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Il Nord Africa un’opportunità tutta da scoprire

a cura di in data 29 Luglio 2013 – 16:23Nessun commento

La Repubblica – Il Lavoro – 23 Luglio 2013 – Lo studio dell’International Trade Observatory spiega che, nonostante la vicinanza geografica, i Paesi del Nord Africa e quelli che si affacciano sul Golfo Persico valgono per l’Italia appena l’8% del totale delle esportazioni. E denuncia il nostro ritardo rispetto ad altri Paesi, che si stanno muovendo più di noi. Eppure le nostre imprese possono reagire alla crisi solo se diventano capaci di andare all’estero, come è emerso dal Salone dell’internazionalizzazione organizzato da Unioncamere a Genova. Ma le imprese liguri che lo fanno sono troppo poche: circa 5.000, il 3,2% delle imprese attive. Il valore delle esportazioni liguri è di 6,9 miliardi, pari all’1,8% dell’export nazionale. Si può fare di più solo se anche le imprese più piccole, la grande maggioranza, ci provano, e se sono supportate dalle istituzioni: con la creazione di reti e aggregazioni, di strumenti e di servizi. E’ questione di risorse, certo: ma soprattutto risorse umane, qualificate e formate (gli “export manager”).

Anche al Salone, però, Nord Africa e Africa in genere sono stati i grandi assenti (a parte Emirati, Sudafrica e Tunisia). Eppure il continente nero, nonostante tutto, si muove. Non solo il Nord Africa. Uno studio della Ong britannica One rivela dati molto interessanti: il dimezzamento della popolazione che vive in condizioni di povertà estrema dal 43% del 1990 al 21% del 2010; il decremento della mortalità infantile da 9,6 a 2,7 milioni di decessi; la riduzione di 1/4 delle morti per malaria; e il drammatico ritardo, in questo contesto, dell’Africa sub sahariana. Che è nello stesso tempo sempre più ricca e sempre più povera, come spiega il Fondo Monetario: nel 2013 si prevede in questi Paesi un aumento medio del Pil del 5,6%, ma quasi una persona su due vive in condizioni di povertà estrema (il dato dell’Indice di sviluppo umano elaborato dall’Onu vede l’Africa sub sahariana nelle ultime posizioni). Numeri che inducono a riflettere sul modello di sviluppo che si sta realizzando nella regione, la conquista “neocoloniale” da parte della Cina e di altre potenze emergenti. L’Africa è dunque una realtà da decifrare nei chiaroscuri delle sue enormi diseguaglianze, tra Paese e Paese e all’interno di ogni Paese. E anche nei chiaroscuri di una presenza degli investimenti esteri che è motivo sia di crescita sia del suo opposto: perché i cinesi e gli altri Paesi Brics spesso si portano da casa i loro operai, oppure non pagano le tasse.
C’è un altro modo di fare impresa in Africa? Sì, ed è quello che potrebbe caratterizzare le imprese italiane e liguri: il partenariato, cioè la partnership tra imprese nostre e loro, la possibilità per le nostre imprese di fare business ma anche di trasferire know how, tecnologie, esperienze di gestione e formazione del tessuto imprenditoriale alle imprese africane. E’quello che i governanti africani chiedono al nostro Paese tramite i soli italiani che incontrano: i cooperanti. Da qui l’idea, portata avanti dall’associazione Januaforum di concerto con la Regione Liguria, di coniugare dono e investimento, sostegno allo sviluppo e affari, per un rafforzamento reciproco di settori e mondi che finora quasi non si sono parlati. La parola d’ordine dovrebbe essere: andiamo in ogni Paese africano con ”programmi quadro” strategici e insieme operativi, che vedano convergere ambasciate, Ong, Regioni e enti locali, Camere di Commercio, imprese. Oggi l’Italia, semplicemente, in Africa non c’è, a parte le Ong. La Liguria, per la sua collocazione geografica, potrebbe fare da battistrada a questo grande progetto. Nell’interesse nostro e loro.

Giorgio Pagano

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