La storia di una città unica raccontata dal suo ex Sindaco – di Sondra Coggio
26 Ottobre 2020 – 23:02 | No Comment

Il Secolo XIX, 23 ottobre 2020
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Spezia al capezzale di Enrico Berlinguer

a cura di in data 9 Giugno 2014 – 21:53Nessun commento

Il  Secolo XIX, 7 Giugno 2014 – Trent’anni fa Spezia visse con grandissima emozione la morte di Enrico Berlinguer, segretario del Pci e, come disse il Presidente Sandro Pertini, “uomo giusto”. Non solo Spezia operaia e popolare, ma tutta la città. Berlinguer fu colpito da un ictus cerebrale la sera del 7 giugno 1984, a Padova: stava facendo un comizio per le elezioni europee, che volle concludere nonostante la folla gli urlasse “Basta, stai male, basta”. Facevo parte della segreteria provinciale del Pci, il segretario Flavio Bertone mi telefonò all’una. Svegliammo gli altri dirigenti e i segretari delle sezioni. Fu la prima di tante notti insonni. Stampammo 12.000 volantini, che distribuimmo all’alba davanti alle fabbriche: riportavamo i bollettini medici e invitavamo alla speranza. Io andai all’Oto Melara, nell’ora di mensa alla San Giorgio: tra gli operai lo sgomento e l’ansia erano fortissimi. Nella sede di piazza Mentana il salone Gramsci fu gremito per giorni. Era un flusso continuo di telefonate, lettere, visite di persone, molte sconosciute, che volevano sapere, esserci vicine. Vennero i rappresentanti delle forze politiche e sociali, anche avversarie. Domenica 10 diffondemmo nelle case 20.000 copie de l’Unità: il titolo era “Condizioni disperate”. In molte parrocchie furono espressi voti augurali. L’agonia di Berlinguer terminò l’11 giugno alle 12,45. Nelle fabbriche ci furono momenti di raccoglimento in sala mensa e assemblee volanti. Ero alla San Giorgio, dove era in corso un’assemblea sulla crisi aziendale. Un operaio in lacrime diede l’annuncio, l’assemblea fu interrotta. Il sindaco Varese Antoni disse poche parole commosse.

Da quel momento pensammo ai funerali, sospendendo le manifestazioni elettorali. Organizzammo un treno e 15 pullman: 3.500 spezzini diedero l’addio a Berlinguer il 13 giugno, in una Roma invasa da milioni di persone. Partimmo in corteo dalla stazione Ostiense, non riuscimmo ad arrivare in piazza San Giovanni. Ricordo il silenzio irreale, il sudore per il sole mescolato al pianto, le bandiere rosse ovunque, e i cartelli e gli striscioni con “Ti vogliamo bene Enrico”. Alle 14,45 il corteo funebre partì dalle Botteghe Oscure: lo capimmo dal grido “Enrico Enrico” e dall’applauso che percorse la città, dilagò e si ripeté dappertutto.

Il 15 tenemmo le manifestazioni finali della campagna elettorale. Io parlai a Vezzano, in una piazza mai così piena. Alle elezioni del 17 giugno il Pci prese il 33,3% dei voti, diventando il primo partito italiano. In città il 43,4%, oltre il 50% in Val di Magra (a Vezzano il 57,4%), in provincia il 44,6%: oltre 75.000 voti, 25.000 in più del Pd il 25 maggio.

Da allora tutto è cambiato. Con Berlinguer c’era un progetto, sarà stato sbagliato -io pensavo che il Pci dovesse diventare un partito “socialista di sinistra”- ma ora verso cosa si va? Quando il Pds-Ds-Pd è andato al governo non ha più avuto un’idea di società. Anche con Renzi prevale l’immagine mediatica sul progetto. Alla sinistra Berlinguer insegna ancora qualcosa: il “pensiero lungo”; la riflessione sul “nuovo modo di produrre e di consumare”; lo sforzo di guardare al di là del ceto politico per rendere attive le forze della società e ristabilire un rapporto tra governanti e governati; la battaglia contro la corruzione e il nesso politica-affari, per l’autoriforma della politica.

Giorgio Pagano
Presidente dell’Associazione Culturale Mediterraneo

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