Auguri di Buon Natale e di un Anno nuovo di Pace
24 Dicembre 2021 – 23:05

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Presentazione di “Un mondo nuovo, una speranza appena nata” di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello. Giovedì 2 Dicembre ore 18 al Circolo ARCI Canaletto

a cura di in data 28 Novembre 2021 – 22:34Nessun commento

Invito

Circolo ARCI Canaletto
via Giovanni Bosco, 2
Giovedì 2 Dicembre, ore 18

Giovedì 2 dicembre alle ore 18 il libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia” sarà presentato al Circolo ARCI Canaletto (via Giovanni Bosco, 2). Interverrà Chiara Dogliotti, dottore di ricerca in storia contemporanea. Sarà proiettata la presentazione multimediale “Un mondo nuovo, una speranza appena nata”, a cura del Gruppo Fotografico Obiettivo Spezia, presenti gli autori Roberto Celi e, per le tracce sonore, Gian Paolo Ragnoli
La presentazione è a cura del Circolo ARCI Canaletto.

Nella Prefazione lo storico Paolo Pezzino ha scritto:
“L’opera si segnala per l’utilizzazione di 330 testimonianze di donne e uomini che hanno vissuto le vicende degli anni Sessanta in provincia della Spezia (più quelle dei due autori). Le testimonianze non sono riportate nella loro integralità, ma inserite con frammenti all’interno della narrazione storica. Questa scelta consente di adottare uno stile di racconto coinvolgente e vivace, che fa sì parlare i testimoni, ma dà rilevanza e significato ai loro racconti all’interno di un contesto narrativo.
Altra caratteristica dell’opera è lo spettro veramente impressionante degli argomenti trattati: non ci si limita infatti agli aspetti più evidenti delle lotte sindacali degli operai, del movimento degli studenti, dei rapidi mutamenti del mondo politico, ma si prendono in considerazione anche l’evoluzione del costume, della cultura artistica e musicale, dei quadri ideologici, delle pratiche religiose.
I due volumi sono poi corredati da importanti apparati: una cronologia internazionale e nazionale, oltre che locale, appendici documentarie, le schede biografiche dei testimoni, e le fotografie, che fanno parte a pieno titolo dell’interpretazione e della narrazione storiografica.
In conclusione un’opera monumentale che restituisce alla Spezia, importante città industriale, il ruolo di primo piano che le spetta nel quadro dei sovvertimenti politico-sociali ed economici degli anni Sessanta”.

Scrivono gli autori nel retro di copertina:
“Negli anni Sessanta prese corpo, fino all’esplosione nel 1968-1969, una ‘rivolta etica’: una lotta antiautoritaria contro autorità a cui non si riconosceva più legittimità. Una contestazione della grande razionalizzazione autoritaria che negava autonomia, autorealizzazione di sé e dignità alla persona umana: allo studente della scuola nozionistica e gerarchica, che ossificava la cultura, come all’operaio della fabbrica fordista, nella quale i calcoli ingegneristici applicati ai tempi di produzione si sposavano con un comando brutale affidato all’onnipotenza ed alla prepotenza dei capi.
Si trattò di un movimento complesso, che aveva alle origini una miscela di sentimenti e di politica, un intreccio tra l’affermarsi di una volontà di autogoverno della propria vita e lo sviluppo di un’azione collettiva ispirata ai valori della libertà, dell’eguaglianza e della fratellanza. Protagoniste furono anche le giovani donne: all’insegna, in questa fase, più dell’emancipazione e della parità che della liberazione e della differenza. E tuttavia anche tali caratteristiche segnavano, per l’ampiezza delle ragazze coinvolte (che, in un certo senso, stimolavano la generazione delle madri), qualcosa di veramente nuovo.
Nel libro si delineano i tratti, riguardanti la cultura -si pensi all’importanza del linguaggio della musica- ma anche gli stili di consumo ed i comportamenti di vita, della comunità giovanile protagonista della ‘rivolta’. ‘Dio è morto’ fu anche il manifesto di questa comunità e della frattura giovani-adulti che si verificò. Era emersa una generazione, per molti aspetti diversa dalla precedente e da essa distinta, insoddisfatta del presente ma anche delle proposte di cambiamento indicate sia dal centrosinistra che dalla ‘sinistra storica’.
Il tentativo di questa generazione di costituire una ‘soggettività politica’ subì uno scacco. Ma le sue pulsioni vitali hanno lasciato segni che ci riguardano ancora”.


Il libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia” ha fatto tappa al Canaletto, al Circolo ARCI. Nell’occasione è stata proiettata la presentazione multimediale “Un mondo nuovo, una speranza appena nata”, a cura del Gruppo Fotografico Obiettivo Spezia, presenti gli autori Roberto Celi e, per le tracce sonore, Gian Paolo Ragnoli.
Si tratta di un video basato su una parte delle molte centinaia di fotografie, quasi tutte inedite, pubblicate nel libro, riguardanti il decennio dei Sessanta alla Spezia, con incursioni nel decennio precedente, dal 1952, e in quello successivo, fino al 1972.
Le due sezioni “Immagini”, ciascuna per ogni Volume del libro, contengono non solo fotografie, ma anche cartoline, riproduzioni di opere artistiche, di volantini, manifesti, inviti, depliant, locandine.
“Moltissime immagini del libro -ha detto Giorgio Pagano, curatore delle due sezioni- dimostrano, per citare il grande fotografo Tano D’Amico, che ‘quando si mette in discussione un regime, uno stato di cose, prima a cambiare è l’immagine’. Cambia il modo di esprimersi delle persone, di vestirsi, di camminare, di guardare, di sorridere, di comunicare, cambiano i volti e i corpi: dietro i grandi cambiamenti delle immagini ci sono grandi cambiamenti collettivi. Molte fotografie riescono a vedere le speranze delle persone rappresentate, le loro aspirazioni a un mondo nuovo. Sono immagini difficili da addomesticare e capaci di rimanere nel tempo. Immagini che non muoiono mai, che hanno una vita propria, una dignità propria, una libertà propria. Immagini grazie alle quali conserviamo la memoria dei vinti, sconfiggendo il tentativo di rimuoverla”.
Sono state molto apprezzate anche le tracce sonore del video, scelte da Gian Paolo Ragnoli. La musica e le canzoni sono protagoniste del libro, ha detto Pagano, perché ebbero “un ruolo decisivo nella formazione dei giovani: al diffuso bisogno di ideali che diano un senso alla vita rispose in primo luogo la musica”.
Gli autori hanno poi discusso con Nicola Pedretti, presidente del Circolo ARCI del Canaletto, in particolare sui rapporti tra il Sessantotto, i movimenti successivi e l’oggi.
Per Maria Cristina Mirabello, “pur essendo chiaro che i luoghi da cui partire per cambiare la società sono quelli dove si fa conoscenza e quelli dove si produce, insomma, schematicamente, la scuola e la fabbrica, luoghi che tendono a ripetersi dopo il Sessantotto, non si vedono molte analogie tra Sessantotto e fasi successive del movimento studentesco, nel senso che lo spartiacque è stato segnato dal 1977, ben diverso dalla fase precedente. Non solo, il Sessantotto, che è essenzialmente rivolta, contro l’autoritarismo padronale, scolastico, dei costumi, ecc., è tuttavia inserito in una cornice che, in qualche modo, ha maggiori coordinate comuni, a livello culturale, di visione del mondo, mentre le fasi successive, apparentemente caratterizzate da una più facile comunicazione su reti mondiali, risentono di più dell’avvento del ‘pensiero debole’ e quindi della frammentazione a esso seguita”.
Per Giorgio Pagano “oggi serve un pensiero nuovo, per la nuova centralità, rispetto ad allora, della questione ambientale, e per il modo diverso in cui si manifestano le questioni, centrali anche allora, del lavoro e del sapere”. Deve emergere di più -ha aggiunto Pagano- “il nesso tra queste questioni: la lotta contro la crisi climatica non è ‘romanticismo verde’ ma messa in discussione del sistema economico”. Detto questo, del Sessantotto “ci restano pulsioni vitali, che hanno lasciato segni difficili da cancellare: la necessità di creare un nuovo ‘senso comune’, una nuova moralità, un nuovo senso della vita”. La lezione del Sessantotto, ha concluso, è che “tutte le mobilitazioni collettive di progresso esigono un mutamento culturale ed etico, un certo rinnovamento spirituale, che richiede radicalità”. Ecco perché “la spinta generazionale sulle scelte per l’ambiente a cui stiamo assistendo oggi, in radicale opposizione al sistema dominante, ricorda in qualche modo il Sessantotto”.

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