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Ripartire dalle eccellenze serve una nuova politica per il turismo regionale

a cura di in data 31 Ottobre 2013 – 14:02Nessun commento

La Repubblica – Il Lavoro – 31 Ottobre 2013 – L’indagine “La Liguria sui mercati dell’intermediazione internazionale”, redatta dall’Osservatorio Turistico della Liguria, fornisce molti spunti per la “rotta” del turismo nella nostra regione. I fenomeni di fondo sono noti: la Liguria ha perso un milione di visitatori dal 2000 ad oggi, e -con un mercato italiano in crisi profonda da qualche anno- il futuro sta nel mercato estero. Chi non attrae turisti stranieri è in crisi, mentre sta molto meglio chi li attrae, come la provincia della Spezia, dove la quota di turisti stranieri è già oltre il 50% (nel resto della regione è al 35%).

L’indagine si sofferma sul turismo organizzato, che rappresenta una fetta significativa delle presenze turistiche straniere in Liguria: il 23% (era il 16,8% nel 2012). Vengono analizzati i livelli di commercializzazione e attrattività della Liguria, delle sue province e dei suoi prodotti turistici, sui mercati di Europa, Stati Uniti, Canada, Giappone, India, Corea, Australia, Brasile, Cina e Argentina. Mercati a due velocità: in tenuta in Europa, in crescita accelerata nel resto del mondo. L’Italia è la più richiesta dalla clientela, ed è identificata con il binomio cultura-enogastronomia, con la bellezza del suo patrimonio naturalistico-ambientale e con lo “stile di vita”. La Liguria è la decima regione italiana più venduta: Spezia è la provincia più venduta (80%), seguita da Genova (25%), Imperia (18%) e Savona (5%). Il boom spezzino (+ 13% sul 2012) deriva innanzitutto dal turismo balneare in simbiosi con quello “dei sentieri e dei sapori”, in particolare delle Cinque Terre; e poi dal nuovo fascino della città, che è diventata il primo Comune della provincia per presenze turistiche. Se scorriamo le pagine dei depliant dei tour operators, vediamo le Cinque Terre abbinate alla città, a Lerici e Portovenere, all’Alta Via dei Monti Liguri: è il cosiddetto “turismo attivo”, attratto da un’offerta legata all’identità culturale e ambientale del territorio, che deve caratterizzarsi sempre più per la qualità.
L’insegnamento dell’indagine è chiaro: puntare in tutta la Liguria sul “turismo attivo”, e attrarre sempre più la clientela straniera. A Spezia non ci sono ancora i cinesi e i russi (ma questi ultimi sono già a Genova e a Imperia). Il problema del trasporto aereo è decisivo: a Spezia i turisti arrivano da Milano e Pisa, non da Genova. Il suo aeroporto potrebbe essere l’hub per chi proviene da Germania e Scandinavia, ma deve innanzitutto migliorare i collegamenti con la città e la ferrovia, oggi troppo carenti.
L’altro ragionamento da fare è sulla “governance” del sistema. A Spezia stanno funzionando i Sistemi Turistici Locali: non solo pubblico ma anche privato, non solo promozione ma anche commercializzazione del prodotto. Ma da Genova a Ventimiglia questi strumenti neppure esistono. La “filosofia” che fu delle APT non serve più. E quindi non servono gli enti pubblici che si limitano alla promozione. C’è materia per una grande riflessione culturale e politica della Regione: la prospettiva di crescita del settore c’è, ma va guidata con spirito attento ai grandi cambiamenti in atto.

Giorgio Pagano

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