“50 anni di obiezione per la pace. Un’altra difesa è possibile!” – Sabato 28 gennaio ore 10, Auditorium Biblioteca Beghi
27 Gennaio 2023 – 15:39

“50 anni di obiezione per la pace. Un’altra difesa è possibile!”
Sabato 28 gennaio ore 10,
Auditorium Biblioteca Beghi
Per ricordare i 50 anni della legge 772/72 sull’ Obiezione di Coscienza al servizio militare, il Gruppo di Azione …

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Gli anni Sessanta ad Ameglia – Terza parte

a cura di in data 16 Gennaio 2023 – 10:11Nessun commento

Punta Corvo
(foto Giorgio Pagano)

Ameglia Informa 1° gennaio 2023

A FAVORE E CONTRO IL CEMENTO
Nella prima parte dell’articolo (novembre 2022) ho accennato alla svolta rappresentata dalla realizzazione, nel 1960, del ponte della Colombiera, che diede il là a una nuova fase della storia del territorio amegliese, che potremmo chiamare “del turismo e dell’ambiente”.
Prima il settore turistico era scarsamente sviluppato: l’unico punto attrattivo era la locanda-ristorante “San Façon” a Bocca di Magra, che purtroppo non c’è più. Il proprietario era Luigi Germi. Così Marco Ferrari ha raccontato la sua storia:
“Nell’estate del 1848 Germi si installò qui, davanti al fiume, in una baracca come ‘scaffaro’, il traghettatore della dogana. Caricò due marinai francesi che passavano la frontiera dal Regno di Sardegna alla Toscana e chiesero dove potevano rifocillarsi. Siccome non esisteva alcuna locanda, Germi cucinò loro del pesce e delle uova in padella alla buona, senza formalità, senza maniera. Ecco svelato il segreto di un luogo che doveva diventare un mito, da New York a Milano, dall’Einaudi alla Gallimard. Era una locanda semplice ad un piano con una torretta sul tetto e con un pergolato dall’altra parte della strada, proprio sul fiume Magra, dove sulle acque smosse da una barca si specchiavano le Apuane. Allora si giungeva qui solo in traghetto, come un atto di trasferimento da un continente all’altro, non solo da una regione all’altra” .
Germi è ricordato a Bocca di Magra in un busto marmoreo, con il volto di un uomo barbuto, dal cappello a falde larghe e in basso un’ancora.
La svolta ci fu dopo il ponte. Tra il 1960 e il 1961 sorsero due nuovi alberghi a Fiumaretta e uno a Marinella. A Marinella il Comune di Sarzana approvò un progetto di forte impatto: molti insediamenti residenziali e scarsa attenzione al paesaggio rurale e naturale. Poco dopo fu approvato il progetto di lottizzazione del promontorio di Montemarcello – dal confine con il Comune di Lerici a Punta Bianca – che fu alla base di un vero e proprio conflitto ambientale destinato a passare alla storia.
Il conflitto è stato ben studiato da Elisa Tizzoni nel libro “Tra spiaggia, scoglio, fiume e collina”, appena pubblicato.

Punta Bianca
(foto Giorgio Pagano)

Una delle maggiori imprese di costruzioni edili attive nell’Italia del dopoguerra, Condotte romane, decise di investire nell’area di Montemarcello e, a questo scopo, “costituì una società ad hoc, Montemarcello Spa, rastrellando sistematicamente tutte le proprietà disponibili tramite l’acquisto di piccoli appezzamenti dei residenti ”.
Il progetto, presentato al Comune di Ameglia nel 1960, “prevedeva la costruzione di un insediamento residenziale sparso in una zona del promontorio affacciata sul mare, sviluppato su una superficie di circa 3 km di lunghezza” . Fu subito approvato dalla Soprintendenza, nonostante la zona fosse vincolata, e dal Comune, ma incontrò l’opposizione della “Società degli amici di Bocca di Magra”, costituita dagli intellettuali di cui ho tratteggiato le vicende nelle prime due parti dell’articolo.
La Società inviò un memorandum alle istituzioni locali e nazionali, in cui proponeva la difesa del fiume e della collina. La sua attività di sensibilizzazione sortì qualche effetto, perché nell’estate del 1962 il Comune di Ameglia affidò l’incarico di redigere il nuovo Piano Regolatore al noto architetto Giancarlo De Carlo, frequentatore di Bocca di Magra e legato a molti intellettuali della Società. La Tizzoni cita una frase significativa di un testo di De Carlo: “il Comune mi chiese di occuparmi del piano, senza però rendersi ben conto di cosa fosse un piano”.
Nello stesso testo De Carlo parla del suo piano come di un “compromesso” . Modificò infatti la distribuzione delle nuove costruzioni, raggruppandole in cinque nuclei situati in posizioni appartate, in luogo dell’insediamento sparso previsto nel progetto originario, in modo da salvaguardare il più possibile il paesaggio. La Società appoggiò il “compromesso”. Il Comune, inizialmente, pure. Ma gli abitanti, soprattutto di Montemarcello, espressero una ferma contrarietà. La popolazione insorse contro “i milanesi”, fino allo scontro finale nell’assemblea della sera del 1° dicembre 1962 presso le scuole di Montemarcello, organizzata dal Comune. De Carlo fu accolto da una folla urlante, parroco compreso. “La predica inutile” la fecero gli intellettuali, come sintetizzò il titolo di un articolo di Marco Nozza su “L’Europeo” . “Le comunità del territorio furono escluse da qualsiasi forma di partecipazione e informazione” , ha scritto Gregorio Taccola.
Nozza scrisse che nello stesso pomeriggio dell’assemblea il Consiglio Comunale di Ameglia non aveva approvato il piano di De Carlo, per la contrarietà di diversi consiglieri della maggioranza (di sinistra).
Nel febbraio 1963 “le forze di maggioranza e di opposizione ad Ameglia conversero rapidamente verso una posizione comune, che prevedeva l’accantonamento del PRG elaborato dall’architetto milanese e l’approvazione del piano particolareggiato del progetto di Montemarcello Spa, avvenuta con voto unanime del Consiglio Comunale” .
Bocca di Magra non era più un posto di vacanza “insolito, dal confine incerto tra fiume e mare” , “deputato a intenti impossibili a concretarsi altrove” ?
Forse in parte lo era ancora, perché, come vedremo, quel piano immobiliare fu realizzato solo in minima parte.

Giorgio Pagano

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