Lunedì 19 Agosto ore 21.30 all’Arena Cinema Astoria di Lerici proiezione del film “Tutti pazzi a Tel Aviv”
10 agosto 2019 – 09:06 | No Comment

Tutti pazzi a Tel Aviv
Lunedì 19 agosto ore 21,30
Arena Cinema Astoria Lerici
L’Associazione Culturale Mediterraneo ed il Cinema Il Nuovo organizzano, lunedì 19 agosto alle ore 21,30 all’Arena Cinema Astoria di Lerici, la proiezione del film …

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Natale, nel Mediterraneo,non arriverà

a cura di in data 28 dicembre 2018 – 23:21Nessun commento
Palermo, Palazzo dei Normanni, mosaico della Cappella Palatina  (2018)  (foto Giorgio Pagano)

Palermo, mosaico della Chiesa della Martorana
(2018) (foto Giorgio Pagano)

Città della Spezia, 23 dicembre 2018 – Il piccolo Sam è nato mercoledì su una spiaggia libica e dopo due ore, avvolto in un fagotto dalla mamma, è salito con lei su un gommone, in fuga dalla Libia. L’imbarcazione è finita alla deriva, insieme ad altre due. La nave umanitaria Open Arms, di una Ong spagnola, ha preso a bordo 311 persone di queste imbarcazioni e le ha salvate. Ieri Sam e sua madre Sami, 23 anni, del Burkina Faso, sono stati evacuati e accolti a Malta. Ma per tutti gli altri migranti non c’è stato nulla da fare. Dovranno aspettare di arrivare ad Algeciras, in Spagna, unico Paese che, dopo il rifiuto di Italia e Malta di aprire i propri porti, alla fine ha dato indicazione alla nave di dirigersi verso le proprie acque territoriali.
“I porti italiani sono chiusi”, ha ripetuto ancora una volta il Ministro degli Interni Matteo Salvini, che continua a fare tutt’uno di trafficanti di uomini e di chi, invece, è impegnato nei salvataggi. Lo ha seguito a ruota il Ministro dei Trasporti Danilo Toninelli. Natale, nel Mediterraneo, non arriverà.

L’ITALIA CHE RESPINGE
Molte cose, ormai, ci parlano di un’Italia che respinge. Il Governo non si è presentato, il 10 dicembre, a Marrakech, per discutere insieme ad altri 150 Paesi il Global Compact, un documento che si propone di governare il fenomeno migratorio. Pochi giorni prima il Governo ha approvato il “Decreto sicurezza e immigrazione”, che già dal titolo assimila due temi del tutto diversi, per favorire una percezione della migrazione e dei movimenti dei rifugiati come minacce alla sicurezza pubblica. Ma i migranti, specialmente nel caso dei rifugiati, sono persone che fuggono da persecuzioni e violenze: attraversare confini per cercare asilo non è un atto criminale, è un diritto. E’ stata colpita al cuore, inoltre, l’esperienza del Comune di Riace: una pratica di integrazione che ha offerto un futuro a chi fuggiva da condizioni disumane e ha fatto rinascere un paese abbandonato, dando lavoro a tanti rifugiati e a tanti italiani e smentendo e ribaltando, in tal modo, l’immagine dell’antagonismo tra rifugiati e italiani. Oggi Riace è quasi deserta: degli 800 richiedenti asilo che vivevano nel paese ne sono rimasti circa 250.
Molti italiani sono d’accordo con queste politiche: “Rifiuto dell’altro e paura del futuro. L’Italia delusa è diventata cattiva” è il titolo dell’articolo in cui lo storico Guido Crainz ha commentato su “la Repubblica” il Rapporto Censis 2018.
Che cosa ci sta succedendo? Di sicuro molti di noi sono vittime di una rimozione collettiva. Ottant’anni fa Benito Mussolini annunciò le leggi razziali. 150.000 persone esultavano, affollando piazza dell’Unità d’ Italia a Trieste in camicia nera e fez. Mussolini disse che occorreva “una chiara, severa coscienza razziale che stabilisca non soltanto delle differenze, ma delle superiorità nettissime”. Poi tuonò che “coloro i quali fanno credere che noi abbiamo obbedito a imitazioni o peggio a suggestioni sono dei poveri deficienti”. Aveva ragione, perché era stata proprio l’Italia a inventare l’apartheid tra ”sudditi” e “cittadini” nelle sue colonie.

Palermo, Palazzo dei Normanni, mosaico della Cappella Palatina  (2018)  (foto Giorgio Pagano)

Palermo, mosaico della Chiesa della Martorana
(2018) (foto Giorgio Pagano)

L’ITALIA CHE NON SI PIEGA
Ma c’è anche un’Italia che non si piega alla disumanità del nostro tempo. Un Paese che passa attraverso l’ospitalità spontanea dell’associazione Famiglie accoglienti di Bologna, i parroci o le comunità, come quella di San Benedetto a Genova, che non denunciano gli ospiti stranieri diventati irregolari a causa della nuova legge, i medici che non tradiscono il loro giuramento, settori della società civile che sono consapevoli che gli immigrati sono loro stessi vittime della ferocia del mercato globale, non la causa dell’impoverimento degli italiani. E’ l’Italia della disobbedienza civile e dell’assunzione di responsabilità individuale, che reagisce all’aperta ostilità verso i diritti costituzionali e i diritti umani. Un’Italia che può riconoscersi nella proposta di candidare l’esperienza di Riace al Premio Nobel per la pace: un punto di partenza simbolico e concreto per convogliare chi vuole rovesciare l’ottica dominante e proporre, nel nome dell’Umanità, la cultura dell’incontro e dell’inclusione.

E’ POSSIBILE UN CONFRONTO PIU’ PACATO, UMANO E RAZIONALE
Il dossier statistico “Immigrazione 2018”, realizzato da Idos in collaborazione con Unar, è quanto mai illuminante per una lettura corretta del fenomeno. Il numero degli stranieri in Italia è stabile dal 2013 (8%). Siamo oggi in una fase meno acuta degli sbarchi sulle nostre coste, a causa della quasi chiusura della rotta del Mediterraneo, che ha comportato l’aumento delle vittime in mare. Nei primi dieci mesi del 2016 arrivarono 167.000 persone; nello stesso periodo, nel 2017, furono 114.000. Quest’anno ci sono stati 22.000 arrivi. I dati elaborati dal dossier dissacrano un’altra credenza infondata: quella che gli immigrati rubano il lavoro agli italiani. Dei due milioni e 423 mila occupati stranieri nel 2017, ben due terzi svolgono professioni dequalificanti, schiacciati nelle nicchie di mercato caratterizzate da impieghi pesanti, precari, discontinui, mal retribuiti, spesso stagionali e relegati in ampie sacche di lavoro nero. Questi dati ci offrono l’opportunità non solo di migliorare l’accoglienza, ma anche di riflettere sul modo in cui si parla di immigrazione. Un modo che deve essere più pacato, umano e razionale. Se si lascia perdere questa opportunità, vuol dire che ci sono forze che vogliono solamente perpetuare artificialmente la percezione di emergenza per catturare facili consensi.

L’IO, IL TU E IL NOI
La questione di fondo è quella di superare la nostra condizione attuale, la nostra “normalità”: siamo degli io sempre più grandi che vagano sul pianeta con un unico scopo, diventare ogni giorno più gonfi di sé. E’ la concezione dell‘ “Io prima di tutto” di cui parla il filosofo Pier Aldo Rovatti. Per un altro filosofo, Massimo Cacciari, non si passa facilmente dall’Io in quanto tale alla comunità, al Noi:
“Soltanto da quell’Io che è capace di chiamare l’altro col Tu, che non vede nell’altro l’avversario, l’ostacolo, lo scandalo, ma il Tu – che si fa prossimo all’altro per chiamarlo Tu. E che con questo nome potrà a sua volta essere chiamato. L’Io è veramente tale quando viene chiamato Tu dall’altro… Se e soltanto se ognuno riuscisse a ‘dare del Tu’ all’altro e a ritrovare se stesso proprio in questo dare-donare, saremmo autorizzati a usare il Noi”.
E’ possibile lottare e sperare nel nome del Tu e del Noi. In “Eppur bisogna ardir” e in “Sebben che siamo donne” ho raccolto le tante storie della Resistenza di lotta e di speranza nel nome del Tu e del Noi. E ho raccontato la mia scoperta dell’Io che chiama l’altro col Tu e supera l’eclissi del noi in Africa, a Sao Tomé e Principe. Oggi vivo direttamente o conosco tante esperienze simili. A Genova la Comunità di Sant’Egidio distribuirà 9.000 pasti ai poveri nel pranzo di Natale: anziani soli, rom, senzatetto, migranti. E’ un riconoscere, un chiamare l’altro col Tu. Dobbiamo moltiplicare questi gesti verso l’altro, rompere gli schemi narcisistici dell’ “Io prima di tutto”, costruire tante comunità e associazioni solidali. Solo così si potrà superare la crisi della politica, che è diventata tecnicalità senz’anima perché ha perduto la capacità di lottare e di sperare nel nome del Tu e del Noi.
Buon Natale a tutte e a tutti

lucidellacitta2011@gmail.com

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