La storia di una città unica raccontata dal suo ex Sindaco – di Sondra Coggio
26 Ottobre 2020 – 23:02 | No Comment

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Solo l’alleanza tra civismo e sinistra avrebbe potuto sconfiggere il sistema dominante

a cura di in data 12 Aprile 2015 – 18:51Nessun commento

Intervista di Elena Faconti a Giorgio Pagano
La Gazzetta della Spezia 10 aprile 2015

Quanto la sua provenienza geografica è stata di ostacolo alla sua candidatura come presidente della Liguria, vista anche la stessa provenienza geografica della candidata del Pd?
La mia candidatura è stata proposta a Genova, da persone e associazioni genovesi, e ha poi aggregato voci grandi e piccole della società civile di tutta la Liguria. Non ha mai avuto un connotato solo spezzino. Chi mi ha ostacolato ha combattuto in primo luogo il mio progetto: quello di una “coalizione civile, sociale e popolare”, capace di guardare a sinistra ma non solo. Io ho cercato di mobilitare le coscienze e le passioni civiche di tutti i liguri stanchi del malaffare, dell’uso dissennato del territorio, dell’assenza di una visione sul futuro della nostra regione. Volevo dar vita a una grande lista civica, che si alleasse con la sinistra sulla base di un programma di cambiamento radicale. In questo modo avremmo vinto le elezioni, ne sono certo. Purtroppo il tentativo è stato reso impossibile dai piccoli partiti della sinistra, che hanno imposto, soprattutto con i loro vertici nazionali, un altro disegno: una lista dei piccoli partiti, guidata da un deputato civatiano, concepita come laboratorio nazionale del “nuovo soggetto politico della sinistra”. Un’operazione vecchia e stantia, lontana dalla vita delle persone e dai bisogni della Liguria. Aggiungo che io sono una persona che ha sempre fatto scelte di libertà. Sono indipendente, fuori dalle “oligarchie dei giri” e non “manovrabile” da alcuno: il problema è che la politica di oggi cerca persone dalle caratteristiche diverse, direi opposte.

Perché, alla fine, ha ritirato la sua candidatura?
Io, fin dall’inizio, non ho proposto solo la lista civica ma anche l’alleanza con la sinistra. L’esito è stato fallimentare, e le responsabilità sono evidenti. Potevo andare avanti con la sola lista civica, ma ho voluto fare un atto estremo di responsabilità, nel nome dell’esigenza, molto sentita, dell’unità dell’elettorato che vuole il cambiamento. Ho chiesto un passo indietro anche al candidato della sinistra, per cercare insieme una nuova candidatura unificante, una figura di alto profilo politico e morale della società civile ligure. Purtroppo non sono stato ascoltato: se tutti ci fossimo mossi in questa direzione c’è chi avrebbe dato la disponibilità. E oggi avremmo l’alleanza tra civismo e sinistra, l’unica in grado di sconfiggere, in queste elezioni, il sistema dominante.

È stato sindaco della Spezia per due mandati sino al 2007, come è cambiata la politica nazionale e di riflesso quella locale in questi anni?
La politica è diventata sempre più decisionista e leaderistica, e il cittadino sempre più uno spettatore. Non solo: la politica è sempre più chiusa nel Palazzo e lontana dalla vita. E i partiti sono sempre più in crisi e screditati. Stiamo assistendo a una mutazione genetica della politica, contro cui bisogna reagire. Con una proposta che rimetta al centro la partecipazione, contro la concentrazione del comando in poche mani. E che riconnetta la politica alla società e alla vita delle persone, contro il primato del potere, il rinserrarsi nelle istituzioni, il politicismo interessato non a coinvolgere le energie civili, sociali e popolari ma solo a occupare gli assessorati. La verità è che la politica o è sociale o non è. E che non si può più identificare politica con partiti: ci sono tanti altri soggetti attivi nella società, molto più vitali dei partiti.

Cosa significa oggi guardare a sinistra? Le faccio anche la classica domanda da un milione di dollari, cos’è e dov’è la sinistra oggi?
Nel mio libro “Non come tutti” fondo la sinistra su tre principi: l’eguaglianza, in una società in cui i ricchi sono sempre più ricchi e i poveri sono sempre più poveri; la libertà della persona che lavora, in una società in cui il lavoro è sempre più una merce; la difesa della natura, che va intesa come un’entità avente diritti, e la ridefinizione del concetto di benessere, in una fase della storia dell’umanità in cui siamo vicini alla rottura dell’ecosistema globale. E insisto su un punto: la sinistra politica esiste in quanto si ricostruisce una sinistra sociale. Vale quel che ho detto per la politica: la sinistra o è sociale o non è. La sinistra deve radicarsi nella società, rappresentare il lavoro nelle sue nuove forme e i movimenti e le associazioni che si battono nei territori per un nuovo modello di sviluppo e per la solidarietà sociale. Senza rappresentanza la sinistra diventa solo il campo della competizione degli avventurieri del potere. Dov’è la sinistra oggi? Non è nei partiti ma nella società. E’ nelle forze sociali più vivaci e attive: nella Fiom, in Libera, in Emergency, nell’associazionismo diffuso. Non nella sinistra Pd, o in Sel o in Rifondazione. Ho il massimo rispetto per i militanti che sono rimasti nei partiti, ma sono d’accordo con Stefano Rodotà quando sostiene che queste forze “hanno perduto una capacità interpretativa e rappresentativa della realtà” e che “nulla di nuovo può nascere portandosi dietro queste zavorre”. Ecco perché il mio progetto per la Liguria era così diverso da quello dei partitini di sinistra. Certo, era un progetto che cercava di coinvolgerli: mi ha condotto a farlo la mia storia umana e politica, oltre che la necessità di non disperdere le forze del cambiamento. Oggi, a vicenda conclusa, non so se rifarei tutto allo stesso modo: la vita ti consegna sempre delle lezioni da cui imparare…

Lei più volte ha detto che in Liguria c’è scontento, rabbia, e voglia di un nuovo inizio, ma a questo malessere e a queste esigenze quali risposte potranno trovare gli elettori il prossimo 31 maggio?
Intanto ho dubbi che questa risposta possano darla i partitini. Sel, Rifondazione, comunisti e civatiani in tutti questi anni sono stati in Giunta o in maggioranza con Burlando, ma non hanno lasciato traccia di un pensiero diverso. Sarò attento a che cosa proporranno: ma, lo dico senza iattanza, l’assemblaggio di quel che c’è a sinistra non mi sembra possa essere la base di un nuovo inizio. All’opposizione c’è anche il M5S: ma ha deluso le aspettative, non incide nella realtà, e non brilla certo per democrazia interna. Molti tra coloro che hanno sostenuto la mia candidatura sono orientati all’astensione o al voto bianco o nullo: in questo modo intendono aderire, come ha scritto Michele Marchesiello, “a una nuova visione della politica, alternativa al sistema dominante”, che “non riconosce in quel che rimane dei partiti i soli soggetti attraverso cui realizzare quella sovranità che la Costituzione attribuisce al popolo”. Vedremo, dipenderà dai comportamenti di molti soggetti in campo. Ci sarà una lista in qualche modo espressione di Altra Liguria, cioè di un fronte progressista radicale, davvero alternativo al burlandismo? Se sì, potrà intercettare una parte di questa spinta… Certamente mancherà l’unico soggetto capace di rappresentare la “maggioranza invisibile” e di conquistare il popolo del non voto: la “coalizione civile, sociale e popolare”. Ma per costruirla occorre tempo.

Il suo auspicio per una Liguria migliore -nella sua lettera del 19 marzo scriveva: “c’è da ridare una speranza, e una concreta occasione di cambiamento a tutte le Liguri e i Liguri che vivono come un’umiliazione collettiva il degrado dei servizi pubblici, l’affarismo imperante, l’oscuramento complessivo dell’immagine della Regione”- come lo porterà avanti?
Otto anni fa ho lasciato la politica “tradizionale” perché non sopportavo più il suo degrado. Ho scelto l’impegno sociale e culturale dal basso, ma ho sempre sperato in un cambiamento dei partiti e della sinistra, nell’osmosi tra politico e sociale. Oggi, dopo questo rientro breve ma drammatico, sono molto più pessimista sui partiti e sulla sinistra. Sto rileggendo le email che ci scambiavamo con il mio amico fraterno don Andrea Gallo. La notte del 26 dicembre 2010 mi scrisse: “La sinistra è quasi fuori dalla storia”. Aveva ragione, perché aveva un grande intuito politico. Ma il Gallo non si arrendeva mai. E io nemmeno. Vorrei dar vita, insieme ai tanti che mi hanno dato una mano in queste settimane, al movimento “La Buona Onda”: una forza civile, sociale e popolare, radicata nei territori, più ampia e meno fragile di quella che ho costruito in queste settimane. Un’Onda che collabori con tutte le forze di base che si battono per un cambiamento radicale, e rafforzi un processo dal basso come contributo della Liguria alla coalizione sociale che sta crescendo nel Paese. Mi piace il termine “Unions” rievocato dalla Fiom perché richiama lo spirito mutualistico e solidale degli albori del movimento operaio. “La Buona Onda” non vuole solo fare iniziative e vertenze politiche ma anche e soprattutto attivare pratiche capaci di dare risposte concrete ai bisogni delle persone.

Con quale spirito andrà alle urne il prossimo 31 maggio?
E’ stata persa una grande occasione. E tuttavia: un’elezione è importante, ma è solo un’elezione. E la democrazia non è solo quella rappresentativa, che è in crisi profonda. Ho ricevuto in questi giorni tanti messaggi di sostegno. Tra i più belli ce n’è uno scritto da un ragazzo che sta facendo il cooperante in Chapas. Coniugare il “tempo politico” degli zapatisti, cioè, come mi ha spiegato lui, il tempo dell’uomo, dei sogni, delle visioni, dell’immaginare un mondo altro ogni giorno, con il nostro “tempo politico”, quello delle istituzioni, delle elezioni, della democrazia rappresentativa, è un’impresa titanica. Serve la pazienza di ricostruire un pensiero critico, serve una lunga lotta quotidiana per cambiare la società, le persone, la nostra stessa vita. L’importante è non smarrire mai la strada, quella degli ideali e dei principi.

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