Presentazione di “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni sessanta alla Spezia e provincia” di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello,  Giovedì 30 giugno ore 21.30 al Ristorante “Le Palme” a Marina di Carrara
15 Giugno 2022 – 22:53

Presentazione di“Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni sessanta alla Spezia e provincia”di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello,Giovedì 30 giugno ore 21.30 a Marina di CarraraRistorante Le Palme, viale Vespucci 70
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Presentazione del secondo Volume di “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia” di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello, Venerdì 10 giugno ore 18 a Santo Stefano Magra – Giardino Villa Boeri

a cura di in data 1 Giugno 2022 – 21:58Nessun commento

Invito

Presentazione del secondo Volume di
Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia
di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello,
Venerdì 10 giugno ore 18 a Santo Stefano Magra
Giardino Villa Boeri, via Tavilla – centro storico

Venerdì 10 giugno alle ore 18 si terrà la presentazione a Santo Stefano Magra -nel Giardino di Villa Boeri, in via Tavilla nel centro storico- del secondo Volume del libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia”, intitolato “Dalla Primavera di Praga all’Autunno Caldo”. Interverranno Paolo Ruffini, assessore del Comune di Santo Stefano Magra, e Getto Viarengo, storico. Saranno presenti gli autori.
La presentazione è a cura del Comune e della Biblioteca di Santo Stefano Magra, nell’ambito della rassegna “Non ci resta che leggere. Iniziative di Resistenza letteraria della Biblioteca Cesare Arzelà”, in collaborazione con l’Associazione Culturale Mediterraneo.
Santo Stefano Magra è protagonista del libro, innanzitutto con le lotte dei lavoratori della Ceramica Vaccari per i salari, i diritti, la salute e per la salvezza della fabbrica. Molti giovani santostefanesi, inoltre, furono protagonisti delle lotte studentesche del periodo.

Nella Prefazione lo storico Paolo Pezzino ha scritto:
“L’opera si segnala per l’utilizzazione di 330 testimonianze di donne e uomini che hanno vissuto le vicende degli anni Sessanta in provincia della Spezia (più quelle dei due autori). Le testimonianze non sono riportate nella loro integralità, ma inserite con frammenti all’interno della narrazione storica. Questa scelta consente di adottare uno stile di racconto coinvolgente e vivace, che fa sì parlare i testimoni, ma dà rilevanza e significato ai loro racconti all’interno di un contesto narrativo.
Altra caratteristica dell’opera è lo spettro veramente impressionante degli argomenti trattati: non ci si limita infatti agli aspetti più evidenti delle lotte sindacali degli operai, del movimento degli studenti, dei rapidi mutamenti del mondo politico, ma si prendono in considerazione anche l’evoluzione del costume, della cultura artistica e musicale, dei quadri ideologici, delle pratiche religiose.
I due volumi sono poi corredati da importanti apparati: una cronologia internazionale e nazionale, oltre che locale, appendici documentarie, le schede biografiche dei testimoni, e le fotografie, che fanno parte a pieno titolo dell’interpretazione e della narrazione storiografica.
In conclusione un’opera monumentale che restituisce alla Spezia, importante città industriale, il ruolo di primo piano che le spetta nel quadro dei sovvertimenti politico-sociali ed economici degli anni Sessanta”.

Scrivono gli autori nel retro di copertina:
“Negli anni Sessanta prese corpo, fino all’esplosione nel 1968-1969, una ‘rivolta etica’: una lotta antiautoritaria contro autorità a cui non si riconosceva più legittimità. Una contestazione della grande razionalizzazione autoritaria che negava autonomia, autorealizzazione di sé e dignità alla persona umana: allo studente della scuola nozionistica e gerarchica, che ossificava la cultura, come all’operaio della fabbrica fordista, nella quale i calcoli ingegneristici applicati ai tempi di produzione si sposavano con un comando brutale affidato all’onnipotenza ed alla prepotenza dei capi.
Si trattò di un movimento complesso, che aveva alle origini una miscela di sentimenti e di politica, un intreccio tra l’affermarsi di una volontà di autogoverno della propria vita e lo sviluppo di un’azione collettiva ispirata ai valori della libertà, dell’eguaglianza e della fratellanza. Protagoniste furono anche le giovani donne: all’insegna, in questa fase, più dell’emancipazione e della parità che della liberazione e della differenza. E tuttavia anche tali caratteristiche segnavano, per l’ampiezza delle ragazze coinvolte (che, in un certo senso, stimolavano la generazione delle madri), qualcosa di veramente nuovo.
Nel libro si delineano i tratti, riguardanti la cultura -si pensi all’importanza del linguaggio della musica- ma anche gli stili di consumo ed i comportamenti di vita, della comunità giovanile protagonista della ‘rivolta’. ‘Dio è morto’ fu anche il manifesto di questa comunità e della frattura giovani-adulti che si verificò. Era emersa una generazione, per molti aspetti diversa dalla precedente e da essa distinta, insoddisfatta del presente ma anche delle proposte di cambiamento indicate sia dal centrosinistra che dalla ‘sinistra storica’.
Il tentativo di questa generazione di costituire una ‘soggettività politica’ subì uno scacco. Ma le sue pulsioni vitali hanno lasciato segni che ci riguardano ancora”.


Il secondo Volume del libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia”, intitolato “Dalla Primavera di Praga all’Autunno Caldo”, ha fatto tappa anche a Santo Stefano Magra, nella bella cornice del Giardino di Villa Boeri, in via Tavilla nel centro storico. Dopo l’intervento di Paolo Ruffini, assessore del Comune di Santo Stefano Magra,
Giorgio Pagano ha illustrato i contenuti del libro, soffermandosi soprattutto sui protagonisti del biennio 1968-1969, gli studenti e gli operai.
L’autore ha espresso la tesi che “l’esperienza studentesca e quella operaia furono contigue dal punto di vista comportamentale” perché “partivano entrambe dalla soggettività per approdare alla dimensione comunitaria”. Sia gli studenti che gli operai “non ne potevano più: della scuola nozionistica e gerarchica come della fabbrica caserma, regno dell’arbitrio padronale e dei bassi salari”. I due movimenti ebbero, nella loro fase iniziale, “una caratterizzazione analoga: antiautoritarismo e questione sociale; lotta morale per la dignità; fratellanza: voglia di essere liberi e voglia di stare insieme”. Nelle occupazioni studentesche come nei cortei operai.
Ci furono “contagio e reciproca influenza tra movimento studentesco e movimento operaio, fu un’unica storia”.
Pagano ha citato come esempio una frase della testimonianza, nel libro, di Giuseppe Testa, operaio della Ceramica Vaccari di Ponzano Magra:
“Il Sessantotto fu un coacervo di tante cose. L’epilogo di dieci anni di lotte furibonde, che erano cominciate all’inizio degli anni Sessanta. Volevamo lavorare e vivere meglio, e poi c’era il Vietnam…La speranza di un mondo nuovo…”
Pagano si è soffermato sui motivi della rivolta, mettendo l’accento, tra l’altro, su quella che ha definito la “crisi contemporanea di capitalismo e socialismo reale, simboleggiati dal Vietnam e dall’invasione di Praga”. Furono gli anni della “crisi dell’anticomunismo e del comunismo e della ricerca di un’altra via, contro l’omogeneizzazione dei valori”. Anche a Santo Stefano Magra, ha ricordato Pagano citando la testimonianza di Pietro Busconi, allora giovanissimo studente:
“Dopo la morte di Palach facemmo, come Circolo FGCI di Santo Stefano Magra, un manifesto di condanna molto forte dell’invasione di Praga e dell’URSS. Io, Walter Andreetti e Bruno Silvestri, che faceva l’Artistico a Carrara, fummo espulsi. Enrico Maruelli, mio cugino, rimase nella FGCI. Entrammo in contatto con Alberto Battistini, mi avvicinai alla nascente Lotta Continua. Andrea Ranieri e ‘Celè’ Grassi erano i miei punti di riferimento”.
Il Sessantotto, ha concluso Pagano, “fu davvero globale, lo si capisce molto bene anche partendo dalle realtà locali, solo apparentemente minori”.

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