Presentazione di “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni sessanta alla Spezia e provincia” di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello, Venerdì 11 novembre ore 17 a Sestri Levante, Sabato 12 alle ore 16 a Romito Magra
7 Novembre 2022 – 21:53

Presentazione di“Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni sessanta alla Spezia e provincia”di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello,Venerdì 11 novembre ore 17 Sestri Levante – Palazzo FascieSabato 12 novembre ore 16 Romito …

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Presentazione del secondo Volume di “Un mondo nuovo, una speranza appena nata” di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello. Lunedì 12 luglio ore 18.30 – Cinquale di Montignoso, Giangi’s Cafè in piazza Fabrizio de André

a cura di in data 9 Luglio 2021 – 12:16Nessun commento

Lunedì 12 luglio alle ore 18,30 si terrà la seconda presentazione “in presenza” -dopo quella alla Spezia di lunedì 5 luglio- del secondo Volume del libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia”, intitolato “Dalla Primavera di Praga all’Autunno Caldo”. Il secondo Volume contiene cinque Parti: Racconti. Luglio 1968-dicembre 1968; Racconti. 1969; Quel che resta di quegli anni; Immagini. Luglio 1968-dicembre 1972; Documenti.
L’incontro, organizzato dalla Associazione Culturale Memoranda, si svolgerà a Cinquale di Montignoso, al Giangi’s Cafè in piazza Fabrizio De André, nell’ambito del Salotto letterario “Libri nascosti” di Umberto Roffo. Interverranno Marco Rovelli, musicista e scrittore, e Ivan Carozzi, scrittore. Saranno presenti gli autori.
“La seconda presentazione -affermano Pagano e Mirabello- non poteva che tenersi nella provincia di Massa Carrara, perché il libro si sofferma anche su avvenimenti, vicende, persone di questo territorio, o che qui studiavano e lavoravano. L’iniziativa è anche un omaggio a due protagonisti del libro: Franco Capovani, di Querceta, studente a Carrara, e Umberto Roffo, spezzino di Trebiano, anche lui studente a Carrara, da poco scomparsi”.

I testimoni che hanno collaborato al libro sono 341, a cui aggiungere i due autori.
“Caratteristica dell’opera -scrive lo storico Paolo Pezzino nella Prefazione- è lo spettro veramente impressionante degli argomenti trattati: non ci si limita infatti agli aspetti più evidenti delle lotte sindacali degli operai, del movimento degli studenti, dei rapidi mutamenti del mondo politico, ma si prendono in considerazione anche l’evoluzione del costume, della cultura artistica e musicale, dei quadri ideologici, delle pratiche religiose. I due Volumi sono poi corredati da importanti apparati: una cronologia internazionale e nazionale, oltre che locale, appendici documentarie, le schede biografiche dei testimoni, e le fotografie, che fanno parte a pieno titolo dell’interpretazione e della narrazione storiografica. In conclusione un’opera monumentale che restituisce alla Spezia, importante città industriale, il ruolo di primo piano che le spetta nel quadro dei sovvertimenti politico-sociali ed economici degli anni Sessanta”.
Il secondo Volume si sofferma sulla “grande occupazione” delle scuole del dicembre 1968, sulla lotta per il Cantiere Ansaldo Muggiano e le dimissioni, per contrastarne la chiusura, del Sindaco Ezio Musiani, nonché su tutti gli altri avvenimenti del biennio: dagli scontri davanti al Liceo Costa alla notte della Bussola, dall’occupazione della SNAM alle lotte dei metalmeccanici fino alla strage di piazza Fontana, offrendo un ritratto compiuto della vita politica, sociale e culturale di tutta la provincia e anche, per molti aspetti, delle province limitrofe.

Scrivono gli autori nel retro di copertina:
“Negli anni Sessanta prese corpo, fino all’esplosione nel 1968-1969, una ‘rivolta etica’: una lotta antiautoritaria contro autorità a cui non si riconosceva più legittimità. Una contestazione della grande razionalizzazione autoritaria che negava autonomia, autorealizzazione di sé e dignità alla persona umana: allo studente della scuola nozionistica e gerarchica, che ossificava la cultura, come all’operaio della fabbrica fordista, nella quale i calcoli ingegneristici applicati ai tempi di produzione si sposavano con un comando brutale affidato all’onnipotenza ed alla prepotenza dei capi.
Si trattò di un movimento complesso, che aveva alle origini una miscela di sentimenti e di politica, un intreccio tra l’affermarsi di una volontà di autogoverno della propria vita e lo sviluppo di un’azione collettiva ispirata ai valori della libertà, dell’eguaglianza e della fratellanza. Protagoniste furono anche le giovani donne: all’insegna, in questa fase, più dell’emancipazione e della parità che della liberazione e della differenza. E tuttavia anche tali caratteristiche segnavano, per l’ampiezza delle ragazze coinvolte (che, in un certo senso, stimolavano la generazione delle madri), qualcosa di veramente nuovo.
Nel libro si delineano i tratti, riguardanti la cultura -si pensi all’importanza del linguaggio della musica- ma anche gli stili di consumo ed i comportamenti di vita, della comunità giovanile protagonista della ‘rivolta’. ‘Dio è morto’ fu anche il manifesto di questa comunità e della frattura giovani-adulti che si verificò. Era emersa una generazione, per molti aspetti diversa dalla precedente e da essa distinta, insoddisfatta del presente ma anche delle proposte di cambiamento indicate sia dal centrosinistra che dalla ‘sinistra storica’.
Il tentativo di questa generazione di costituire una ‘soggettività politica’ subì uno scacco. Ma le sue pulsioni vitali hanno lasciato segni che ci riguardano ancora”.


Lunedì 12 luglio, al Salotto letterario “Libri nascosti di Umberto Roffo” a Cinquale di Montignoso, si è inaugurata la stagione con Giorgio Pagano, ex Sindaco della Spezia, che ha presentato il secondo Volume del libro scritto con Maria Cristina Mirabello “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia”, intitolato “Dalla Primavera di Praga all’Autunno Caldo”, che si sofferma sul periodo luglio 1968-dicembre 1969.
Un pubblico attento e molto numeroso ha ripercorso con l’autore tutti gli anni Sessanta -su cui si sofferma anche il primo Volume del libro, “Dai moti del 1960 al Maggio francese”. Pagano era accompagnato da Marco Rovelli, musicista e scrittore, e da Ivan Carozzi, scrittore.
La serata è stata aperta da Chiara Roffo -Associazione Culturale Memoranda- in ricordo dell’opera svolta dal padre Umberto, definito dall’autore il più poetico, romantico e fantasioso di tutti gli studenti del Chimico di Carrara (con Franco Capovani capo politico).
Storia del movimento studentesco e operaio che si uniscono nel criticare la società autoritaria e di classe, dove Che Guevara e don Milani sono le figure tra le più citate tra i giovani.
Il ricordo dell’autore nel suo primo giorno di scuola alle superiori, dove il morso a un orecchio di un comunista a un fascista passa in secondo piano rispetto al massacro dei giovani in piazza delle Tre Culture a Città del Messico, origine dello sciopero contro cui ci fu l’aggressione fascista.
Le storie della “fruga” in fabbrica, umiliante per gli uomini e soprattutto per le donne, come il modo di fare i bisogni fisiologici, sempre sotto lo sguardo attento e prepotente dei capi.
Il Sessantotto è giovanile, è rivolta dei giovani contro la generazione degli adulti, ma in fabbrica riunisce le varie generazioni nel nome della “memoria di classe”.
Oltre 340 testimonianze per un libro unico nel suo genere.
Serata improntata anche su due storiche canzoni, cantate da Marco Rovelli, “Hasta siempre comandante” e “Vecchia piccola borghesia”.
Conclusione di Giorgio Pagano, che ha ricordato il prossimo centenario dei “Fatti di Sarzana” -quando gli Arditi del popolo cacciarono, il 21 luglio 1921, i fascisti- e la partecipazione ai “Fatti” degli Arditi del popolo di Montignoso, e ha reso omaggio a una generazione di libertari che in seguito tennero in scacco il fascismo per quasi due anni, spostandosi di continuo tra le Apuane. Uno di loro, Balilla Grillotti, combatté nella Resistenza in Liguria e fu fucilato dalle brigate nere: la sua lettera ai familiari dal carcere di Marassi è pubblicata in quello che Pagano ha definito “il libro più bello”, le “Lettere di condannati a morte della Resistenza italiana”.

Testo di Mariano Giunta per l’Associazione Culturale Memoranda e l’Associazione Culturale Mediterraneo.

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