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Paolino, i giovani e l’oligarchia politica

a cura di in data 14 Giugno 2010 – 09:27Nessun commento
Il  Secolo  XIX – 14  giugno  2010 – La scomparsa di Paolino Ranieri chiude simbolicamente una fase della storia della sinistra spezzina. Se ne potrà aprire un’altra solo se, come lui, sapremo mostrare affetto e fiducia per i giovani e mantenere la volontà di combattere le ingiustizie sociali.
Il giorno della sua morte ero con don Gallo in Provincia, ho ricordato Paolino e ho dato al sacerdote amico alcune foto che li ritraevano insieme. Don Gallo ha raccontato la battuta al capezzale, “non ho chiamato il prete!”, e il pugno chiuso con cui Paolino l’aveva accolto: “un gesto che è un segnale di speranza”. Al funerale ero con Amelio Guerrieri, eroe della Resistenza azionista. Una miniera di ricordi, e poi il canto dell’Internazionale… Un funerale così, di un comunista incarcerato dal fascismo (un comunista italiano: fedele a Mosca ma anche e soprattutto alla democrazia), poi capo partigiano, infine strenuo difensore dei valori della Resistenza, non ci sarà più.
Sono tornato indietro nei ricordi, agli addii a Anelito Barontini e poi a Flavio Bertone. E ho pensato che la sinistra, con gli anni, ha perso sempre più forza. Ma anche che, da Paolino, c’era un fatto  nuovo: la presenza di tanti ragazzi, e il saluto molto bello di Silvia a loro nome. I ragazzi dell’Anpi, che porteranno sempre nel cuore la speranza che “un altro mondo è possibile”, il motto che Paolino amava ripetere.
Subito dopo, all’assemblea di Libera a Spezia con don Ciotti, ho trovato altri giovani entusiasti e combattivi. Sono i giovani che incontro, a Spezia e in giro per l’Italia, nel mio impegno associativo e culturale: operano silenziosamente e scorrono come un fiume carsico nelle maglie di una società e di una politica ignare e indifferenti, moltiplicando gli spazi di volontariato, solidarietà, cultura. Giovani che, contro l’individualismo indifferente, vanno, direbbe don Gallo citando De Andrè, “in direzione ostinata e contraria”, arricchendo la loro identità di istanze partecipative e di responsabilità e cura verso gli altri e il mondo. Non c’è solo, quindi, la “società incivile” del privatismo e della chiusura verso gli altri, ci sono anche le spinte della “società civile”.
E la politica? E’ preda delle oligarchie dei “giri” e di un ceto sempre più autoreferenziale, come ha spiegato Gustavo Zagrebelsky “in sala Dante. I ragazzi non si sentono rappresentati: è come se avessero l’urgenza di telefonare a qualcuno ma non sapessero chi cercare. Il futuro è loro, ma si fa fatica a percepirne l’arrivo perché la scena è occupata da  vecchie risse e vecchie questioni. Paolino è stato un maestro perché, invece, ascoltava le loro speranze e raccontava le sue.
Ai funerali non ha voluto le bandiere dei partiti della sua sinistra. Le avrebbe volute se fossero stati uniti. Ma la sinistra c’è, ha quasi gridato don Ciotti ai giovani di Libera? Oggi i partiti di sinistra, sconfitti sul piano culturale, non elaborano quasi più e sembrano luoghi non di cooperazione ma di competizione astiosa per la conquista del potere. Il loro rinnovamento radicale passa dalla ricostruzione di spazi di socialità, solidarietà, progettazione, lavoro culturale, condivisione. Una battaglia da fare fuori dai partiti per incidere su di essi; ma anche, se possibile, dentro i partiti, contro i “giri”. Con i giovani protagonisti.
lontanoevicino@gmail.com

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