Il cartellone autunnale dell’Associazione Culturale Mediterraneo
8 novembre 2018 – 22:04 | No Comment

L’Associazione Culturale Mediterraneo, prima della proiezione del film “Sembra mio figlio” di Costanza Quattriglio, un racconto drammatico sul genocidio del popolo Hazara in Afghanistan e sull’insensatezza della guerra, ha presentato il cartellone autunnale dell’Associazione.
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Presentazione di “Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV Zona Operativa, tra La Spezia e Lunigiana” di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello – Lunedì 5 Novembre ore 17 a Migliarina

a cura di in data 26 ottobre 2018 – 23:23Nessun commento
Invito

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Presentazione di “Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV Zona Operativa, tra La Spezia e Lunigiana
di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello
Lunedì 5 novembre ore 17
Migliarina
Fondazione Amendola

Il libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello “Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV Zona Operativa, tra La Spezia e Lunigiana” (edizioni Cinque Terre) verrà presentato lunedì 5 novembre alle ore 17 a Migliarina, nella sede della Fondazione Amendola (Via Podenzana, 8). L’iniziativa è organizzata dalla Sezione Anpi di Migliarina, dalla Fondazione Amendola e dall’Associazione Culturale Mediterraneo. Dopo il saluto di Elvio Baldini, segretario della Sezione Anpi di Migliarina, interverranno l’on. Andrea Orlando, Presidente della Fondazione Amendola, e Gianluca Solfaroli, vicepresidente dell’Associazione Culturale Mediterraneo. Saranno presenti gli autori.
L’intendimento del libro è quello di fornire un materiale organizzato, anche documentario, tramite il quale capire con la ragione e percepire sentimentalmente il fenomeno della Resistenza al femminile: moltissime donne, nate e cresciute sotto il fascismo, mai prima protagoniste, compirono dopo il 25 luglio e l’8 settembre 1943 scelte morali pesanti e drammatiche. Parteciparono agli scioperi operai, organizzarono proteste, diventarono staffette o partigiane in armi. Nelle campagne e nelle montagne si sviluppò la Resistenza civile delle donne, che furono curatrici e sostenitrici: senza il loro aiuto, variamente declinato fra silenzio, protezione, assistenza, il movimento partigiano non avrebbe potuto superare le traversie del durissimo inverno 1944-45.
Senza la pretesa di esaurire l’argomento “Donne e IV Zona Operativa”, il libro sicuramente costituisce una novità e un punto fermo: il nuovo sta nell’articolazione dei contenuti, nell’apparato di note, nell’ agevole accesso al materiale anche grazie all’indice analitico, nelle indicazioni bibliografiche, nell’ampia documentazione fotografica; il punto fermo è dato dal fatto che sono state raccolte- e oltre l’attuale fase storica sarebbe stato davvero impossibile- le ultime testimonianze delle protagoniste e/o di chi a stretto contatto con esse ha vissuto: 32 sono i ritratti delle donne partigiane, e un intero capitolo è dedicato alle donne delle campagne e delle montagne.
Tra le protagoniste del libro ci sono le donne di Migliarina, quartiere cittadino simbolo della lotta antifascista soprattutto perché teatro del grande rastrellamento del 21-22 novembre 1944: Olga Furno, staffetta partigiana di Villa Andreini, e altre staffette in vario modo legate al migliarinese, come Delfina Betti e Luisa Borrini.
“In un certo senso -scrivono Pagano e Mirabello- si è trattato di fare una corsa contro il tempo, per ‘fissare’ criticamente ma non freddamente un ‘altro’ tempo, senza il quale e senza l’affiorare in esso del protagonismo femminile non ci sarebbero state la Repubblica e la Costituzione. E’ un ‘altro’ tempo che ci parla ancora. Nella vita delle donne protagoniste del libro si intravede l’apertura di una breccia, il principio di un percorso di partecipazione: per tante di loro quei giorni furono ‘vissuti veramente da me’… Oggi che il percorso di emancipazione delle donne, così come il più generale percorso di emancipazione sociale, incontra grandi difficoltà, la concezione della Resistenza civile resta un potente strumento di trasformazione culturale: perché insegna che tutti e tutte, e quindi anche i più deboli, e in ogni occasione, possono fare qualcosa”.


Il libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello “Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV Zona Operativa, tra La Spezia e Lunigiana” ha fatto tappa -la numero 41- anche a Migliarina, per iniziativa della locale Sezione dell’Anpi e della Fondazione Amendola.
Dopo il saluto di Elvio Baldini dell’Anpi, è intervenuto Gianluca Solfaroli, vicepresidente dell’Associazione Culturale Mediterraneo, che ha definito “Sebben che siamo donne” un libro “che tocca testa e cuore”, “commovente per il racconto di una ricchissima esperienza umana”. Nelle scelte delle donne partigiane e sostenitrici dei partigiani, ha aggiunto, “pesò non solo l’orientamento familiare, ma anche un moto esistenziale che portò tante donne dal buio del privato alla luce dei giorni ‘vissuti veramente da me’ -come ha scritto una di loro- e all’assunzione di responsabilità sociale e morale”.
Per Moreno Veschi, della Fondazione Amendola, la Resistenza “fu la prima volta in cui le donne parteciparono a una lotta armata”. Questa partecipazione e la resistenza civile e senza armi delle donne contribuirono entrambe “a mettere in crisi l’ideologia dominante, fondata sulla società patriarcale”. Veschi ha poi rivendicato il ruolo del Pci di Togliatti, che “combatté il ribellismo e organizzò le masse popolari e le donne verso la costruzione di un nuovo Stato”.
Gli autori hanno ricordato in particolare il contributo alla Resistenza delle donne migliarinesi: le staffette Olga Furno e Luisa Borrini e la filandina Delfina Betti, protagonista dello sciopero del marzo 1944 e poi staffetta. E’ stato poi ricordato il grande rastrellamento nazifascista a Migliarina del 21 e 22 novembre 1944, nel quale furono arrestate oltre 350 persone. “La memoria spezzina della deportazione -ha sostenuto Giorgio Pagano- è fortemente antifascista, non solo antinazista”. Dalla caserma fascista dell’ex 21° “partivano infatti i prigionieri per la Germania, dopo orrende torture, e molti morirono prima, durante gli interrogatori”. Pagano ha ricordato i crimini della banda guidata dal famigerato Aurelio Gallo, il suo arresto nel dopoguerra, il processo e la condanna a morte. Il processo e la condanna furono “un esercizio di sovranità popolare del popolo spezzino e in particolare delle donne di Migliarina, protagoniste di grandi manifestazioni di piazza, vestite a lutto e con al collo i medaglioni con le fotografie dei loro cari scomparsi”. “In un contesto di generale colpo di spugna nei confronti dei criminali fascisti -ha concluso Pagano- la condanna a morte di Aurelio Gallo e dei suoi compari Battisti e Morelli fu un’eccezione in Italia, e ciò fu dovuto al grande coraggio delle donne di Migliarina”.

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