Dal Sessantotto ai giorni nostri
13 Aprile 2021 – 21:34

Intervista di Fabio Lugarini a Giorgio Pagano sul secondo volume di “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia”Città della Spezia, 3-4-5 aprile 2021
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Il golpe Borghese e le radici liguri dell’eversione

a cura di in data 13 Dicembre 2020 – 22:05Nessun commento

Il Secolo XIX, 7 dicembre 2020 – Il Principe Junio Valerio Borghese, Comandante della Decima Mas, dopo l’8 settembre 1943 si schierò a fianco dei nazifascisti. La Decima, il cui comando aveva sede alla Spezia, fu protagonista di feroci rappresaglie contro partigiani e civili. Nel dopoguerra Borghese fu condannato per collaborazionismo e amnistiato. Dal 1951 al 1953 fu Presidente nazionale del MSI.
Nel 1968 il “Principe Nero” diede vita a un nuovo partito con finalità golpiste, il Fronte nazionale, formato da reduci repubblichini e da esponenti delle organizzazioni neofasciste Ordine Nuovo e Avanguardia Nazionale e dello stesso MSI.
Borghese presentò il Fronte alla Spezia il 6 febbraio 1969, all’hotel Tirreno. Il “Principe Nero”considerava la Liguria un’area di potenziale consenso. La presentazione del Fronte a Genova avvenne Il 12 aprile, nella villa del direttore dell’IMI Luigi Fedelini. Secondo un rapporto dei carabinieri parteciparono una quarantina di esponenti dell’economia, tra cui gli armatori Alberto e Sebastiano Cameli e l’imprenditore edile ed ex presidente del Genoa Giacomo Berrino.

Il Fronte si radicò soprattutto in Liguria, Toscana, Lazio ed Emilia, organizzandosi in gruppi provinciali: il Grup¬po A (palese) con il compito del proseli¬tismo; il Gruppo B (occulto) con caratterizzazione militare. Secondo un rapporto del SID (Servizio Informazioni Difesa) il responsabile del Gruppo B di Genova era Stelio Frattini, quello del Gruppo B di Spezia Giuseppe Zanelli, Consigliere provinciale del MSI.
Il golpe, che avrebbe dovuto portare all’instaurazione di una dittatura militare, fu tentato nella notte tra il 7 e l’8 dicembre 1970. Il 7 dicembre, spiega il SID, iniziò l’af¬flusso a Roma dei Gruppi B, tra cui lo spezzino e il genovese. Arrivarono anche elementi di Avanguardia Nazionale della Li¬guria, tra cui gli spezzini Sergio Cardellini e Remo Sturlese. I liguri furono quindi tra i protagonisti del piano eversivo. Secondo un documento della Commissione parlamentare stragi Borghese poteva disporre anche di 25 ufficiali e sottufficiali di Marina di stanza tra Genova e La Spezia.

Molte domande su quel che successe quella notte sono ancora senza risposta. Le truppe di Borghese riuscirono ad occupare il Ministero degli Interni per alcune ore ma si ritirarono senza sparare un sol colpo. Perché? Chi diede l’ordine a Borghese e per quale ragione? La motivazione data dal “Principe Nero” non è convincente: nessun militare, disse, è stato disposto ad agevolare l’ingresso nel Ministero della Difesa. Ha scritto lo storico Miguel Gotor:
“Secondo la testimonianza del colonnello Amos Spiazzi Borghese sospese il golpe quando si rese conto di essere stato strumentalizzato da quanti avrebbero voluto utilizzarlo per emanare leggi speciali e fare piazza pulita delle forze neofasciste che lo avevano promosso, costrette a venire allo scoperto con quell’azione. Merita ricordare che, in una lettera testamento attribuita al principe Borghese ed attualmente agli atti della Procura di Brescia, si affermava che l’autore della telefonata di contrordine al tentativo di golpe fu il segretario di Andreotti.”

Uno dei partecipanti, Gaetano Lunetta, già commissario straordinario del MSI spezzino, dichiarò alla Commissione parlamentare stragi:
“Il golpe Borghese c’è stato davvero: con i camerati della Spezia e della Liguria siamo stati padroni assoluti del Viminale. Ed è anche sbagliato definirlo golpe ‘tentato’ e poi rientrato. Il risultato politico che voleva ottenere chi aveva organizzato l’assalto è stato raggiunto: congelamento della politica di Aldo Moro, allontanamento del PCI dall’area di governo, garanzie di una totale fedeltà filo atlantica e filo americana: la verità è che il golpe c’è stato, ed è riuscito.”

Resta un dato amaro: anche in questa vicenda furono implicati uomini dello Stato, ma non è mai stata fatta giustizia. Una grave degenerazione, perché -come scrisse Norberto Bobbio- “l’opacità del potere è la negazione della democrazia”.

Giorgio Pagano
autore di “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia

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