Il cartellone autunnale dell’Associazione Culturale Mediterraneo
8 novembre 2018 – 22:04 | No Comment

L’Associazione Culturale Mediterraneo, prima della proiezione del film “Sembra mio figlio” di Costanza Quattriglio, un racconto drammatico sul genocidio del popolo Hazara in Afghanistan e sull’insensatezza della guerra, ha presentato il cartellone autunnale dell’Associazione.
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Proiezione del film “Sembra mio figlio” e presentazione del cartellone autunnale dell’Associazione Culturale Mediterraneo, Martedì 6 Novembre ore 21 al Cinema “Il Nuovo”

a cura di in data 31 ottobre 2018 – 10:05Nessun commento
Locandina del film

Locandina del film

Proiezione del film
“Sembra mio figlio”
e presentazione del cartellone autunnale dell’Associazione Culturale Mediterraneo
Martedì 6 Novembre ore 21
Cinema “Il Nuovo”

L’Associazione Culturale Mediterraneo, in collaborazione con il Cinema Il Nuovo, organizza la proiezione del film “Sembra mio figlio” di Costanza Quattriglio. Nell’occasione verrà presentato il cartellone autunnale dell’Associazione.
“Sembra mio figlio” è una storia drammatica che racconta, attraverso il viaggio disperato di un profugo afgano appartenente all’etnia Hazara, il dramma del genocidio vissuto da questa popolazione negli anni ’90 e l’eterna guerra per la sopravvivenza combattuta nella zona tra Iran, Afghanistan e Pakistan.
Ismail è solo un bambino quando è sottratto alla sua famiglia e costretto a trasferirsi in Europa per scappare alle persecuzioni razziali verso la sua minoranza etnica. Cresciuto con i valori occidentali, Ismail ha perso totalmente i rapporti con la sua famiglia e con il suo Paese, finché un giorno incominciano ad arrivare inquietanti telefonate da membri della sua comunità di origine. In queste telefonate l’uomo si mette in contatto con la madre che non vede da anni e di cui non ricorda neanche il volto. Lo stesso vale per la donna che, nonostante non abbia mai perso la speranza di incontrare nuovamente i suoi figli, si è completamente dimenticata della loro immagine. Ismail decide così di partire per l’Afghanistan in cerca della madre.
Il film inizia lentamente per poi scoppiare da metà in poi, attraverso le commoventi scene di morte e desolazione girate al confine tra Afghanistan e Iran, nel quale emerge con forza il dramma della guerra.
Il popolo degli Hazara è il tema centrale di “Sembra mio figlio”. Si tratta di una minoranza etnica che negli anni ’90 ha subito un persecuzione razziale da gruppi terroristici Sunniti. Durante quegli anni gli uomini e le donne appartenenti a questa etnia hanno cercato rifugio in molti paesi, prevalentemente in Pakistan e Iran, dove tutt’oggi vivono relegati in zone circoscritte.
I più fortunati, come racconta la pellicola, sono riusciti ad arrivare in Europa ed a rifarsi una vita. “Sembra mio figlio” ha chiaramente insito in sé un intento morale e di denuncia di eventi storici, di cui se ne sa tutt’oggi troppo poco.
Attraverso i volti dei protagonisti di questo film la regista italiana Costanza Quattriglio mette in scena una pellicola a tratti documentaristica in cui emerge tutta la fragilità e la cattiveria di cui è capace la civiltà umana.
“Sembra mio figlio” è anche un racconto sulla ricerca delle proprie origini. Ismail è un uomo che, nonostante sia riuscito a lasciarsi alle spalle il suo tragico passato, decide di andare incontro al destino della sua famiglia facendo i conti con l’insensatezza della guerra e con la storia del suo popolo.
Alla ricerca di una madre senza volto, l’uomo di origine Hazara ripercorre i luoghi in cui ha avuto luogo il dramma e nel suo percorso sono i volti degli sconosciuti che incontra sul suo cammino a far riemergere in lui la voglia di non arrendersi e di lottare.
Un particolare merito va agli attori di questo film che sono quasi tutti non professionisti e lontani dal mondo del cinema e dello spettacolo, per l’intensa interpretazione.
“Sembra mio figlio” proprio per il suo grande impatto emotivo e il suo dichiarato intento di denuncia storica, ha ricevuto il sostegno e l’approvazione di importanti associazioni umanitarie e ONG, tra cui Amnesty International e l’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR).

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