Presentazione del primo Volume di “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia” di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello – Giovedì 10 Settembre al parco della Maggiolina e Venerdì 11 al Cinquale di Montignoso
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Sarà rosa il futuro della politica

a cura di in data 14 Marzo 2011 – 10:37Nessun commento

Il  Secolo  XIX – 14  marzo  2011 – L’8 marzo, a Roma, ho visto una festa della donna “rianimata”. Così, ho letto, anche a Spezia. Già il 13 febbraio era emerso il no di tante donne a un modello culturale: alla concezione del ruolo della donna, all’immagine consumistica che la riduce da soggetto a oggetto, al divario di genere che persiste nella politica, nelle imprese, nel lavoro (ne soffrono soprattutto le ragazze in cerca di occupazione). La battaglia per la parità ha ancora tante conquiste da fare. E riguarda tutti: dove le donne avanzano, è la soglia della libertà complessiva a salire. Come accade in tutto il pianeta: anche, ed è una rivoluzione, nel mondo islamico. Ecco perché ho apprezzato -lanciai la proposta proprio su queste colonne- che la Regione Liguria e Coop Liguria abbiano deciso di impegnarsi nella campagna per il Nobel per la Pace 2011 alle donne africane.
Qualcosa cambia anche in Italia, nonostante tutto: è stata approvata la legge per le “quote rosa” nei consigli delle società, importante per il suo valore simbolico. Ne servirebbe una anche per la politica. Cambierebbe qualcosa? Non esiste innocenza per diritto naturale: le donne sono altrettanto capaci degli uomini di lasciarsi irretire dal potere. Ma sicuramente si aprirebbero grandi possibilità di avvicinare la politica alla vita.
E a Spezia? La classifica Iwf su dove le donne vivono meglio ci mette ai primi posti. Ma dobbiamo andare avanti. Più lavoro, più servizi, giunte e enti con metà uomini e metà donne: ecco gli impegni da assumere in vista delle elezioni del 2012. In attesa che arrivi un sindaco donna.
Il “futuro rosa” possibile non può non collegarsi alle battaglie femminili del secolo scorso. La modestia e la rinuncia alle proprie ambizioni fu il connotato di quelle generazioni: donne educate a mettersi al servizio dei sogni degli uomini. Eppure ci sono stati momenti alti di emancipazione delle donne, di cui mantenere memoria civile, quella “memoria gettata al vento da questi signori del dolore”, per dirla con un verso della ballata di Roberto Vecchioni, intrisa di malinconia ma anche di speranza, vincitrice a Sanremo.
Nel viaggio per Roma ho letto proprio un bel libro di memoria civile: “Un berretto pieno di speranze”,  il diario, ben restituito da Pino Marchini, della castelnovese Vanda Bianchi, una donna speciale, a cui mi lega un grande affetto. E’ l’avvincente “microstoria” di una ragazza nata da una famiglia comunista nel 1926. Vanda vive nella miseria e nell’emarginazione, sotto il giogo della dittatura: il fratello Osvaldo, malato, muore per le violenze fasciste, di cui fu sempre vittima anche il padre, Scipioneto. Nasce così in lei un forte attaccamento agli ideali di libertà e di giustizia, fino alla scelta di diventare la partigiana “Sonia”. Il berretto del titolo è quello con la stella rossa della Brigata “Ugo Muccini”, cucito da lei stessa. Poi il matrimonio, i figli, il lavoro, la tennero lontana dall’impegno: ecco la modestia e la rinuncia. Ma era rimasto acceso un fuoco, che la porterà, dalla seconda metà degli anni ’70 fino ad oggi, ad essere una testimone d’eccezione della Resistenza e delle lotte per i diritti delle donne. Guardando le donne in piazza l’8 marzo le ho viste sì diverse, ma anche debitrici verso l’idealismo di vite come quella di Vanda.

lontanoevicino@gmail.com

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