La storia di una città unica raccontata dal suo ex Sindaco – di Sondra Coggio
26 Ottobre 2020 – 23:02 | No Comment

Il Secolo XIX, 23 ottobre 2020
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Spezia, si può giocare una nuova partita

a cura di in data 11 Ottobre 2020 – 14:38Nessun commento

Varese Ligure, 8 luglio 2018, il ponte Grexino in occasione del 200° anniversario della Madonna della Visitazione
(foto Giorgio Pagano)

Città della Spezia, 4 ottobre 2020 – In Liguria il risultato elettorale è molto chiaro: hanno vinto Giovanni Toti e il centrodestra. Con il 56,1% dei voti, rispetto al 34,4% di cinque anni fa. Nel 2018, alla Camera, il centrodestra aveva ottenuto, nella nostra regione, il 37,2%; alle europee, nel 2019, il 47,3%. E’ un crescendo, anche se forse è presto per dire che la Liguria ha ormai un “paesaggio di regione di centrodestra”.
Certo è che Toti, come ha scritto lo storico Antonio Gibelli, “ha saputo proporre un’immagine di efficienza e di concretezza, è riuscito a occultare i disastri combinati nella sanità già in corso di ridimensionamento e gli errori nella gestione Covid, ha sfruttato propagandisticamente la ricostruzione del Ponte come se fosse opera sua e del Sindaco Bucci o quasi, ha utilizzato l’appoggio della Lega senza mai indulgere ai toni salviniani e ha imposto il suo messaggio grazie a un controllo pressoché totalitario dei media televisivi locali, pubblici e privati, ormai quasi interamente al suo servizio”. Sottolineo l’abilità nell’opera di occultamento dei gravissimi danni apportati alla sanità: Toti è riuscito dove non è riuscita Sonia Viale, unico caso nella storia della Regione di un Vicepresidente e Assessore alla sanità non rieletto dagli elettori. Anche Toti è populista (ma forse oggi c’è qualcuno che non lo è?), però più “dolce” rispetto a Salvini. Non gira con i rosari al collo, non mette sempre la mascherina però non se ne vanta, non attacca ogni giorno l’Europa, ce l’ha con gli immigrati ma senza sbraitare. Insomma, risulta più “credibile”. Ha conquistato, in questo modo, anche il voto di elettori “moderati”, provenienti pure dalla Lega. Prova ne è che Cambiamo!, la sua lista, ha ottenuto il 22,6%, superando la Lega (17,1%), Fratelli d’Italia (10,9%) e Forza Italia (5,3%, con Area Popolare). La Lega cinque anni fa aveva ottenuto il 20,2%, alla Camera il 19,9%, alle europee il 33,8%: quindi è arretrata rispetto ad ogni competizione.

Il candidato del centrosinistra e del M5S, Ferruccio Sansa, si è fermato al 38,9% dei voti. Cinque anni fa la Paita, per il Pd e due piccole liste, aveva ottenuto il 27,8; la Salvatore, per il M5S, il 24,8%; Pastorino, per la sinistra radicale, il 9,4%. Alla Camera, in Liguria, il Pd aveva preso il 19,7%, i Cinque Stelle il 30,1%, Liberi e Uguali il 4,4%. Alle europee il Pd il 24,9%, il M5S il 16,4%, i Verdi il 2,4%, la sinistra il 2,1%. L’arretramento è netto: il Pd, con Liberi e Uguali, si è fermato al 19,9%, il M5S al 7,8%, la sinistra al 2,5, i Verdi all’1,5%, mentre la lista Sansa è arrivata al 7,1%.
In un mese di campagna elettorale, tra Covid e solleone, era davvero difficile fare di più. Nella sconfitta hanno pesato molti fattori. Gibelli ha ricordato che “la vecchia classe dirigente che ha governato per decenni è da tempo fortemente logorata e piuttosto screditata”. Aggiungo che l’opposizione a Toti in cinque anni è stata sostanzialmente assente, direi paralizzata. E che il modo in cui si è arrivati alla candidatura di Sansa è stato scandaloso: una lunga e penosa trattativa in stanze piene di parole e vuote di idee, il peso della salvaguardia di interessi personali e di fazione, la rinuncia ad ogni ambizione a competere. Sansa, pur non essendo espressione di una forte pressione popolare dal basso, ha comunque rappresentato qualcosa di molto meglio rispetto a chi ha varato, alla fine di quel lungo e folle conclave, la sua candidatura. Ha segnato una speranza in un contesto sconsolante.

Varese Ligure, 8 luglio 2018, il Castello dei Fieschi in occasione del 200° anniversario della Madonna della Visitazione
(foto Giorgio Pagano)

Ogni partito dell’alleanza che ha perduto voti guardi dentro di sé per individuare e se necessario colpire le responsabilità, che vanno sempre cercate -anche se non è sufficiente- a partire dall’alto. E per rimediare. Ma senza commettere altri errori. Sansa ha presentato una proposta ideale e programmatica, ha individuato un terreno unitario per tutte le forze della coalizione, ha cominciato a suscitare energie civiche. Deve proseguire il suo lavoro, senza che partiti e partitini tornino a guardarsi l’ombelico. Bisogna andare avanti, nelle idee, nel programma, nella ricostruzione di legami sociali e territoriali. Non ho mai votato Pd e M5S, e da tempo non mi riconosco nella sinistra radicale: ma auspico una coalizione civica, sociale e popolare che sia certamente molto innovativa, che attragga certamente nuove forze, ma che si basi anche sulle forze politiche che hanno sostenuto Sansa, nessuna esclusa. Altrimenti Toti e il centrodestra conquisteranno un’egemonia che durerà molti anni.
Questo orizzonte comune deve essere mantenuto e rafforzato anche a Spezia. Nella nostra provincia Toti ha ottenuto il 51,2%, Sansa il 43,1%. Guardiamo il dato del Comune capoluogo, per cui si voterà tra due anni: Toti si è fermato al 49,8%, Sansa ha raggiunto il 45,2%. La Lega è al 22,1, Cambiamo! solo all’11%, terza lista nel centrodestra, superata anche da Fratelli d’Italia. Il Pd ha ottenuto, con Liberi e Uguali, il 22,8%, la lista Sansa ben il 10,1%, il M5S l’8,1%, la sinistra il 2,2%, i Verdi l’1,2%. Cinque anni fa la Paita aveva ottenuto il 34,1%, la Salvatore il 22%, Pastorino il 9,1%. Alla Camera il Pd il 20,4%, il M5S il 29,3%, Liberi e Uguali il 4,5%. Alle europee il Pd il 27,7%, il M5S il 15,6%, la sinistra il 2,3%, i Verdi il 2%. Alle comunali del 2017, vinte da Pierluigi Peracchini al secondo turno, le liste del centrodestra avevano ottenuto al primo turno il 39,7% dei voti (ma Peracchini solo il 32,6%); Paolo Manfredini era stato sconfitto al secondo turno, ma le liste riconducibili alla coalizione che ha sostenuto Sansa, senza considerare quella di Lorenzo Forcieri, avevano raggiunto al primo turno il 47,4%. I risultati del 2020 non sono quindi molto lontani da quelli ottenuti -da forze allora divise- nelle elezioni del 2017 e del 2019 (diversamente da quelle del 2018, caratterizzate dall’exploit grillino). Hanno quindi ragione coloro che sostengono che alla Spezia il Comune, tra due anni, sarà “contendibile”. Ma le osservazioni fatte per la Liguria valgono anche per la nostra città. Bisogna seminare bene: programma alternativo sui grandi temi del nuovo sviluppo, dell’Enel e dell’ambiente, dell’Ospedale e della sanità; rottura con un’epoca tristemente tramontata; apertura a nuove energie e radicamento in ogni aggregazione sociale, in ogni articolazione della vita quotidiana, nei quartieri, nei luoghi di lavoro, nelle scuole, nelle “cellule” della solidarietà e della cultura. Serve un confronto vero, che non sia dominato dalla speranza di non mettere in discussione niente. Così si può giocare una nuova partita.

Post scriptum:
mentre la rubrica “Luci della città” era sostituita dal “Diario dalle Terre Alte” sono scomparsi alcuni partigiani, ormai gli “ultimi”. Li ricordo dedicando a loro questo articolo. E’ un omaggio dovuto a cari amici e compagni, che seppero mettersi in gioco non solo per sé, ma per immaginare un futuro diverso per tutti. Consapevoli che l’esito di quella scelta era tutt’altro che scontato.
Luciano Danieli “Mastino” fu partigiano della formazione “Caporalin”, che operava tra Castelpoggio di Carrara e Bastione di Fosdinovo. Dopo il grande rastrellamento del novembre 1944, passò il fronte e aiutò i partigiani combattenti nell’Appennino tosco-emiliano. Operaio, fu licenziato dall’Arsenale per motivi politici nel 1952. Per molti anni si impegnò nella cooperativa di sostegno dei contadini di Ortonovo. Amministratore locale, fu Sindaco di Ortonovo per il PCI. Presidente dell’ANPI di Luni, aveva una forza inesauribile. L’ho sentito l’ultima volta il 25 aprile di quest’anno, nella manifestazione trasmessa sul web. Dopo quasi un’ora di diretta gli dicemmo: “Sei stanco?”. Lui rispose: “No, vado avanti”. Ho raccolto un suo racconto, ancora inedito, che pubblicherò nella rubrica.
Carlo Bertolani “Carlin” fu partigiano del Battaglione “Vanni”. Qui potete leggere il suo racconto, raccolto per questa rubrica:
http://www.cittadellaspezia.com/Luci-della-citta/L-epopea-del-Gottero-174822.aspx
Anche “Carlin” fu licenziato per rappresaglia, al Muggiano nel 1952. Anelito Barontini lo chiamò nella Federazione provinciale del PCI, di cui fu responsabile per i contadini, per le fabbriche, per la Val di Magra… La sua storia è raccontata nel primo Volume del libro mio e di Maria Cristina Mirabello “Un mondo nuovo. una speranza appena nata. Gli anni Sessanta alla Spezia ed in provincia”.
Il suo ultimo impegno fu quello di Presidente provinciale dell’ANPI.
Gino Sentieri “Tedesco” fu partigiano prima della Brigata “Costiera”, poi del Battaglione Vanni. Questo il suo racconto, anch’esso in questa rubrica:
http://www.cittadellaspezia.com/Luci-della-citta/Ripartire-dalle-donne-e-dagli-uomini-207692.aspx
Forte, gioviale, fino all’ultimo impegnato nell’ANPI, ha partecipato ad ogni incontro nelle scuole, ad ogni manifestazione… Non mancava mai.
L’antifascismo di “Mastino”, di “Carlin” e di “Tedesco” era capace di parlare nei nostri tempi, di non essere pura testimonianza. Era capace di essere innanzitutto impegno civile. Senza di loro l’opera di trasmissione della memoria sarà molto più difficile. Ma ora tocca a noi, guai a rinunciare.

lucidellacitta2011@gmail.com

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