Presentazione di “Un mondo nuovo, una speranza appena nata. Gli anni sessanta alla Spezia e provincia” di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello, Sabato 20 agosto alle ore 21 nel piazzale della parrocchia di S. Andrea a Levanto
11 Agosto 2022 – 22:09

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Quando il calcio era romantico

a cura di in data 27 Giugno 2022 – 21:37Nessun commento

Un’immagine della partita Vigili del Fuoco Spezia-Torino, 16 luglio 1944

Città della Spezia 29 maggio 2022

Lo Spezia si è salvato, è ancora in serie A. Un’impresa sportiva straordinaria, non c’è dubbio. L’occasione giusta per ricordare quanto sia ricca la storia della città, anche in campo calcistico.
La vera impresa straordinaria, quella irripetibile, avvenne nel 1944, in un’Italia devastata dalla guerra, tra bombardamenti, rastrellamenti, deportazioni: il primo posto nel campionato di serie A. La vicenda è stata raccontata da numerosi libri di storia, da una rappresentazione teatrale, da una canzone. Mancava un romanzo storico, è arrivato lo scorso anno grazie a Marco Ballestracci, autore di “Giocare col fuoco”.
Ballestracci è un giornalista sportivo che non sa scrivere solo di sport ma ben conosce la storia del nostro Paese. Per questo è riuscito a dar vita a un’opera in cui il verosimile è molto simile alla realtà. Lo ha aiutato una buona conoscenza del nostro territorio, perché il padre era lunigianese.
Il libro racconta la vicenda del campionato di calcio che tra la fine del 1943 e il luglio successivo fu combattuto nonostante l’occupazione nazista dell’Italia settentrionale. Un campionato che quel che restava del regime fascista, ossia la Repubblica di Salò, volle organizzare “per dare alla gente qualche ora di svago”, una qualche parvenza di normalità.

Il torneo si concluse con un triangolare disputato all’Arena di Milano nel luglio 1944. Vi parteciparono tre squadre: il Venezia, il Torino FIAT, ossia il Grande Torino allenato da Vittorio Pozzo che per l’occasione aveva rafforzato la squadra con l’innesto di Silvio Piola, e la formazione dei Vigili del Fuoco La Spezia, la cenerentola tra le finaliste, che invece pareggiò con il Venezia e sconfisse per 2 a 1 il Torino. Il merito fu delle tattiche messe in atto dall’allenatore Ottavio Barbieri, con tanto di catenaccio e libero fisso dietro i terzini.
Lo Spezia riuscì a far suo quel titolo che avrebbe dovuto essere di livello nazionale, ma che fu poi degradato a Campionato di Guerra. Se il Torino avesse vinto il torneo, lo scudetto sarebbe stato, con tutta probabilità, regolarmente assegnato. Purtroppo non ne avremo mai la controprova.
Solo nel 2002, in seguito a una grande battaglia della città, la Federcalcio, a titolo di risarcimento morale, decise di “assegnare una medaglia d’oro al valore sportivo alla squadra Spezia Vigili del Fuoco, un titolo sportivo onorifico del quale la squadra potrà fregiarsi per sempre”. Così si spiega quello scudetto che Lo Spezia porta sulla propria maglia.

La formazione dei Vigili del Fuoco Spezia nel campionato 1943-1944

Ballestracci ripercorre la storia della squadra, che girava per l’Italia bombardata e rastrellata a bordo di un’autobotte, “così carica che il peso d’un altro sacco di sale avrebbe schiantato le assi”. I calciatori portavano il sale in Emilia, per scambiarlo con qualche bene alimentare. Come facevano tantissimi spezzini, specialmente le donne, che valicavano il passo della Cisa con i loro carretti. Ballestracci fa dire a un giornalista emiliano che quei giocatori sembravano “reduci della 10a Armata italiana in Africa”. Ogni volta era un’avventura buona per la sceneggiatura di un film di guerra, tra incontri con i fascisti della X Mas e con i partigiani del Battaglione Picelli, con cui i calciatori simpatizzavano.
Il campionato di calcio, filo conduttore del libro, è l’occasione per l’autore per parlare del periodo storico. Delle stragi fasciste a Ponticello di Pontremoli e a San Terenzo Monti, per esempio. Un protagonista del romanzo è Dante Castellucci “Facio”, comandante del Picelli, ucciso da altri partigiani, “l’uomo più grande che ho mai conosciuto”, fa dire Ballestracci a un partigiano che era con lui ai monti, fin dalla battaglia del Lago Santo del 19 marzo 1944.
“Giocare col fuoco” è un libro sul “calcio romantico”: è talmente tragico lo sfondo, talmente oscena la quotidianità della morte che si respira a ogni passo, che si fatica a pensare che si sia riusciti a giocare a calcio. “Le divise di Wando Persia e dei suoi compagni erano così sdrucite […] che non c’era nessuno che all’Arena non ridesse”, mentre gli altri calciatori avevano le loro belle tenute. Eppure i più deboli riuscirono a vincere, anche se l’epilogo fu amaro e cerca ancora oggi giustizia.
“Giocare col fuoco” è anche un libro sulla “Resistenza romantica”. Anch’essa ha sete di giustizia: nel libro la trova, c’è un regolamento dei conti con il principale responsabile dell’uccisione di “Facio”, che paga il suo debito. E’ un finale immaginario, un omaggio sentito a chi andò ai monti a combattere per la libertà. Nella realtà la giustizia, anche in questo caso, ben più grave, deve ancora essere fatta fino in fondo.

Post scriptum:
Sul campionato di calcio 1943-1944 rimando all’articolo di questa rubrica “Più forti della guerra e del Grande Torino” (21 luglio 2013).
Su “Facio” rimando a molti articoli di questa rubrica e, da ultimo, a “100 anni+1. La vita e la storia del comandante Facio”, 17 agosto 2021, leggibile su www.associazioneculturalemediterraneo.com

lucidellacitta2011@gmail.com

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