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I GAS e il nuovo bisogno di solidarietà

a cura di in data 13 Febbraio 2013 – 16:42Nessun commento

La Spezia, Tramonti (2012)(foto Giorgio Pagano)

Città della Spezia – 10 Febbraio 2013 – Di fronte alla crisi della politica bisogna sforzarsi di andarla a cercare nei luoghi dove può rinascere. Se aguzziamo la vista, ci accorgiamo che c’è qualcosa di nuovo che avanza: gli individui che si associano per finalità solidali e partecipative. L’articolo di domenica scorsa sulla Banca del Tempo di Luni ha colto, nel suo piccolo, una tendenza diffusa nella nostra società: quella verso la cooperazione, il mutuo soccorso, lo spirito di comunità. Non a caso lo stesso giorno, sul Secolo XIX, ho letto che un’esperienza analoga è nata a Cerri, per iniziativa del circolo Arci. Anche in questo borgo dell’Arcolano avviene lo scambio gratuito di prestazioni sociali: “un modo diverso -dice il presidente del circolo Mariano Gambino- di aiutarsi e di consolidarci sempre più come comunità”. Sempre domenica scorsa Gad Lerner ha scritto un articolo su Repubblica dal titolo “Il nuovo bisogno di fratellanza”, un’analisi della ripresa, di fronte alla crisi del capitalismo individualistico-finanziario, dell’economia sociale e solidale, che si ritrova oggi “nel nuovo mutualismo dei Gruppi di acquisto solidale, delle Banche del Tempo, del co-housing e del co-working”. L’analisi è pienamente condivisibile, anche se io preferisco parlare di “bisogno di solidarietà”. Già nel 1848 parigino i giornali operai modificarono la triade “libertà, eguaglianza, fratellanza” sostituendo quest’ultima con la parola “solidarietà”. Di fronte alla questione sociale “fratellanza” era sentita come parola della carità e della filantropia, “solidarietà” come parola delle relazioni orizzontali tra eguali e del rifiuto dei rapporti verticali e paternalistici.
“Solidarietà” è non a caso la parola chiave dell’esperienza dei Gruppi di acquisto solidale: sono i gruppi di acquisto formati da persone che si associano per acquistare all’ingrosso prodotti alimentari o di uso comune, da ridistribuire tra loro. “Solidarietà” è il criterio guida nella scelta dei prodotti. “Solidarietà” che parte dai membri del gruppo e si estende ai piccoli produttori che forniscono i prodotti e al rispetto dell’ambiente. E’ un fenomeno in grande crescita: nati in Italia nel 1994, i GAS sono oggi circa 900. Nella nostra provincia sono otto e coinvolgono circa 300 famiglie. In città operano l’Hourloupe, nato cinque anni fa, il Grano Acqua Sale e gli Amici Terra Inquieta. Altri cinque GAS sono presenti a Lerici, Castelnuovo Magra, Giucano, Sarzana e Follo. Le amiche e gli amici dell’Hourloupe e del coordinamento ReALtra (Rete Apuana Ligure per l’altraeconomia) mi hanno spiegato i criteri solidali per la scelta dei prodotti: i gruppi cercano prodotti provenienti da piccoli produttori locali -della Val di Vara e della Lunigiana- per avere la possibilità di conoscerli direttamente e per ridurre l’inquinamento e lo spreco di energia derivanti dal trasporto. Inoltre cercano prodotti biologici che siano stati realizzati rispettando le condizioni di lavoro e siano quindi frutto di lavoro etico e sostenibile, fuori dalle logiche di sfruttamento sai umano che del territorio. Sono i prodotti che vediamo ogni prima domenica del mese sui banchi del mercato contadino di piazza Brin, organizzato dai produttori locali. Le testimonianze loro e di altre persone impegnate nell’altraeconomia si stanno raccogliendo nella ricerca “Gentestraordinariamentecomune”, consultabile su igasdellalaspezia.blogspot.com. Quello che emerge è che i GAS non sono solamente una pur importantissima esperienza di consumo critico. Il richiamo ad una vita in cui le relazioni umane e la condivisione con gli amici tornano ad avere importanza primaria, il ritorno ai sapori di una volta, il piacere di mangiare cose buone, che fanno bene, in armonia con gli altri e con la natura, si accompagnano a una collaborazione con i produttori che contiene in nuce il cambiamento “dal basso” del modello di sviluppo. “Il nostro è un patto tra produttori e consumatori perché insieme valorizzino il territorio”, dicono le amiche e gli amici dell’Horloupe e di ReALtra. I produttori singoli, raccontano, sono in difficoltà, hanno bisogno di associarsi tra loro, di creare centri servizi comuni e di essere protagonisti di un progetto più ampio: “l’agricoltura da sola non basta, va collegata alla tutela del suolo, al turismo, all’artigianato”. Ecco allora che “i GAS diventano un nodo della filiera della trasformazione del modello di sviluppo, dell’economia sociale e solidale come occasione di riscatto, ripensamento, creazione di nuovo lavoro”.

La Spezia, Tramonti ( 2009)(foto Giorgio Pagano)

I nostri GAS hanno rapporti con la Toscana, come dimostra ReALtra, e con Genova e la Liguria: IF-Istruzioni per il Futuro è la Rete ligure per l’altraeconomia e gli stili di vita responsabili, composta da più di 40 organizzazioni, GAS, associazioni ambientaliste, di consumatori, di finanza etica, cooperative del commercio equo e solidale, produttori agricoli biologici, associazioni di promozione sociale e difesa dei diritti umani, legate dalla consapevolezza che l’attuale modello di sviluppo non è più sostenibile. L’universo dell’economia sociale e solidale è davvero in grande movimento. L’Associazione Culturale Mediterraneo ha dedicato a questi temi due convegni (si veda il sito www.associazioneculturalemediterraneo.com) e ha sollecitato la Provincia a promuovere una ricerca sui caratteri e le potenzialità dell’economia sociale e solidale alla Spezia. Il relativo bando è stato vinto dall’ISSIRFA (Istituto di Studi sui Sistemi Regionali Federali e sulle Autonomie) del CNR, che presto comincerà la ricerca, coinvolgendo tutte le realtà del territorio. Quel che serve è una mappatura partecipata delle esperienze in atto, per individuare le possibilità di sviluppo e di collaborazione. L’iniziativa è più che mai attuale: tutto, dalle tragedie del territorio all’attacco ai beni comuni, impone una svolta nel modello di sviluppo, nella direzione della green economy, dell’agricoltura di qualità, di un nuovo welfare comunitario. Anche nella nostra provincia stanno crescendo sia nuove sensibilità che nuove realtà economiche: dobbiamo mettere in rete i pezzetti di futuro che stiamo creando, sollecitando un impegno consapevole della politica. Serve più che mai una visione politica che organizzi in speranza collettiva tutte le esperienze di via d’uscita dalla crisi.

lucidellacitta2011@gmail.com

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