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26 Ottobre 2020 – 23:02 | No Comment

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Governo e Comuni non lascino i giovani

a cura di in data 6 Giugno 2010 – 09:22Nessun commento

Il  Secolo  XIX – 6  giugno  2010 – Il Comune ha organizzato, per il terzo anno, la Festa dei diciottenni. Una  iniziativa importante dal punto di vista simbolico, perché riguarda una fascia di popolazione che il nostro Paese si ostina  a non guardare: i giovani. Quei giovani che ci spingeva sempre a guardare Paolino Ranieri, un comunista libertario che non ha mai smesso di pensare al futuro. Anche per questo lascia un grande vuoto.

Nei giorni scorsi sono state diffuse le rilevazioni Istat, che mostrano che la crisi si è abbattuta con ferocia sui giovani: in Italia il tasso di disoccupazione della fascia 15-24 anni è del 29,5% (più 4,5% in un anno); trecentomila “under trenta” hanno perso il posto di lavoro nel 2009. Il dato più preoccupante riguarda i giovani che né studiano né lavorano: sono quasi due milioni. Non fanno niente, aspettando tempi migliori. Nel frattempo dimenticano ciò che hanno imparato e perdono entusiasmo e voglia di guardare avanti. E’ un dato drammatico, per loro e per il Paese,  perché diminuisce il capitale umano sia dell’individuo che di tutta la società.

Come ha scritto la studiosa Irene Tinagli, questa emarginazione dei giovani non è legata solo alla crisi economica e non riguarda solo la struttura produttiva, ma anche il sistema della formazione e la transizione dal mondo dello studio a quello del lavoro. E’ questo un meccanismo fondamentale di lotta all’inattività giovanile. Non a caso i Paesi nord europei che ottengono risultati su questo fronte hanno dei sistemi molto strutturati di formazione professionale e alternanza scuola-lavoro, e ammortizzatori sociali legati ad attività formative. Da noi, invece, manca un’offerta di qualità. Meno male che c’è la famiglia: il vero grande ammortizzatore sociale, che funziona meglio o peggio a seconda della condizione sociale e del reddito. Ma in ogni caso la situazione è quella di una generazione di giovani congelata in una dipendenza economica che ne vincola ogni autonomia progettuale e di vita. Una emergenza che andrebbe affrontata dal Governo con urgenza e contestualmente alle misure anticrisi, e che viene invece del tutto ignorata.

Molto però si può fare a livello locale (sempre meno, a dire il vero, perché si discute di federalismo ma nei fatti prende sempre più corpo il centralismo, come hanno denunciato i sindaci spezzini). A Spezia possiamo vantare una forte attenzione al tema della formazione universitaria. Abbiamo dato vita a un polo formativo di eccellenza, legato alle caratteristiche economiche del territorio. E’ una risorsa preziosa per lo sviluppo locale e per la crescita di un’occupazione di qualità. Un’Università vera, utile al Paese. Ora, dopo aver fatto quasi tutto da soli, abbiamo bisogno del sostegno del Ministero dell’Università e della Regione.

Restando nel campo dell’alta formazione, ricordo la recente legge regionale (manca ancora il regolamento attuativo) che sostiene borse di formazione all’estero dei giovani laureati di talento e incentiva il loro successivo rientro nel mercato del lavoro regionale.

Ma quello di cui c’è maggior bisogno è l’aiuto ai lavoratori in difficoltà e a tutti i disoccupati, quindi innanzitutto ai giovani, tramite strumenti di formazione, di competenza della Regione e della Provincia. E’ un impegno prioritario, perché i giovani senza formazione adeguata e senza lavoro sono il vero dramma del Paese e della città.

lontanoevicino@gmail.com

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