione conciliare sulla libertà religiosa, l’esperienza di fede non è più vissuta solo in rapporto ad alcune verità o ad alcune leggi morali, globalmente intese, bensì come un rapporto personale privilegiato di ciascuno con Dio. La Dichiarazione sottolinea come sia necessario il riconoscimento del valore della coscienza e della responsabilità personale e l’affermazione del diritto alla libertà religiosa, individuale e delle comunità, diritto che trova la sua fondazione sulla dignità della persona. Con il Concilio la Chiesa cattolica riconosce con chiarezza che la società liberale, pluralista, democratica, è in grado di favorire al meglio la responsabilità di ogni coscienza nella ricerca della verità e ricorda che il messaggio evangelico non deve essere imposto ma proposto alla libertà di coscienza. Nell’insegnamento di Gesù e del suo Vangelo è evidente il riconoscimento della dignità della persona e della sua libertà.
L’incontro affronterà il tema di una legge sulla libertà religiosa, progetto da tempo all’attenzione del nostro Parlamento ma che non ha ancora trovato la sua realizzazione. Eppure essa darebbe attuazione alla Costituzione, sarebbe coerente con il Concilio e darebbe risposta alla giuste richieste delle altre confessioni religiose presenti nel nostro Paese, tra cui quella protestante. Un tema caro alla storiografia protestante è proprio quello della “mancata Riforma” in Italia, che significa anche mancata separazione tra Stato e Chiesa. La Chiesa cattolica attualmente gestisce i suoi rapporti con lo Stato italiano in un regime concordatario.
In vista di una nuova legislatura, infine, il tema della libertà religiosa si presta a interrogarci su come stiamo gestendo questioni di rilevanza collettiva legati all’inizio e alla fine della vita: religioni e politica, su questi temi, si intrecciano molto nella nostra Italia.

Per informazioni sulle precedenti iniziative dell’Associazione visitare il sito www.associazioneculturalemediterraneo.com

L’Associazione Culturale Mediterraneo ha organizzato, per il ciclo “Religioni e politica”, l’incontro sul tema “Per la libertà religiosa”, tenutosi al CAMeC martedì 22 gennaio. Introdotti da Franca Landi, del Consiglio Direttivo dell’Associazione, sono intervenuti don Severino Dianich, Vicario episcopale per la cultura e l’università della Diocesi di Pisa, e Debora Spini, docente alla Syracuse University Florence e membro della Chiesa evangelica valdese.
Sono passati cinquant’anni, ha osservato Franca Landi, dal Concilio Vaticano II, che aprì una fase nuova di accostamento della Chiesa cattolica ai problemi dell’ordinamento della società civile. La Landi si è riferita in particolare all’approvazione della Dignitatis Humanae, la Dichiarazione conciliare sulla libertà religiosa: “il documento, secondo Papa Giovanni Paolo II, più rivoluzionario del Concilio, perché mette al centro la dignità della persona e considera la fede come un rapporto personale con Dio”. Oggi, ha aggiunto,”occorre superare inammissibili ritardi e procedere a intese legislative che riconoscano la libertà religiosa”.
Don Dianich ha convenuto sul carattere di svolta del Concilio: “una svolta di cui la Chiesa aveva bisogno, rispetto a una tradizione che viene dalla Bibbia e che mette al centro il collettivo e non la persona”. Il teologo cattolico ha così proseguito: “il Cristianesimo si è a lungo saldato con il potere, solo a fine ‘800 ha riconosciuto il principio della tolleranza, che non è ancora la libertà religiosa”. La svolta si impone con la democrazia, e grazie alla spinta dei Vescovi non europei: con il Concilio “l’errore ha gli stessi diritti della verità, la libertà di coscienza è inviolabile, l’uomo può volgersi al bene solo nella libertà”. Per don Dianich occorre una legge sulla libertà religiosa, e “l’opposizione ad essa da parte della Conferenza Episcopale non appare coerente con il Concilio”; ma, al di là della legge, “il problema è la cultura, la mentalità diffusa, come dimostra per esempio l’ostilità di molti a realizzare moschee per i musulmani, che sono sempre più numerosi nelle nostre società”.
Molte le convergenze con Dianich da parte della studiosa di religione protestante Debora Spini, che ha rivendicato “il valore fondante della laicità”, che “è nel Dna dei protestanti”. Vanno garantiti “la libertà di coscienza, il diritto dell’individuo, la divisione tra religione e potere politico”, ma c’è bisogno di qualcosa di più: “il riconoscimento reciproco, la relazione dialettica tra identità diverse”. Da questo punto di vista, ha proseguito, il problema principale è il rapporto con l’Islam: ma “non c’è altra prospettiva che l’accettazione coraggiosa e gioiosa della differenza per arricchire la democrazia”. L’auspicio finale di entrambi i relatori, dopo l’ampio dibattito con il numeroso pubblico presente, è stato quello del dialogo e dell’integrazione tra tutte le religioni e tendenze etiche, comprese quelle dei non credenti, per costruire, nelle differenze ma insieme, il bene comune.

E’ possibile scaricare tutto il materiale in formato .ZIP dal seguente link:

Incontro con Don Severino Dianich e Debora Spini

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