Presentazione del primo Volume di “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia” di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello – Giovedì 10 Settembre al parco della Maggiolina e Venerdì 11 al Cinquale di Montignoso
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Le nozze obbligate tra Acam ed Hera

a cura di in data 7 Marzo 2011 – 10:09Nessun commento

Il  Secolo  XIX – 7  marzo  2011 – Nella città i progetti vanno costruiti insieme dalle tante voci dell’agorà. E’ un compito della società civile, ma anche della società politica. Entrambe devono trasformarsi: la prima deve essere esigente e responsabile; la seconda non deve arroccarsi in una sfera separata ma connettersi con i cittadini critici e partecipi. La discussione pubblica è quindi essenziale, e fa bene alla città. Ciò che le fa male è la “calma piatta” di una politica lontana dalla società.
Qualche esempio di discussione pubblica, di recente, non è mancato. Il confronto sul waterfront è stato utile. O meglio, potrebbe esserlo stato, se avrà un seguito. E’ chiaro che occorreranno diversi tentativi, dentro regole precise, perché si instauri un clima di effettiva discussione di merito e prevalga la volontà di trovare una sintesi in cui molti possano ritrovarsi. Da questo punto di vista è stato importante l’impegno del sindaco di dar vita, prima del progetto architettonico, a un processo partecipativo. Io non condivido molte cose che Silvano D’Alto e Renato Raggi hanno scritto sul Secolo. Ma certamente il waterfront non può essere solo il volano del nuovo sviluppo turistico: deve essere anche un luogo della socialità legato alla nostra storia di città di mare. Un “bene comune”, come scrivono. E ci si dovrà confrontare con il loro punto di vista, che a sua volta non dovrà dimenticare l’esigenza di creare ricchezza economica e lavoro. Un altro punto chiave per la sintesi è questo: Spezia non è una città squalificata da riqualificare con molta “radicalità” (salvo qualche dettaglio) e il nostro affaccio al mare ha un aspetto generale di grande pregio paesaggistico e di livello nell’ambito delle realizzazioni degli ultimi 150 anni in Italia. Occorre quindi ponderare bene come conferire, attraverso le trasformazioni, maggiore e non minore qualificazione al paesaggio città-golfo.
Anche su Acam il dibattito si è aperto, con un mio diario volutamente “temerario”. La discussione sul passato è indispensabile: non pregiudica l’aggregazione con Hera, ma l’aiuta. L’analisi degli errori del 2001-2004 sulla mancata aggregazione serve infatti a combattere meglio le spinte localistiche che anche oggi si stanno muovendo per “restare da soli”, cioè senza futuro. Mentre non mi ha convinto la tesi che l’occasione perduta sia stata la mancata, perché impossibile, fusione con Termomeccanica nel 1998, ho apprezzato l’intervista del sindaco. Gli va riconosciuto di essersi battuto per l’aggregazione con determinazione, a fronte di resistenze che anche lui ha avuto e che, a differenza di me, è riuscito a vincere. Per la prima volta questa scelta  viene da lui collegata alla mia battaglia del 2001-2004, e il passato non è più “la notte in cui tutte le vacche sono nere”. Tutto va ricondotto alla decisione sbagliata del 2004:  il “restare da soli “ nell’acqua e nei rifiuti, con ingenti investimenti e tariffe inadeguate; la parziale privatizzazione del gas; una compagine sociale frammentata, senza quella “casa più grande” capace di garantire risanamento e sviluppo. Queste criticità non sono state superate negli anni successivi, tant’è che l’aggregazione resta ancora oggi l’unica strada. Altre opzioni sul campo non ce ne sono, e chi rema contro non fa l’interesse dell’azienda.

lontanoevicino@gmail.com

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