Presentazione di “Un mondo nuovo, una speranza appena nata” di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello. Sabato 25 Settembre ore 17.30 alla Casa del Popolo di Montaretto
24 Settembre 2021 – 20:48

Casa del Popolo di Montaretto
Sabato 25 Settembre, ore 17.30

Sabato 25 settembre alle ore 17,30, alla Casa del popolo di Montaretto, si terrà la presentazione del primo Volume del libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina …

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Presentazione di “Un mondo nuovo, una speranza appena nata” di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello a Castelnuovo Magra l’11 Agosto ore 18

a cura di in data 8 Agosto 2021 – 21:48Nessun commento

Il libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia” farà tappa a Castelnuovo Magra, per iniziativa del Comune, della Sezione ANPI, di Archivi della Resistenza e dell’Associazione Culturale Mediterraneo.
La presentazione si terrà mercoledì 11 agosto alle ore 18 in piazza Querciola, nell’area del Castello dei Vescovi di Luni. L’assessore alla cultura Katia Cecchinelli e i rappresentanti della sezione Anpi e di Archivi della Resistenza dialogheranno con gli autori.
Nell’occasione saranno presentati entrambi i Volumi del libro: “Dai moti del 1960 al Maggio 1968” e “Dalla Primavera di Praga all’Autunno caldo”.
Castelnuovo Magra è tra i protagonisti del libro, che narra le vicende sia del gruppo di giovani -comprendente tra gli altri Amilcare Mario Grassi “Celé” e Paolo Antonelli- che si impegnò nella FGCI e fu poi tra i fondatori de Il Potere operaio e di Lotta Continua, sia del gruppo dei giovani cattolici del Circolo La Vetta, presieduto da Ariodante Roberto Petacco, impegnato in particolare nell’attività del cineforum.

I testimoni che hanno collaborato al libro sono 341, a cui aggiungere i due autori.
“Caratteristica dell’opera -scrive lo storico Paolo Pezzino nella Prefazione- è lo spettro veramente impressionante degli argomenti trattati: non ci si limita infatti agli aspetti più evidenti delle lotte sindacali degli operai, del movimento degli studenti, dei rapidi mutamenti del mondo politico, ma si prendono in considerazione anche l’evoluzione del costume, della cultura artistica e musicale, dei quadri ideologici, delle pratiche religiose. I due Volumi sono poi corredati da importanti apparati: una cronologia internazionale e nazionale, oltre che locale, appendici documentarie, le schede biografiche dei testimoni, e le fotografie, che fanno parte a pieno titolo dell’interpretazione e della narrazione storiografica. In conclusione un’opera monumentale che restituisce alla Spezia, importante città industriale, il ruolo di primo piano che le spetta nel quadro dei sovvertimenti politico-sociali ed economici degli anni Sessanta”.

Il secondo Volume si sofferma sulla “grande occupazione” delle scuole del dicembre 1968, che coinvolse tutto il litorale tirrenico, sulle lotte operaie e su tutti gli altri avvenimenti del biennio, dalla notte della Bussola alla strage di piazza Fontana, offrendo un ritratto compiuto della vita politica, sociale e culturale di tutta la provincia e anche, per molti aspetti, di tutto il Paese.

Scrivono gli autori nel retro di copertina:
“Negli anni Sessanta prese corpo, fino all’esplosione nel 1968-1969, una ‘rivolta etica’: una lotta antiautoritaria contro autorità a cui non si riconosceva più legittimità. Una contestazione della grande razionalizzazione autoritaria che negava autonomia, autorealizzazione di sé e dignità alla persona umana: allo studente della scuola nozionistica e gerarchica, che ossificava la cultura, come all’operaio della fabbrica fordista, nella quale i calcoli ingegneristici applicati ai tempi di produzione si sposavano con un comando brutale affidato all’onnipotenza ed alla prepotenza dei capi.
Si trattò di un movimento complesso, che aveva alle origini una miscela di sentimenti e di politica, un intreccio tra l’affermarsi di una volontà di autogoverno della propria vita e lo sviluppo di un’azione collettiva ispirata ai valori della libertà, dell’eguaglianza e della fratellanza. Protagoniste furono anche le giovani donne: all’insegna, in questa fase, più dell’emancipazione e della parità che della liberazione e della differenza. E tuttavia anche tali caratteristiche segnavano, per l’ampiezza delle ragazze coinvolte (che, in un certo senso, stimolavano la generazione delle madri), qualcosa di veramente nuovo.
Nel libro si delineano i tratti, riguardanti la cultura -si pensi all’importanza del linguaggio della musica- ma anche gli stili di consumo ed i comportamenti di vita, della comunità giovanile protagonista della ‘rivolta’. ‘Dio è morto’ fu anche il manifesto di questa comunità e della frattura giovani-adulti che si verificò. Era emersa una generazione, per molti aspetti diversa dalla precedente e da essa distinta, insoddisfatta del presente ma anche delle proposte di cambiamento indicate sia dal centrosinistra che dalla ‘sinistra storica’.
Il tentativo di questa generazione di costituire una ‘soggettività politica’ subì uno scacco. Ma le sue pulsioni vitali hanno lasciato segni che ci riguardano ancora”.

Grande interesse anche a Castelnuovo Magra per il libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia”, presentato per iniziativa del Comune, della Sezione ANPI, di Archivi della Resistenza e dell’Associazione Culturale Mediterraneo.
Dopo il saluto dell’assessore alla cultura Katia Cecchinelli, il libro è stato presentato da Alessio Giannanti di Archivi della Resistenza. Giannanti ha espresso la sua “ammirazione” non solo per il carattere “monumentale dell’opera” –“duemila pagine, la descrizione non solo di tutte le aree territoriali della provincia ma anche di tutte le aree politiche e culturali”-, ma anche per la sua “qualità”, fondata su un “intreccio originale di fonti orali, immagini e documenti, inseriti in una narrazione unitaria”. Colpisce, ha detto Giannanti, “il ritratto di Spezia, città operaia ricca nel contempo di creatività culturale”, ma anche “l’indagine e la ricerca su tantissime vicende che non erano mai state narrate prima di questo libro, da quella dell’Unione Ciechi per i diritti dei non vedenti all’esperienza terzomondista dei giovani dell’Olmarello, dall’occupazione del Comune di Sarzana all’attentato all’eliporto di Luni”. Giannanti ha poi citato la peculiarità dell’esperienza castelnovese, che vide protagonisti “da un lato Amilcare Mario Grassi, Paolo Antonelli e un gruppo di estrema sinistra, caratterizzato da una forte coscienza di classe, e dall’altro Ariodante Roberto Petacco, Giorgio Baudoni e un gruppo di cattolici non iscritti ad alcun partito, impegnato in primo luogo nei cineforum”.
Giorgio Pagano si è soffermato sulle due esperienze castelnovesi e su altre narrate nel libro, da quella dei “capelloni” a quella della Beat Generation, fino a quella dei giovani operai, “più arrabbiati e più colti dei loro compagni più anziani, spesso sopravvissuti alla discriminazione degli anni Cinquanta”: “fu una babele di linguaggi e di culture, in un’atmosfera di speranza, di agitazione e di eccitazione, che portarono per vie diverse a un unico approdo: la generazione della rivolta esistenziale, sia studentesca che operaia”. Con un elemento specifico, ha aggiunto Pagano: “l’osmosi, in fabbrica, tra la nuova e la vecchia generazione: le contraddizioni di generazioni e quelle di classe scoppiarono assieme e contemporaneamente e si mescolarono tra loro”.
Maria Cristina Mirabello, riprendendo Giannanti, ha detto che “la mole dei due volumi che costituiscono il libro non deve indurre al pensiero che sull’argomento sia stato scritto tutto ma, piuttosto che, partendo da questa notevole base di partenza testimoniale e documentaria, possano esse approfonditi argomenti e battute ulteriori altre piste”.
Riguardo all’Indice di tutti i personaggi (al momento esiste nel libro solo quello dei 343 testimoni), che uscirà on line e che elencherà migliaia di nomi, ha osservato che “esso darà veramente il senso della coralità corrispondente all’epoca trattata, coralità in cui troveranno spazio i grandi e i piccoli protagonisti che non ci sono più e che, non avendo potuto diventare testimoni, sono però presenti e salvati nel loro agire: per fare storie necessitano tracce, indizi, nomi, e l’Indice, quantitativamente davvero massiccio, sarà strumento fondamentale per capire quei tempi”.
Infine un’osservazione fatta su Castelnuovo Magra: “il borgo, con le sue storie, viene ad essere nel libro una sorta di intersezione simbolica tra micro e macrostoria, in esso si dipanano esistenze e si costruiscono vite, insomma costituisce un vero e proprio ‘exemplum’, da intendersi non come ‘la via’ da seguire ma come uno strumento interpretativo che, a partire da un piccolo borgo, ci rende possibile capire il clima e l’originalità di un’epoca tanto complessa e nuova”.
A dare voce a questo “exemplum” sono poi stati Grassi, Antonelli e Baudoni. “Abbiamo imparato a vivere, a vincere la timidezza dei poveri, a partecipare”, hanno raccontato i primi due, mentre Baudone ha raccontato come il suo gruppo arrivò, tramite la rivista “Politica” della sinistra DC, a conoscere Don Milani. Significativamente i due gruppi, tra fine 1967 e inizio 1968, presentarono entrambi “Lettera a una professoressa” del prelato di Barbiana, chiamando don Sandro Lagomarsini, che in don Milani stava trovando il punto di riferimento che lo avrebbe segnato per tutta la vita. “Ci univa la diagnosi, ma non le terapie”, ha detto Baudoni. Soprattutto, ha sottolineato Grassi, “ci univa la volontà del riscatto culturale”. “Nessuna terapia fu poi all’altezza delle istanze sollevate dal Sessantotto -ha concluso Pagano- né quella della sinistra rivoluzionaria, né quella del PCI berlingueriano, né quella morotea, ma ci parlano ancora, di quel tempo, la tensione umanistica verso il cambiamento personale e sociale che -soprattutto nella fase iniziale del Sessantotto- unì quella generazione. Oggi abbiamo ancora bisogno di umanesimo: un umanesimo non antropocentrico, che metta al centro l’unità di uomo e natura”.
Pagano, spiegando il titolo del libro -un verso di “Dio è morto” di Francesco Guccini- ha aggiunto: “avremmo potuto scegliere il titolo ‘L’oblò della speranza’, da un verso di Bob Dylan: ‘Essere giovani vuol dire tenere aperto l’oblò della speranza, anche quando l’oceano è cattivo e il cielo si è stancato di essere azzurro’. Significa che l’avvenire è sempre nelle nostre mani”.

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