Dal Sessantotto ai giorni nostri
13 Aprile 2021 – 21:34

Intervista di Fabio Lugarini a Giorgio Pagano sul secondo volume di “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia”Città della Spezia, 3-4-5 aprile 2021
Partendo dalla lettura del secondo …

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Gli universitari e gli stage all’estero, la ricetta giusta è imparare per tornare

a cura di in data 2 Settembre 2014 – 11:00Nessun commento

La Repubblica – Il Lavoro, 25 Agosto 2014 – Sono sempre di più le competenze e i saperi a fare la ricchezza di un territorio. Ecco perché Genova e la Liguria devono attrarre giovani studenti, ricercatori, lavoratori. Qualcosa si muove, racconta su Repubblica Michela Bompani nell’articolo “La svolta dell’Università, caccia agli studenti stranieri con 61 corsi in inglese”. Bene, ma la scommessa sul rapporto lavoro-conoscenza e sui giovani talenti passa non solo attraverso l’iniziativa perché vengano da noi giovani di altri Paesi, ma anche attraverso l’iniziativa rivolta a chi, genovese e ligure, parte per altri lidi. Non mi piace il termine “fuga dei cervelli”, perché è una semplificazione mediatica che non aiuta a capire di che cosa si parla. Se c’è un aspetto positivo della globalizzazione, è aver reso accessibile il mondo: è utile, oltre che inevitabile, che i giovani liguri vadano a formarsi o a lavorare all’estero. L’importante è che abbiano la possibilità di tornare, per portare nella loro terra le competenze acquisite. Ecco perché mi ha colpito il progetto della Regione Lazio “Torno subito”.

Con un finanziamento europeo di 5,4 milioni sono già stati selezionati i 500 giovani del primo bando: laureati e laureandi del Lazio a cui è stata data la possibilità di scegliersi un’impresa, un’istituzione universitaria o un centro di ricerca, localizzati ovunque in Italia o nel mondo, presso cui non solo fare un’esperienza di lavoro e acquisire conoscenze, ma anche tessere reti lunghe da riannodare al territorio di partenza in una seconda fase. Come ha notato il sociologo Aldo Bonomi, “è un modo intelligente per mettersi in mezzo a quella che altrimenti è per molti giovani la scelta secca tra l’uscire senza sapere se e quando tornare e il rimaner sospeso in quel limbo di disoccupazione con conoscenza che caratterizza un’ampia fascia della popolazione giovanile”. Insomma: uno strumento innovativo per favorire la creazione di opportunità per un inserimento lavorativo qualificato e duraturo all’interno del tessuto produttivo del territorio di partenza. Nel concreto: oltre al biglietto di andata e ritorno i giovani riceveranno una borsa di studio lavoro, differenziata per località (1200 euro per chi va negli Usa, 1000 per chi va in Danimarca, 800 per chi va a Milano…), che serviranno a coprire le spese per un massimo di 8 mesi. Al loro ritorno nel Lazio avranno un reddito da cittadino in formazione per 4 mesi di inserimento lavorativo, per reimpiegare nel territorio regionale il sapere acquisito altrove.

E’ importante che sia stato previsto di finanziare progetti ideati e realizzati dagli studenti/laureati stessi, in collaborazione con organizzazioni pubbliche e private. Una bella novità: i giovani hanno seguito le loro passioni, e la formazione, per una volta, si è adeguata alle volontà e alle proposte di chi deve essere formato. E per il lavoro non ci saranno raccomandazioni! Forse così, con un intreccio di vocazione individuale e di ricostruzione comunitaria, si possono anche innescare degli sviluppi di nuova società e di nuova economia. C’è da sperarlo, perché gli ambiti tematici verso i quali si sono indirizzate le scelte dei vincitori del bando sono i temi del nuovo sviluppo che verrà: ambiente, beni culturali, cooperazione internazionale, sanità, architettura e ingegneria. Perché non replicare in Liguria questa bella storia di innovazione delle politiche pubbliche per la formazione dei giovani?

Giorgio Pagano

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