Presentazione di “Succedeva un secolo fa. La sinistra e il fascismo in Italia e in Liguria. 1918-1925” di Roberto Speciale. Giovedì 26 maggio ore 17.30 al centro sociale anziani di Piazza Brin
21 Maggio 2022 – 12:24

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Waterfront, quante nebbie

a cura di in data 23 Settembre 2014 – 09:15Nessun commento

La Nazione, 18 settembre 2014 – Da oltre vent’anni il waterfront è il vero “tema collettivo” del progetto di nuova città, l’emblema di una trasformazione storica di Spezia, da militare a turistica. Ecco perché incertezze e ritardi preoccupano. Ho riletto il dibattito pubblicato dalla Nazione nei mesi scorsi ed è complicato capire come stanno realmente le cose. Il Sindaco, nei suoi interventi, in sostanza ha sostenuto questa tesi: per lo spostamento del fascio dei binari occorre troppo tempo, liberiamo però tutti gli altri spazi di calata Paita già nel 2015 spostando la Speter sul lato di ponente del molo Garibaldi, dove oggi accostano le navi da crociera e dove ci sono i silos in demolizione; la zona rimarrebbe in uso al porto fino all’ampliamento del Garibaldi a levante; poi tornerebbe al crocierismo; nel frattempo le navi da crociera approderebbero alla Paita, senza occuparla tutta e lasciando spazio a una struttura culturale; nel 2017 gli approdi crocieristici sarebbero tre: Garibaldi, Paita e, se possibile, la banchina di levante del molo Italia, da realizzare subito; il molo previsto dal progetto Llavador in calata Paita può aspettare, perché costoso.

Questa, in sintesi, la risposta del Presidente dell’Autorità Portuale: la priorità è attrezzare il Garibaldi per l’ormeggio contemporaneo di due navi da crociera, entro il 2016; tra 2016 e 2017 ultimazione e allargamento del Garibaldi a levante, trasferimento della Speter e realizzazione del nuovo fascio di binari e della stazione marittima alla Paita. Il Comitato Portuale di fine luglio, presente il Comune, ha approvato questa linea. Ho letto che si è parlato anche di riempire lo spazio tra Garibaldi e calata Artom per permettere lo sgombero della Paita.

Le domande si affollano. Il “dito” di 120 metri sul Garibaldi per il doppio ormeggio è, credo, una variante al Piano Regolatore del Porto, come tale oggetto di approvazione da parte di tutti gli enti che hanno approvato il PRP in vigore. Tra l’altro è un intervento molto delicato dal punto di vista paesaggistico, cioè della veduta che si ha del golfo. Anche il riempimento della Artom non è previsto dal PRP, e richiede forse una variante. Non c’è il rischio di tempi molto lunghi, e quindi che le crociere arrivino al Garibaldi e che la Paita rimanga per chissà quanto tempo al porto? E’ vero che il Comitato Portuale ha deciso di fare una gara per la realizzazione della stazione crocieristica, ma non risulta che l’opera sia mai stata autorizzata dagli organi competenti: è un’altra variante al PRP, che necessita di una specifica Valutazione di impatto ambientale di competenza nazionale. Vi è, tra l’altro, una novità di cui occorre tener conto: è recente la nuova determinazione emanata dal Consiglio Superiore dei Lavori Pubblici, che mette fine all’uso a volte disinvolto in tema di pianificazione portuale quale quello di far passare per Adeguamento tecnico funzionale opere che sono in realtà vere e proprie varianti al PRP. Scorciatoie, quindi, non ce ne sono. Forse è per questo che si parla di redigere un nuovo PRP. A questo punto dobbiamo chiederci: quando Calata Paita sarà convertita in funzioni urbane e turistiche? Non c’è il rischio che il grande sogno del fronte a mare dal Lagora a San Cipriano stia svanendo?

Giorgio Pagano
Presidente dell’Associazione Culturale Mediterraneo

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