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13 novembre 2019 – 22:55 | No Comment

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La Luna che vogliamo oggi

a cura di in data 24 agosto 2019 – 09:17Nessun commento
Framura, mareggiata (2011) (foto Giorgio Pagano)

Framura, mareggiata
(2011) (foto Giorgio Pagano)

Città della Spezia, 18 agosto 2019 – Cinquant’anni dopo aver conquistato la Luna qual è la Luna che vogliamo oggi?
Lo sbarco sulla Luna fu tante cose, fu anche un modo di combattere la “guerra fredda” tra USA e URSS. Ma fu anche un grande obiettivo di innovazione, che ha portato molti vantaggi negli anni successivi. Solo per fare un esempio, gran parte delle tecnologie dei nostri smartphone di oggi può essere ricondotta alle missioni del programma Apollo. John Kennedy nel 1961 presentò il programma come un grande sogno comune ad un popolo, a cui destinare molte risorse dello Stato, perché ne valeva la pena.
I cinquant’anni dalla conquista della Luna ci insegnano dunque che l’umanità può proporsi grandi progetti, costosi e rischiosi, e che può realizzarli.
L’economista Marianna Mazzucato ha sostenuto,a ragione, che oggi occorrerebbero leader capaci di fare altrettanto -dedicare gli sforzi di un decennio- per combattere il cambiamento climatico, la grande sfida del nostro tempo. La nostra luna.

SI STA AVVERANDO LA PROFEZIA DI GRETA
Siamo colpiti dall’ennesima ondata di caldo. Ormai sappiamo che cosa si porterà dietro: tempeste di vento e chicchi di grandine grandi come arance. Se si guarda oltre i confini nazionali ed europei si scorge il fumo che si alza da Groenlandia, Siberia ed Alaska, paesi dei ghiacci che per la prima volta si ritrovano a fare i conti con gli incendi. Mentre in Islanda si posa una lapide in memoria di un ghiacciaio che non c’è più, “ucciso dal cambiamento climatico”. Di targhe come quella islandese per celebrare ghiacciai estinti sulle Alpi ne potremmo installare a decine: sono già spariti i piccoli ghiacciai sui versanti soleggiati a quote inferiori ai 3.000 metri, ridotti a pietraie o a specchi d’acqua. Di tutto ciò preoccupano le conseguenze che già si vedono: lo stravolgimento paesaggistico, la riduzione dei deflussi idrici estivi e soprattutto l’aumento dei livelli marini, che mette a rischio le città delle coste.
Avanza, inoltre, la desertificazione, che in Africa pregiudica la produzione agricola e spinge a ondate di migrazioni consistenti.
O interveniamo subito per fermare il riscaldamento globale, come ha sottolineato il Rapporto dell’ONU sui cambiamenti climatici, o rischiamo la scomparsa. La profezia degli scienziati dell’IPCC (International Panel on Climate Change), ripresa da Greta Thunberg, si sta purtroppo realizzando.

Framura, spiaggia di Porto Pidocchio, mareggiata (2016) (foto Giorgio Pagano)

Framura, spiaggia di Porto Pidocchio, mareggiata
(2016) (foto Giorgio Pagano)

NAZIONI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI
Come per la Luna, serve un grande piano, questa volta di tutte le Nazioni, per utilizzare senza indugi tutte le tecnologie che possiamo mettere in campo per ridurre le emissioni serra: da una maggiore efficienza nell’uso dell’energia e della materia alle fonti rinnovabili. Una transizione energetica rapida oltre le fonti fossili è possibile.
Qualcosa si è fatto: grazie alla tecnologia, i costi del solare e dell’eolico sono stati abbattuti, così che le rinnovabili hanno potuto iniziare a spiccare il volo.
Bisogna inoltre rendere sempre più costoso emettere CO2, perché anche così si stimola lo sviluppo di nuove tecnologie.

MA ANCHE: CITTADINI DI TUTTO IL MONDO UNITEVI
Mentre il programma Apollo era calato dall’alto, il nostro moderno “sbarco sulla Luna” dovrà coinvolgere anche i cittadini e la società civile. Perché ognuno di noi, nel nostro piccolo, può fare quotidianamente qualcosa di importante: fare acquisti oculati, non sprecare, cucinare l’occorrente, ridurre il consumo di carne, scegliere cibi di stagione, evitare prodotti con confezioni di plastica, fare la raccolta differenziata…
La Luna che vogliamo è più difficile, ma ne varrà ancora di più la pena.

lucidellacitta2011@gmail.com

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