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Settantamila disoccupati la sfida ligure per il 2014

a cura di in data 3 Gennaio 2014 – 10:48Nessun commento

Repubblica – Il Lavoro – 31 dicembre 2013 – I dati Istat sull’occupazione in Liguria ci squadernano una realtà drammatica: oltre 70.000 disoccupati, in gran parte giovani (il tasso di disoccupazione della fascia 15-24 anni supera il 30%). E’ il banco di prova più duro per la classe dirigente regionale, insieme alla crisi ambientale. Certo, serve innanzitutto una svolta nazionale. Che parta da un dato: la teoria secondo cui per aumentare l’occupazione occorre maggiore flessibilità è fallita, lo dimostrano i fatti. Dal 2012 le nuove assunzioni sono per l’80% di carattere temporaneo, ma i contratti precari che cessano sono più numerosi di quelli attivati. La disoccupazione, dunque, non può non essere ricondotta soprattutto a un’insufficiente domanda di lavoro. Ed è impossibile che possa essere curata intervenendo dal lato dell’offerta. Ma come intervenire dal lato della domanda? Serve combattere le diseguaglianze, chiedere un contributo ai ricchi diventati in questi anni sempre più ricchi, finanziare un Piano per il lavoro che crei lavoro utile e stabile. E’ la lezione del New Deal americano, valida ancora oggi. Adeguandola ai tempi, come propone Pierre Carniti nel suo prezioso libretto “La risacca”: avviare il maggior numero possibile di start up, cioè di nuove microimprese, soprattutto nei settori più creativi e innovativi, compreso quello artigianale; attivare un “servizio civile obbligatorio” per tutti i giovani dai 20 ai 25 anni, da svolgersi in attività socialmente utili; sviluppare nuove esperienze di “lavoro associato e solidale”, cioè autogestito e/o cooperativo. Al nuovo New Deal andrebbe accompagnata una politica di riduzione degli orari e di ridistribuzione del lavoro che c’è tra tutti coloro che vogliono lavorare: se solo allineassimo i nostri orari a quelli della zona euro l’occupazione aumenterebbe del 12%. Una scelta niente affatto sconvolgente, perché ampiamente seguita anche in Italia per oltre un secolo e mezzo, ma ora abbandonata da un establishment pigro e conservatore: il nostro orario annuo è del 23% superiore a quello di Francia, Germania e Olanda -il che significa 4 milioni di posti di lavoro in meno- ma noi siamo l’unico Paese europeo dove l’ora di straordinario costa meno dell’ora ordinaria! 

Che possono fare, per anticipare questa svolta, le Regioni? Nulla per la riduzione degli orari, molto per un nuovo New Deal. Un tentativo meritevole di riflessione è stato fatto dalla Regione Toscana, che dal giugno 2011 ha investito 400 milioni di euro nel progetto “Giovanisì”. Qualche esempio: incentivi alla creazione di imprese per la fascia 18-40 anni, con misure ad hoc per le imprese agricole; incentivi alle imprese che assumono giovani, agli apprendisti, ai lavoratori atipici; avvio del “servizio civile regionale” nei campi della sanità, dell’ambiente, dell’istruzione, della cultura, dell’aiuto alle persone, della protezione civile, con contributi individuali di 433 € mensili per un anno; opportunità per studio e formazione, anche all’estero; obbligatorietà per le aziende a rimborsare i tirocini di almeno 500 €, cofinanziati dalla Regione per 300 €, e incentivo di 8.000 € alle aziende che assumono un giovane con un contratto a tempo indeterminato, di 4.000 in caso di contratto a tempo determinato di almeno due anni. La Regione Liguria non parte da zero: ha un “Progetto Giovani” che si muove in questa direzione, e che potrebbe essere arricchito con queste e altre misure. Per esempio con una legge sull’ “economia solidale”, che era nel programma di Claudio Burlando. Insomma: cercare di rispondere alle esigenze e ai desideri dei giovani non è impossibile.

Giorgio Pagano

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