Presentazione del primo Volume di “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia” di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello – Giovedì 10 Settembre al parco della Maggiolina e Venerdì 11 al Cinquale di Montignoso
9 Settembre 2020 – 08:27 | No Comment

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I palestinesi rischiano di perdere la loro storia

a cura di in data 19 Aprile 2011 – 09:02Nessun commento

Il  Secolo  XIX – 19  aprile  2011 – Nei giorni scorsi, con una delegazione guidata dal sindaco, sono stato a Jenin, alla conferenza delle città europee che hanno relazioni con la città palestinese. Il rapporto Spezia-Jenin iniziò nel 2002: abbiamo cooperato nella costruzione del Centro giovanile, che inaugurai nel 2007, e poi in molti progetti per la formazione e il lavoro, fino al “Museo del Mediterraneo” sulla storia della città, inaugurato da Federici a conclusione della conferenza. Il nostro è un caso esemplare di cooperazione, anche per l’impegno di Tiziano Ferri e Simonetta Musetti, i nostri cooperanti “sul campo”. Un palestinese lo ha detto molto bene: “Di solito i donatori non puntano all’autonomia degli aiutati, ma creano un sistema che produce degli automi che devono limitarsi a fare quanto deciso in altri Paesi, magari con nessuna o scarsa utilità rispetto ai bisogni del territorio. Invece Spezia ci ha stimolato a fare la nostra parte, e ci ha fatto crescere”. Uno scambio reciproco che ha fatto crescere anche noi. Ora il rapporto proseguirà, grazie ai Comuni e alle associazioni delle due città. Resta da attuare il progetto sul turismo culturale a Jenin, che coinvolgerà molti spezzini. In Palestina il turismo si basa sui viaggi organizzati per visitare i “luoghi sacri”: ma i turisti passano in fretta, senza fermarsi una notte, gustare un pasto della tradizione, visitare un laboratorio artigiano… Il progetto consentirà, invece, un viaggio molto meno superficiale. Che produrrà conoscenza reciproca, fattore decisivo per costruire la pace, ancora così lontana: Israele continua a costruire colonie in Palestina, mentre la barbarie terrorista ha ucciso non solo Vittorio Arrigoni a Gaza, ma anche, proprio nei giorni in cui eravamo a Jenin, Juliano Mer-Khamis, direttore del Teatro della libertà nel campo profughi, fondato dalla madre israeliana, militante per i diritti dei palestinesi.
Mi sono poi spostato in Israele, sul lago di Tiberiade, ospite degli amici francescani della Custodia di Terra Santa, che, prima sotto la guida dello scomparso Michele Piccirillo, ora di Stefano De Luca, si occupano degli scavi archeologici nell’area. Le sponde del lago, dove si svolse gran parte della vita pubblica di Gesù, sono costellate di rovine imponenti. Vi lavora un’archeologa spezzina, Anna Lena, che ho conosciuto nel 2007 -allora lei lavorava con l’Unesco- a Gerico, in Palestina. Ora Anna scava a Magdala. Lei e Stefano mi hanno fatto camminare su un tratto di via lastricata dove camminava Gesù, e mi hanno fatto vedere la scoperta più importante, i resti dell’antico porto. Purtroppo gli israeliani impediscono gli scavi nelle aree attigue, destinate a  un centro commerciale. Non è solo per il business. L’archeologia, in Terra Santa, ha un forte legame con la politica. Israele ha interesse ai resti delle presenze ebree, meno a quelli delle altre religioni. Ma, dice Anna, “l’archeologo non deve andare a cercare qualcosa, ma scavare e documentare tutto quello che trova”. I palestinesi rischiano di perdere la loro memoria storica, anche perché tra di loro c’è chi, per necessità, fa il “tombarolo” di reperti poi venduti in Israele. Ecco perché anche il lavoro di Anna, pur così diverso da quello di Tiziano e Simonetta, è un granello importante dell’impegno per la pace.

lontanoevicino@gmail.com

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