Presentazione di “Succedeva un secolo fa. La sinistra e il fascismo in Italia e in Liguria. 1918-1925” di Roberto Speciale. Giovedì 26 maggio ore 17.30 al centro sociale anziani di Piazza Brin
21 Maggio 2022 – 12:24

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Non vogliamo un “Arlecchino”

a cura di in data 16 Agosto 2014 – 10:04Nessun commento

La Nazione, 9 Agosto 2014 – Il dibattito aperto su La Nazione sulle relazioni economiche della provincia spezzina tocca un punto strategico per il nostro futuro. Gianfranco Bianchi e Aldo Sammartano, ma già prima Giorgio Bucchioni, riferendosi alle aggregazioni imminenti delle Camere di Commercio e delle associazioni provinciali di Confindustria, propongono di non orientarsi verso aggregazioni regionali, secondo logiche di natura prevalentemente amministrativa, ma di ricercare alleanze tra territori complementari in termini economici e infrastrutturali, Massa e Parma in primis. La tesi è fatta propria dal caporedattore Marzio Pelù: Spezia potrebbe rappresentare “l’economia del mare” delle terre a cavallo tra tre Regioni, Liguria, Toscana ed Emilia. Mentre Angelo Matellini ribadisce che le associazioni dovranno confrontarsi con le istituzioni delle Regioni di appartenenza, perché da lì derivano le leggi e le risorse. Nel frattempo apprendiamo che il Governo nazionale vuole, da un lato, aggregare la nostra Camera di Commercio a quelle liguri, e dall’altro lato, in un quadro di pianificazione strategica della portualità e della logistica, fondere le Autorità Portuali di Spezia e di Marina di Carrara (unico caso di accorpamento interregionale). Non solo: l’Asl spezzina, cioè un’azienda che fa capo alla Regione Liguria, propone, dato che il nuovo ospedale del Felettino da solo non reggerà, la strategia dell’alleanza sanitaria non con Chiavari ma con Massa.

La confusione regna grande sotto il cielo. Come uscirne? Innanzitutto rimarcando la tesi, contenuta nei piani strategici della città, secondo cui l’ambito territoriale vasto in cui integrare infrastrutture, economie e conoscenze è per Spezia, come dice il sociologo Aldo Bonomi, la “Geocomunità padana-tirrenica” (Parma, Cremona, Mantova, Verona…), e quindi l’asse con il Brennero. Certo, il tema dell’accorpamento delle attuali Regioni è ormai maturo: 20 “staterelli” hanno sempre meno senso. Ma intanto, finché c’è la Regione Liguria, Spezia deve farne parte con la capacità di promuovere partnerships verso Massa, Parma e il Brennero. E’ un ruolo che arricchisce la stessa Liguria, una Regione che può forse avere ancora un senso e una funzione solo se compone in un disegno unitario tutte le sue potenzialità e risorse, facendo leva su di esse per guardare sia al Nord e all’Europa che al Mediterraneo, aree rispetto alle quali svolge l’essenziale funzione di congiunzione. E’ un obbiettivo che obbliga Genova a diventare quel capoluogo di Regione che finora non è mai stata. Come dimostra, per esempio, il fatto che a Genova si parli solo di Terzo Valico e mai di Pontremolese.

Circa il che fare oggi, credo che la Regione Liguria debba aprire una discussione in provincia e un’interlocuzione con il Governo per puntare a soluzioni condivise e che abbiano una logica organica e unitaria: una provincia “arlecchino”, che ha un porto e un’Asl aggregati con la Toscana e una Camera di Commercio aggregata con la Liguria, corre il rischio di cadere, suo malgrado, nello strabismo e nella frammentazione. Il che non è nell’interesse né di Spezia né della Liguria.

Giorgio Pagano
Presidente dell’Associazione Culturale Mediterraneo

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