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Energie rinnovabili, occasione per Spezia

a cura di in data 16 Febbraio 2011 – 11:24Nessun commento

Il  Secolo  XIX – 16 febbraio 2011 – Federico Rampini ha raccontato, su Repubblica, che anche al World Economic Forum di Davos molti hanno sostenuto che “l’unica via d’uscita dalla crisi è lo sviluppo sostenibile”. Insomma, sta nascendo un nuovo “capitalismo verde”. Negli ultimi tre anni le fonti rinnovabili hanno mosso più investimenti di quelle tradizionali: 243 miliardi di dollari nel 2010, il 30% in più rispetto al 2009. La svolta, dunque, è possibile. L’utopia della green economy e dell’energia pulita si può praticare. Contro i cambiamenti climatici, a favore dell’ambiente e della salute, nostra e dei nostri discendenti. E contro la crisi economica, dalla quale si esce non praticando la filosofia dell’ “adda passà ‘a  nuttata” proposta da Eduardo in “Napoli milionaria”, ma quella della crisi come grande occasione di cambiamento.
Un prestigioso istituto di ricerca economica come Mc Kinsey ci ha spiegato che entro i prossimi quarant’anni l’Europa può essere tutta “rinnovabile”. E l’Italia? Secondo la ricerca della Fondazione Symbola e di Unioncamere le rinnovabili coprono l’11% dei prodotti energetici; i green jobs già creati sono duecentomila, e altri 800.000 sono in arrivo; il fatturato prodotto dagli sgravi fiscali per l’eco edilizia, utilizzati da 800.000 famiglie, è  stato di 12 miliardi di euro, con benefici per migliaia di imprese dell’edilizia (altro che Piano casa!). Ma la green economy in Italia non è solo questo, è molto di più. Si incrocia con la soft economy, con la scommessa della qualità, dell’innovazione e della ricerca legate al nostro territorio ma emancipate dal localismo italico: dall’agricoltura biologica al tessuto “bio” e così via. Serve un sistema nazionale, che eviti l’ordine sparso: la green economy è una politica economica e industriale nazionale, e deve esprimere una volontà collettiva di muoversi in quella direzione, che in gran parte manca ancora.
Ma intanto è importante procedere dal basso, con iniziative decentrate ma efficaci. Come fa la California negli Stati Uniti, e da noi la Puglia, che genera più di un quarto dell’energia eolica nazionale ed è al primo posto per l’energia da fotovoltaico e per quella da biomasse. In Europa 1700 enti locali hanno sottoscritto il Patto dei sindaci, impegnandosi a raggiungere gli obbiettivi europei per l’energia e il clima. Lo hanno fatto anche i Comuni spezzini, che hanno nella Provincia la “struttura di supporto”. Quel che serve è la elaborazione e la condivisione di un progetto di lungo periodo tra le categorie produttive e l’amministrazione pubblica, che coniughi una domanda concertata di tecnologie (nell’edilizia, nelle fonti rinnovabili, nell’efficienza energetica) con la formazione professionale e con la facilitazione all’insediamento produttivo.
In un recente convegno dell’Associazione Culturale Mediterraneo dedicato a questi temi, gli esperti di Eni e Enel hanno illustrato il loro impegno nel settore delle rinnovabili: solare termodinamico e biomasse per Eni; solare fotovoltaico e termodinamico, eolico, geotermia e sfruttamento dell’energia del mare per Enel. Le due aziende possono arricchire il territorio spezzino, che le ospita da tempo, sia con attività di ricerca che con impianti di energia pulita. E Acam-Hera può trovare anche in questo campo un’occasione di rilancio.

lontanoevicino@gmail.com

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