Gramsci oltre Gramsci: Il dibattito nella sinistra italiana nella seconda metà del Novecento
18 Novembre 2020 – 20:13 | No Comment

APS Consorzio Zenzero, Attac Genova, ANPI Sezione di Genova S. Fruttuoso, Goodmorning Genova, Il Cesto
GRAMSCI OLTRE GRAMSCI:
IL DIBATTITO NELLA SINISTRA ITALIANA NELLA SECONDA META’ DEL NOVECENTO
GIORGIO PAGANO
Genova, 3 novembre 2020
PREMESSA

La storia del dibattito su Gramsci …

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Paesaggio, urbanistica, conversione ecologica dell’economia – Lunedì 23 Maggio ore 17 al Palazzo Doria Spinola di Genova

a cura di in data 16 Maggio 2016 – 20:13Nessun commento
Invito 23

Invito 23 Maggio

“PAESAGGIO, URBANISTICA,CONVERSIONE ECOLOGICA DELL’ECONOMIA”
Lunedì 23 maggio ore 17
Sala del Consiglio Metropolitano di Palazzo Doria Spinola
Largo Eros Lanfranco, Genova

Il Comitato Promotore dell’Osservatorio Civico Ligure prosegue le sue iniziative confrontandosi con i cittadini sul tema “Paesaggio, urbanistica, conversione ecologica dell’economia”.

L’Osservatorio ritiene che il paesaggio sia la maggiore risorsa culturale ed economica della Liguria, e che la Regione abbia avuto in questi anni -e abbia tuttora, come dimostra il Piano Casa- una assai scarsa attenzione istituzionale in materia. Il paradosso della situazione ligure sta nel fatto che la Regione non realizza gli strumenti che le consentirebbero di esercitare le legittime competenze strategiche (il Piano Territoriale Regionale e il Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico), ma invade con leggi e leggine il campo amministrativo e gestionale, che non le compete. La stessa legge urbanistica regionale approvata dalla precedente Giunta nel 2015 dà alla Regione un ruolo di dominus che limita l’autonomia dei Comuni. La proposta è quella di varare un Piano territoriale-paesaggistico che, come in Puglia o in Toscana, rispetti le infinite varietà locali e le relative “coscienze di luogo” e valorizzi il patrimonio paesaggistico non dal punto di vista mercantile ma da quello dell’elevamento della qualità della vita. Va previsto, con una legge regionale ad hoc, anche l’obbligo di sviluppare processi di partecipazione rispetto agli atti di governo del territorio e del paesaggio più rilevanti.

L’Osservatorio ritiene inoltre che la Liguria -terra delle centrali a carbone da dismettere o riconvertire e delle aree inquinate da bonificare, fanalino di coda nelle energie alternative, con tante piccole imprese in difficoltà e un panorama sconfortante delle start-up innovative- abbia bisogno di una legge regionale “per la conversione ecologica e sociale”, come quella proposta nella Regione Lazio dopo un lungo lavoro comune di realtà istituzionali, sindacali, imprenditoriali e associative. Un percorso nato dalla riflessione condivisa secondo cui l’uscita dalla crisi economica e climatica-ambientale non può che passare per processi di conversione dei modelli di produzione e di consumo, rispetto ai quali le amministrazioni pubbliche possono e devono assumere un ruolo di “orientamento”. Centrale, nella conversione ecologica e sociale, è l’abbandono dei combustibili fossili.

Da qui un altro compito prioritario per la Regione, strettamente integrato al precedente: l’approvazione del Piano energetico ambientale, che sia anche un Piano di mitigazione e adattamento ai cambiamenti climatici. Alle spalle abbiamo una storia fallimentare. Il Piano del 2003 stabiliva l’obbiettivo di produrre il 7% di energia con le fonti rinnovabili nel 2010. In realtà si passò solamente al 5,3%. Nel 2012 il Governo assegnò alla Liguria l’obbiettivo di raggiungere il 14,1% entro il 2020. Ma la Regione si limitò ad approvare il nuovo Piano in Giunta, senza portarlo in Consiglio. Il Piano proponeva sia l’obbiettivo assegnato sulle rinnovabili sia una maggiore efficienza e una riduzione dei consumi, ma non affrontava né il tema delle fonti fossili, carbone in primis, né quello della mobilità. Ora occorre un Piano coerente con una vera politica di conversione ecologica dell’economia ligure, alla luce anche dei risultati e obiettivi raggiunti in sede COP 21 di Parigi. L’Osservatorio propone l’istituzione dell’assessorato “alla terza rivoluzione industriale”, che lavori a un Piano partecipato basato su energie rinnovabili, case efficienti, nuove modalità di trasporto, rifiuti recuperati, reti intelligenti, risparmio di suolo, agricoltura biologica ed ecologica, crescita dei boschi, incremento del verde pubblico, prevenzione delle malattie.

 


 

La seconda iniziativa dell’Osservatorio Civico Ligure è stata dedicata al tema “Paesaggio, urbanistica, conversione ecologica dell’economia”. Giorgio Pagano, nell’introduzione, lo ha motivato così: “Il paesaggio e l’ambiente costituiscono la maggiore risorsa culturale ed economica della Liguria, ma la Regione ha avuto da molti anni a questa parte una assai scarsa attenzione alla materia”. Pagano ha riepilogato le proposte dell’Osservatorio: l’approvazione, da parte della Regione, del Piano Territoriale Regionale, del Piano Territoriale di Coordinamento Paesistico, di una legge per la conversione ecologica e sociale e del Piano energetico ambientale. Le proposte, contenute in un documento, sono state illustrate da Massimo Quaini e da Federico Valerio. Quaini ha evidenziato “la condizione critica del paesaggio e dell’ambiente in Liguria”, frutto di “un assetto istituzionale antidemocratico, conseguenza dell’opera di forze profonde che vogliono esautorare le forze locali e riallineare i processi decisionali a livelli lontani dai cittadini, come dimostra l’esautoramento dei Comuni con il Piano casa”. Valerio si è soffermato sui mutamenti climatici e sul “collasso del sistema basato sulle fonti fossili”: la Regione deve varare “un Piano fondato sulla decarbonizzazione, l’efficienza energetica delle abitazioni e le fonti rinnovabili” e dotarsi di un “assessorato alla terza rivoluzione industriale”. Nel Piano va affrontata anche la specificità genovese dell’inquinamento prodotto dalle navi, con l’elettrificazione delle banchine.

Anna Marson, docente all’Università di Venezia, già assessore all’Urbanistica della Regione Toscana, ha raccontato la sua esperienza: “Il paesaggio è concepito dalla popolazione toscana come una questione sociale, una posta in gioco che ha a che fare con la qualità della vita della popolazione… il Piano Paesistico è stato approvato perché è stato adottato e sentito come proprio da gran parte delle associazioni e dei comitati… è un Piano che sviluppa la democrazia e la partecipazione, non tecnocratico”.

Nel dibattito sono intervenuti Gennaro Valerio, che ha insistito sull’importanza dei dati epidemiologici che dimostrano come il degrado dell’ambiente provochi danni alla salute, Giampiero Fasoli, Pietro Lazagna, Bianca Vergati, Marco Fallabrini e Giunio Luzzatto.

Clicca qui per leggere i documenti consegnati:

icona-pdf Nota sul paesaggio e il territorio in Liguria

icona-pdf Nota sulla conversione ecologica dell’economia e sul piano energetico in Liguria

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