Dal Sessantotto ai giorni nostri
13 Aprile 2021 – 21:34

Intervista di Fabio Lugarini a Giorgio Pagano sul secondo volume di “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia”Città della Spezia, 3-4-5 aprile 2021
Partendo dalla lettura del secondo …

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La Liguria mobilitata contro il seme del razzismo

a cura di in data 27 Dicembre 2011 – 10:20Nessun commento

La  Repubblica – Il  Lavoro – 21 dicembre 2011 – Sabato, a Genova, il ministro Andrea Riccardi ha abbracciato gli immigrati. E ha detto parole importanti: “Pericoloso predicare il disprezzo”. In questi giorni penso spesso a luoghi a me cari come i mercatini di Firenze, ai senegalesi e ai loro tappetini e borsoni… E ai miei amici senegalesi spezzini, gran lavoratori del commercio e delle fabbriche, alcuni poeti e artisti, sempre in attesa di un permesso, di una licenza, di qualche certezza di poter spedire pochi euro al mese alla moglie o alla madre. I loro morti sono i nostri morti. Dobbiamo prendere brutalmente coscienza di ciò che è accaduto. Quando, come a Firenze, la follia si tinge di ideologia, allora non siamo più al gesto isolato di un malato di mente, ma al virus razzista e dell’odio etnico che ha  contagiato a poco a poco i modi di pensare e i comportamenti di tanti. “Si comincia con l’approvare, poi con l’imitare”, ha scritto sul Messaggero Sergio Givone. Un rapporto sul razzismo in Italia ha denunciato la diffusione di tendenze razziste nel 51% dei cittadini: vuol dire che non siamo del tutto immuni dal pericolo che tornino gli orrori del Novecento. Ce lo dice anche il tentato pogrom di massa dei rom a Torino, provocato dalla povera fantasia di una sedicenne.

Che cosa ci è successo? Quali processi culturali stanno passando quasi sotto pelle? L’immigrato viene visto come nemico, il rom come stupratore: ecco l’aria che si respira. Gli emendamenti antimigranti presentati dalla Lega in Parlamento alla manovra Monti sono illuminanti: il razzismo è anche nelle istituzioni. Le politiche di integrazione e di accoglienza sostanzialmente non esistono, sono lasciate all’impegno civico degli insegnanti nelle scuole e dei volontari nei quartieri. Eppure gli immigrati regolari sono 5 milioni, nella stragrande maggioranza persone per bene, e contribuiscono, con l’11% del Pil, alla ricchezza nazionale. Libri come “Grazie” di Riccardo Staglianò e film come “Cose dell’altro mondo” di Francesco Patierno hanno spiegato che l’Italia, senza di loro, si fermerebbe. Che l’assistenza o l’edilizia crollerebbero ormai lo sanno tutti. Pochi, invece, sanno che gli immigrati versano il 4% di tutte le entrate Inps, una cifra altissima rispetto a ciò che ricevono.

Se il razzismo non è più un tabù, la risposta sta in una controffensiva culturale. Non a caso il neonato coordinamento delle associazioni culturali liguri ha deciso che il suo primo impegno sia  la raccolta di firme per due proposte di legge di iniziativa popolare: una prevede che i bambini nati in Italia da genitori immigrati regolari acquistino la cittadinanza alla nascita, l’altra introduce il diritto di voto alle elezioni amministrative agli immigrati regolarmente presenti in Italia da 5 anni. La prima proposta, in particolare, è decisiva: mezzo milioni di minori sono apolidi, senza patria, con tutte le restrizioni del caso e con conseguenze gravose in ragazzi impegnati a costruire la propria identità. Dobbiamo dare una risposta positiva al loro desiderio di appartenenza e di essere a tutti gli effetti italiani, se vogliamo che questa grande risorsa umana -il 14% dei nati ogni anno- si impegni lealmente per l’Italia. L’esclusione genera rancore, l’inclusione dà fiducia e coesione.

Giorgio Pagano

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