Presentazione di “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni sessanta alla Spezia e provincia” di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello, Venerdì 11 novembre ore 17 a Sestri Levante, Sabato 12 alle ore 16 a Romito Magra
7 Novembre 2022 – 21:53

Presentazione di“Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni sessanta alla Spezia e provincia”di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello,Venerdì 11 novembre ore 17 Sestri Levante – Palazzo FascieSabato 12 novembre ore 16 Romito …

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Presentazione di “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni sessanta alla Spezia e provincia” di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello, Sabato 15 ottobre ore 16.30 a Tellaro – Oratorio in Selàa

a cura di in data 13 Ottobre 2022 – 18:06Nessun commento

Presentazione di
Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni sessanta alla Spezia e provincia
di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello,
Sabato 15 ottobre ore 16.30 a Tellaro
ex oratorio in Selàa

Entrambi i Volumi del libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia” saranno presentati sabato 15 ottobre alle ore 16,30 a Tellaro, all’Oratorio in Selàa.
Nell’incontro, organizzato dalla Società di Mutuo Soccorso di Tellaro con il patrocinio del Comune di Lerici, Giorgio Pagano dialogherà con Stefania Novelli.
“Caratteristica dell’opera -scrive lo storico Paolo Pezzino nella Prefazione- è lo spettro veramente impressionante degli argomenti trattati: non ci si limita infatti agli aspetti più evidenti delle lotte sindacali degli operai, del movimento degli studenti, dei rapidi mutamenti del mondo politico, ma si prendono in considerazione anche l’evoluzione del costume, della cultura artistica e musicale, dei quadri ideologici, delle pratiche religiose. I due Volumi sono poi corredati da importanti apparati: una cronologia internazionale e nazionale, oltre che locale, appendici documentarie, le schede biografiche dei testimoni, e le fotografie, che fanno parte a pieno titolo dell’interpretazione e della narrazione storiografica. In conclusione un’opera monumentale che restituisce alla Spezia, importante città industriale, il ruolo di primo piano che le spetta nel quadro dei sovvertimenti politico-sociali ed economici degli anni Sessanta”.
L’incontro si soffermerà anche sui protagonisti della Lerici del decennio: i ragazzi, provenienti da tutto il mondo, dell’Ostello della Gioventù e Madì, “la regina dei nomadi”, Enrico Calzolari e il Circolo culturale La Carpaneta, il Circolo culturale Pozzuolo, la Scuola Alberghiera nata nel 1968, Ovidio Iozzelli e gli operai della Pertusola, Dino Grassi e gli “ansaldini” del Cantiere Muggiano, le ragazze e i ragazzi del movimento studentesco impegnati a Spezia e a Carrara, gli amministratori locali (Lerici passò in quegli anni da una Giunta di sinistra a una di centrosinistra, per poi tornare a una Giunta di sinistra grazie all’apporto di un repubblicano anomalo come Piero Di Sibio) e gli intellettuali innamorati di Lerici, dagli editori Valentino Bompiani e Mario Spagnol al poeta Attilio Bertolucci e allo scrittore Mario Soldati, fino al poeta nativo della Serra Paolo Bertolani, le cui poesie impreziosiscono il libro di Pagano e Mirabello. Anni di lotte e di speranze in un “mondo nuovo”, nello scenario di una Lerici bellissima, ancora non invasa da distese di case e di barche.


La presentazione a Tellaro del libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia”, organizzata dalla Società di Mutuo Soccorso, è stata l’occasione per riflettere sul Sessantotto lericino.
Giorgio Pagano, dialogando con Stefania Novelli e con gli intervenuti, si è soffermato sul legame tra la Lerici degli anni Sessanta e quella del Sessantotto, perché “l’esplosione” del Sessantotto fu incubata lungo tutto il decennio:
“Il Sessantotto veniva da lontano, dai fermenti e dai disagi degli anni Sessanta. La crisi della scuola e quella della fabbrica portarono alla ribellione degli studenti e degli operai.
Gli studenti ripresero la parola. L’8 giugno 1961 Valeria, studentessa di Pitelli, scrisse una lettera a un giornale dopo aver visto gli operai del Muggiano sfilare in corteo, il primo a Spezia dopo molti anni. Dalla lettera scaturì il primo incontro nazionale tra studenti e operai.
Le lotte studentesche culminarono nelle occupazioni delle scuole superiori nel dicembre 1968, precedute, a febbraio, da quella del Liceo Scientifico. Tantissimi studenti lericini vi presero parte.
Nel 1962 iniziò la lotta per salvare il Muggiano: una difesa epica, che durò tutto il decennio. Nel 1965, nel 1967, nel 1969 si tennero scioperi memorabili. La lotta si intrecciò con i temi del miglioramento della condizione operaia. Il ‘capo’ degli operai del Muggiano, Dino Grassi, era un santerenzino.
Anche alla Pertusola, dove le condizioni lavorative erano ancora peggiori, vi furono grandi lotte. Il ‘capo’ degli operai era il lericino Ovidio Iozzelli.
La vita culturale a Lerici era fervida. Nel 1968 nacque la Scuola Alberghiera, diretta da Enrico Calzolari. Anche la politica locale svoltò: nel 1969, dopo due anni di Giunta DC-PSI-PRI, tornò la Giunta di sinistra PCI-PSI, con in più il PRI. Fu decisivo Pietro Di Sibio, repubblicano ‘anomalo’”.
Alla fine degli anni Settanta le idee del Sessantotto furono sconfitte, ha detto Pagano, perché non trovarono interpreti politici: “la crisi della sinistra nacque allora”.
Pagano ha concluso con una riflessione personale:
“Ricordo la straordinaria partecipazione ai funerali di ‘Madì’, la ‘regina del castello’: il popolo di Lerici, gli intellettuali, i ragazzi con il sacco a pelo… Dopo l’orazione funebre la bara fu portata a spalle tra due ali di folla, mentre la banda suonava sommessamente ‘Bandiera rossa’. Intuivo che quel giorno finiva, con ‘Madì’, l’originalissimo comunismo lericino. Con i funerali di Enrico Berlinguer, nello stesso anno, la perdita fu irreparabile e più generale: la chiusura di una storia. Oggi resta la consapevolezza delle potenzialità di una parte del passato. Le speranze dei vinti possono ancora essere utili perché nascano le utopie del Ventunesimo secolo”.

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