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Giorgio Pagano presenta “Eppur bisogna ardir. La Spezia partigiana 1943-1945” a Villafranca, Sabato 12 novembre ore 16, Salone Voltato del Museo Etnografico della Lunigiana

a cura di in data 7 Novembre 2016 – 22:15Nessun commento
Invito

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GIORGIO PAGANO PRESENTA
EPPUR BISOGNA ARDIR.
LA SPEZIA PARTIGIANA 1943-1945

VILLAFRANCA
Salone Voltato del Museo Etnografico della Lunigiana
Sabato 12 novembre ore 16

Il libro di Giorgio Pagano “Eppur bisogna ardir. La Spezia partigiana 1943-1945”, dopo le affollate presentazioni alla Spezia, Sarzana, Levanto, Lerici, Sesta Godano, Migliarina, Follo, Valmozzola, Pontremoli, Arcola, Sestri Levante, Massa (Memofest), Genova, Pignone, Monterosso, Massa (Mostra della Resistenza), Groppo di Sesta Godano, Deiva Marina, Vernazza e Framura, verrà presentato sabato 12 novembre alle ore 16 a Villafranca , nel Salone Voltato del Museo Etnografico della Lunigiana. L’iniziativa è dell’Associazione Culturale Mediterraneo, dell’Associazione Culturale Alberico Benedicenti e della Sezione Anpi Villafranca-Bagnone. Mara Cavalli e Valentina Guerrini porteranno i saluti. Dopo l’introduzione di Paolo Bissoli, Chiara Guastalli intervisterà l’autore.

Il libro, edito da Cinque Terre, è una storia della Resistenza nella IV Zona operativa, fatta rivivere attraverso le testimonianze dei protagonisti, le ragazze e i ragazzi di settant’anni fa. “Eppur bisogna ardir” si apre con la prefazione di Donatella Alfonso, giornalista di “Repubblica” e scrittrice, e prosegue con l’introduzione dell’autore e i tre capitoli “La Storia”, “Racconti e ritratti” e “Facio e Laura” (si tratta delle pagine dedicate alle figure di Dante Castellucci “Facio”, partigiano ucciso da altri partigiani, e della sua compagna Laura Seghettini). La Resistenza spezzina si svolse in buona parte in territorio lunigianese, ed ebbe molti partigiani lunigianesi tra i protagonisti principali: da Nello Quartieri “Italiano, nato a Mocrone di Villafranca, il cui maestro di vita fu proprio Alberico Benedicenti, a Laura Seghettini e a Edoardo Bassignani “Ebio” di Merizzo, partigiano in Val di Magra. Il territorio bagnonese, inoltre, conobbe la strage del monte Barca, in cui perirono molti partigiani spezzini.

La conclusione è affidata al saggio “La Resistenza e la sua eredità 1945-2015”, una riflessione su come trasmettere ai giovani la scelta morale e la concezione della politica della Resistenza e su come far sì che l’antifascismo e la Costituzione siano alla base di uno “spazio repubblicano” condiviso da tutti gli italiani. “Oggi -sostiene l’autore- i partiti non ci sono più, o almeno non ci sono più quelli veri, radicati nel popolo. Prima l’eredità della Resistenza cercavano, anche se non ci sono mai riusciti fino in fondo, di trasmetterla loro. Ma oggi? Dobbiamo ripartire dalle persone, dalle donne e dagli uomini semplici che hanno fatto la Resistenza, che sono i protagonisti delle tante piccole storie di questo libro. Ma ripartire anche, più in generale, dalle donne e dagli uomini semplici della nostra storia del dopoguerra e di oggi. Non dai poteri costituiti, ma dai germogli che nascono dal basso, dalla società”.

Il titolo del libro è quello di un verso originario di “Fischia il vento”, la canzone più amata dai partigiani ai monti. Giorgio Pagano spiega così lo spirito che pervade il libro: “L’ardore, inteso come coraggio morale, è il tema di questo libro. Perché, come disse Robert Kennedy, ‘il coraggio morale è merce più rara del coraggio in battaglia o dell’intelligenza’. Settant’anni fa ognuno si trovò solo di fronte alla propria scelta. Ogni partigiano ebbe un suo personale ‘ardir’: da tutte queste storie individuali sorse una storia collettiva. Fu la dimensione morale, che Piero Calamandrei indicava come una sorta di impulso diffuso, generato ‘da una voce sotterranea’, a indicare agli italiani la via della ribellione e del riscatto. Le ombre della Resistenza, che pure ci furono, non scalfiscono la luce della dimensione morale. Il valore del coraggio morale dei partigiani è più che mai attuale in una fase in cui è del tutto assente dalle qualità degli uomini pubblici, sostituito dall’accondiscendenza supina e dalla cedevolezza d’animo. Di coraggio morale abbiamo bisogno per tornare alla politica-virtù contro la politica-cinica tecnica del potere”.


“Eppur bisogna ardir. La Spezia partigiana 1943-45” di Giorgio Pagano continua a riempire le sale e a suscitare forte partecipazione emotiva. E’ avvenuto anche a Villafranca, dove il libro è stato presentato da Mara Cavalli, dell’Associazione Alberico Benedicenti, Valentina Guerrini, della Sezione Anpi di Villafranca-Bagnone e da Paolo Bissoli, Presidente dell’Istituto Storico della Resistenza apuana. Poi Chiara Guastalli ha intervistato l’autore, e la presentazione si è trasformata in un affresco sui momenti più importanti della Resistenza spezzina e lunigianese, dall’assalto di Valmozzola e dall’eccidio del monte Barca agli scioperi operai, dall’uccisione di “Facio” per mano dei suoi compagni al rastrellamento nazifascista a Migliarina, dall’epopea del Gottero al salvataggio da parte dei partigiani della città e delle fabbriche minate. Un affresco intercalato dalla lettura delle testimonianze raccolte nel libro: quelle delle donne, come le deportate Bianca Paganini e Dora Fidolfi e la staffetta Vanda Bianchi, e quelle dei grandi comandanti, come Luigi Fiori “Fra Diavolo”, Flavio Bertone “Walter”, Amelio Guerrieri “Amelio” e soprattutto Nello Quartieri “Italiano”, nato a Mocrone di Villafranca, spinto alla scelta partigiana dal grande scienziato Alberico Benedicenti.
Pagano ha parlato del valore dell’”ardir”, del coraggio morale dei partigiani, “più che mai attuale in una fase in cui è del tutto assente dalle qualità degli uomini pubblici”. Pensiamo, ha aggiunto, “a come le riforme elettorali e costituzionali in campo siano tutte orientate all’umiliazione del Parlamento, nella sua prima funzione, quella rappresentativa. Che cosa significano le ‘liste bloccate’ se non l’umiliazione di questa funzione? Queste istituzioni inducono alla piaggeria, alla sottomissione, all’assenza di idee, alla disponibilità nei confronti dei potenti, alla vigliaccheria interessata o alla propria carriera o all’autorizzazione ad avere mano libera nei propri affari sul territorio di riferimento. Per essere eletti queste sono le doti funzionali al partito nel quale ti arruoli. Non è il tempo dell’ardimento, è il tempo della vigliaccheria. Dobbiamo tornare al tempo dell’ardimento”. E ha citato “Italiano”: “Il segreto della felicità è la libertà. Il segreto della libertà è il coraggio. Usiamolo tutte le volte che occorre perché non prevalgano mai l’arrendevolezza e le comode e cieche viltà”. Chiara Guastalli ha concluso citando la lettera del condannato a morte Pietro Benedetti, che scrive alla moglie: “Ma che fare? Vi sono nel mondo due modi di sentire la vita. Uno come attori, l’altro come spettatori”. E’ questa, ha detto, la grande lezione, più che mai attuale, della Resistenza.

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