Presentazione di “Un mondo nuovo, una speranza appena nata” di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello. Sabato 25 Settembre ore 17.30 alla Casa del Popolo di Montaretto
24 Settembre 2021 – 20:48

Casa del Popolo di Montaretto
Sabato 25 Settembre, ore 17.30

Sabato 25 settembre alle ore 17,30, alla Casa del popolo di Montaretto, si terrà la presentazione del primo Volume del libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina …

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Presentazione di “Un mondo nuovo, una speranza appena nata” di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello. Il 27 Agosto al Favaro alle ore 18 e a Massa alle ore 21.30

a cura di in data 26 Agosto 2021 – 11:23Nessun commento

Al FAVARO
Circolo Arci – via Alfredo Oldoini 8 – Alle ore 18.00

A MASSA
Mostra della Resistenza Città di Massa 1943-1945 – Alle ore 21.30
Piazzale Partigiani ex Deposito del CAT di Massa

I due Volumi del libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia” verranno presentati venerdì 27 agosto alle ore 18 al Favaro (Circolo ARCI, via Alfredo Oldoini 8), a cura del Comitato territoriale ARCI La Spezia. Interverranno Stefania Novelli, presidente del Comitato territoriale ARCI La Spezia, e Umberto Costamagna, direttore della Gazzetta della Spezia. Saranno presenti gli autori.
I due Volumi saranno presentati lo stesso giorno alle ore 21,30 a Massa (Mostra della Resistenza Città di Massa 1943-1945, Piazzale Partigiani ex Deposito del CAT di Massa), a cura della Sezione ANPI Massa. Interverranno Massimo Michelucci, Marcello Palagi, Paolo Antonelli, Idilio Antonelli e Ovidio Bompressi. Saranno presenti gli autori.

I testimoni che hanno collaborato al libro sono 341, a cui aggiungere i due autori.
“Caratteristica dell’opera -scrive lo storico Paolo Pezzino nella Prefazione- è lo spettro veramente impressionante degli argomenti trattati: non ci si limita infatti agli aspetti più evidenti delle lotte sindacali degli operai, del movimento degli studenti, dei rapidi mutamenti del mondo politico, ma si prendono in considerazione anche l’evoluzione del costume, della cultura artistica e musicale, dei quadri ideologici, delle pratiche religiose. I due Volumi sono poi corredati da importanti apparati: una cronologia internazionale e nazionale, oltre che locale, appendici documentarie, le schede biografiche dei testimoni, e le fotografie, che fanno parte a pieno titolo dell’interpretazione e della narrazione storiografica. In conclusione un’opera monumentale che restituisce alla Spezia, importante città industriale, il ruolo di primo piano che le spetta nel quadro dei sovvertimenti politico-sociali ed economici degli anni Sessanta”.

Il secondo Volume si sofferma sulla “grande occupazione” delle scuole del dicembre 1968, che coinvolse le scuole di tutto il litorale tirrenico -Massa compresa-, sulle lotte operaie e su tutti gli altri avvenimenti del biennio, dalla notte della Bussola alla strage di piazza Fontana, offrendo un ritratto compiuto della vita politica, sociale e culturale di tutta la provincia, delle zone limitrofe e anche, per molti aspetti, di tutto il Paese.
Gli studenti, gli operai e le donne del Favaro e di Migliarina sono tra i protagonisti del libro, che racconta, in particolare, la ricca esperienza del “doposcuola popolare” del Favaro e della lotta delle mamme e delle associazioni del quartiere per una scuola meno selettiva e più inclusiva.

Scrivono gli autori nel retro di copertina:
“Negli anni Sessanta prese corpo, fino all’esplosione nel 1968-1969, una ‘rivolta etica’: una lotta antiautoritaria contro autorità a cui non si riconosceva più legittimità. Una contestazione della grande razionalizzazione autoritaria che negava autonomia, autorealizzazione di sé e dignità alla persona umana: allo studente della scuola nozionistica e gerarchica, che ossificava la cultura, come all’operaio della fabbrica fordista, nella quale i calcoli ingegneristici applicati ai tempi di produzione si sposavano con un comando brutale affidato all’onnipotenza ed alla prepotenza dei capi.
Si trattò di un movimento complesso, che aveva alle origini una miscela di sentimenti e di politica, un intreccio tra l’affermarsi di una volontà di autogoverno della propria vita e lo sviluppo di un’azione collettiva ispirata ai valori della libertà, dell’eguaglianza e della fratellanza. Protagoniste furono anche le giovani donne: all’insegna, in questa fase, più dell’emancipazione e della parità che della liberazione e della differenza. E tuttavia anche tali caratteristiche segnavano, per l’ampiezza delle ragazze coinvolte (che, in un certo senso, stimolavano la generazione delle madri), qualcosa di veramente nuovo.
Nel libro si delineano i tratti, riguardanti la cultura -si pensi all’importanza del linguaggio della musica- ma anche gli stili di consumo ed i comportamenti di vita, della comunità giovanile protagonista della ‘rivolta’. ‘Dio è morto’ fu anche il manifesto di questa comunità e della frattura giovani-adulti che si verificò. Era emersa una generazione, per molti aspetti diversa dalla precedente e da essa distinta, insoddisfatta del presente ma anche delle proposte di cambiamento indicate sia dal centrosinistra che dalla ‘sinistra storica’.
Il tentativo di questa generazione di costituire una ‘soggettività politica’ subì uno scacco. Ma le sue pulsioni vitali hanno lasciato segni che ci riguardano ancora”.


I due Volumi del libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia” hanno fatto tappa al Favaro, per iniziativa del Comitato territoriale ARCI La Spezia, e a Massa, per iniziativa della Sezione ANPI Massa.
Al Favaro Umberto Costamagna, direttore della Gazzetta della Spezia, ha parlato di “un libro veramente importante, e anche qualcosa di più di un libro: una mole colossale di documenti, testimonianze, suoni, profumi, un’enciclopedia sugli anni Sessanta” che “non è solo memoria, ma stimolo a ricordare chi siamo stati per capire chi saremo, visione retrospettiva di un passato che ritorna presente e si lancia però nel futuro”. Per Stefania Novelli “al centro del libro ci sono le persone, gli studenti e gli operai che lottano per la loro dignità di persone, che vogliono essere libere e vogliono stare insieme in fraternità”. Ne fu un esempio il “doposcuola popolare” nato al Favaro tra 1968 e 1969, iniziativa nata dall’impegno di molti studenti -ne hanno parlato Adriano Da Pozzo e Luana Pigoni, che furono tra i protagonisti- e il Centro sociale dove operava Alda Bruni. Giorgio Pagano ha tratteggiato un ritratto del Favaro e del Migliarinese negli anni Sessanta, “quartieri operai alla testa della mobilitazione spezzina contro il Governo Tambroni nel luglio 1960”, fino all’Autunno caldo, quando “i cortei operai passavano da Migliarina all’insegna della memoria di classe, per curare le ferite dell’emigrazione e della repressione degli anni Cinquanta, tra ali di folla commossa, soprattutto di donne, madri e sorelle degli operai che erano stati licenziati e costretti ad andare a lavorare all’estero”. Si è discusso anche del ruolo delle donne. Anche le ragazze furono protagoniste della “rivoluzione” esistenziale, culturale e morale del Sessantotto: “la partecipazione femminile nella scuola e nella fabbrica, la lotta contro il dispotismo presente in tante famiglie emergono come fenomeni di grande intensità, anche se il Sessantotto appare anche come maschilista, e il femminismo venne dopo”. Ma comunque le donne “uscirono veramente oltre la porta di casa, come le mamme del Favaro, in prima fila nella lotta contro la vecchia scuola selettiva”.
A Massa Massimo Michelucci, storico, ha definito il libro “un’opera molto importante per capire il Sessantotto italiano, che non fu solo e tanto universitario, ma degli studenti medi e degli operai, a Spezia come a Massa”. Tra le esperienze comuni alle due città ci fu il radicamento del gruppo Il Potere operaio, egemone tra 1967 e 1968 a Pisa e nel litorale tirrenico fino a Spezia. Alla domanda: “Che cosa portò Il Potere operaio a questa egemonia, e poi ad essere un punto di riferimento per altri gruppi in Italia?” Pagano ha risposto: “Probabilmente una certa capacità di esaminare la reale condizione studentesca ed operaia, grazie al metodo dell’’inchiesta’, e di stare ‘dentro’ le lotte con concretezza”.
Rispetto a quella che il libro definisce “sconfitta del Sessantotto degli inizi, libertario ed etico”, nelle due iniziative si è convenuto che “poteva andare diversamente”, se non fossero prevalse le vecchie dottrine e se le forze politiche avessero saputo interpretare le pulsioni vitali del movimento. Ma nel “Sessantotto degli inizi” c’è “una virtualità generatrice di futuro, un lascito che ci parla ancora”.

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