Il cartellone autunnale dell’Associazione Culturale Mediterraneo
8 novembre 2018 – 22:04 | No Comment

L’Associazione Culturale Mediterraneo, prima della proiezione del film “Sembra mio figlio” di Costanza Quattriglio, un racconto drammatico sul genocidio del popolo Hazara in Afghanistan e sull’insensatezza della guerra, ha presentato il cartellone autunnale dell’Associazione.
Il Presidente …

Leggi articolo intero »
Crisi climatica e nuove politiche energetiche

Economia, società, politica: anticorpi alla crisi

Quale scuola per l’Italia

Religioni e politica

Ripensare il Mediterraneo un compito dell’Europa

Home » Economia, società, politica: anticorpi alla crisi

Presentazione di “Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV Zona Operativa, tra La Spezia e Lunigiana” di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello – Venerdì 29 Giugno ore 17 a Chiavari

a cura di in data 19 giugno 2018 – 21:21Nessun commento
Invito

Invito

Presentazione di “Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV Zona Operativa, tra La Spezia e Lunigiana
di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello
Venerdì 29 Giugno ore 17 a Chiavari

Prosegue il giro delle presentazioni del libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello “Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV Zona Operativa, tra La Spezia e Lunigiana” (edizioni Cinque Terre). Venerdì 29 giugno alle ore 17 il libro sarà presentato a Chiavari, nella Sala della Torre Civica (via della Cittadella). Dopo i saluti di Silvia Stanig, Vicesindaco del Comune di Chiavari, Erri Devoto, dell’associazione di cultura politica Il Bandolo, e Roberto Kasman, Presidente della Sezione Anpi di Chiavari, interverrà Donatella Alfonso, giornalista di “Repubblica Liguria”. Saranno presenti gli autori. L’iniziativa è organizzata dal Comune di Chiavari, dall’associazione di cultura politica Il Bandolo, dalla Sezione Anpi di Chiavari e dall’Associazione Culturale Mediterraneo.


L’intendimento del libro è quello di fornire un materiale organizzato, anche documentario, tramite il quale capire con la ragione e percepire sentimentalmente il fenomeno della Resistenza al

femminile: moltissime donne, nate e cresciute sotto il fascismo, mai prima protagoniste, compirono dopo il 25 luglio e l’8 settembre 1943 scelte morali pesanti e drammatiche. Parteciparono agli scioperi operai, organizzarono proteste, diventarono staffette o partigiane in armi. Nelle campagne e nelle montagne si sviluppò la Resistenza civile delle donne, che furono curatrici e sostenitrici: senza il loro aiuto, variamente declinato fra silenzio, protezione, assistenza, il movimento partigiano non avrebbe potuto superare le traversie del durissimo inverno 1944-45.

Senza la pretesa di esaurire l’argomento “Donne e IV Zona Operativa”, il libro sicuramente costituisce una novità e un punto fermo: il nuovo sta nell’articolazione dei contenuti, nell’apparato di note, nell’ agevole accesso al materiale anche grazie all’indice analitico, nelle indicazioni bibliografiche, nell’ampia documentazione fotografica; il punto fermo è dato dal fatto che sono state raccolte- e oltre l’attuale fase storica sarebbe stato davvero impossibile- le ultime testimonianze delle protagoniste e/o di chi a stretto contatto con esse ha vissuto: 32 sono i ritratti delle donne partigiane, e un intero capitolo è dedicato alle donne delle campagne e delle montagne.

Tra le protagoniste del libro ci sono le donne delle campagne e delle montagne, tra cui le donne di Maissana e Varese Ligure sostenitrici della Brigata garibaldina “Coduri”, che operava nel Tigullio.

“In un certo senso -scrivono Pagano e Mirabello- si è trattato di fare una corsa contro il tempo, per ‘fissare’ criticamente ma non freddamente un ‘altro’ tempo, senza il quale e senza l’affiorare in esso del protagonismo femminile non ci sarebbero state la Repubblica e la Costituzione. E’ un ‘altro’ tempo che ci parla ancora. Nella vita delle donne protagoniste del libro si intravede l’apertura di una breccia, il principio di un percorso di partecipazione: per tante di loro quei giorni furono ‘vissuti veramente da me’… Oggi che il percorso di emancipazione delle donne, così come il più generale percorso di emancipazione sociale, incontra grandi difficoltà, la concezione della Resistenza civile resta un potente strumento di trasformazione culturale: perché insegna che tutti e tutte, e quindi anche i più deboli, e in ogni occasione, possono fare qualcosa”.


Il libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello “Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV Zona Operativa, tra La Spezia e Lunigiana” è stato presentato a Chiavari, nella Sala della Torre Civica. Hanno portato i saluti Silvia Stanig, Vicesindaco del Comune di Chiavari, Erri Devoto, dell’associazione di cultura politica Il Bandolo, e Roberto Kasman, Presidente della Sezione Anpi di Chiavari. La Stanig ha definito “Sebben che siamo donne” un “libro prezioso, con molti ritratti di donne partigiane e resistenti che ci emozionano e hanno tanto da insegnarci, facendoci scoprire un lato della Resistenza finora nascosto”. Delle donne come “nervo scoperto” della Resistenza ha parlato anche Devoto, mentre Kasman ha ricordato il contributo di donne da lui conosciute alla Resistenza genovese e milanese. Era presente anche il partigiano Lucio Tomellino, che ha evidenziato il contributo delle donne alla Resistenza piemontese.
Donatella Alfonso, giornalista, autrice del libro “Ci chiamavano libertà”, dedicato alle partigiane liguri, ha spiegato che “per troppi anni la Resistenza è stata celebrata come fatto solo militare, tralasciando la Resistenza civile e sociale delle donne, senza la quale i partigiani non ce l’avrebbero mai fatta”. “Tante donne -ha aggiunto- sono state decisive per l’opera di assistenza e di cura, per una pentola di minestrone”. La Alfonso ha così concluso: “Erano ragazze giovanissime, diventarono partigiane e resistenti per un ideale che c’era in famiglia o per una sfida alla famiglia, o per amore di un uomo, o perchè madri, ma in tutte ci fu una voglia di autonomia, la capacità di fare la scelta morale e di assumersi una responsabilità”.
Giorgio Pagano ha raccontato la Resistenza delle staffette leggendo brani delle testimonianze rilasciate da alcune di loro, come Vega Gori e Rina Gennaro, e la Resistenza delle donne in armi leggendo la storia della levantese Vera Del Bene. Pagano si è poi soffermato sul sostegno delle contadine di Valletti e di Torza di Maissana alla Brigata Coduri, che operò nel Tigullio, ricordando le figure di Anna De Paoli di Valletti, nella cui casa fu ospitato per un certo periodo il Comando di Brigata, di Lina Cattaneo e delle altre donne di Torza che convinsero 26 alpini della Monterosa di stanza a Riva Trigoso a passare con la Coduri, nonché la figura di Irene Giusso “Violetta”, la “partigiana in pantaloni”, che fece la staffetta e, scoperta, entrò a far parte organica della Brigata.
Alfonso e Pagano hanno infine evidenziato il ruolo delle donne nell’elaborazione della Carta Costituzionale e i passi indietro nel dopoguerra, che portarono ad accantonare la loro esperienza nella Resistenza.
Pagano ha così concluso: “Rimasero radici della Resistenza delle donne che diedero frutti successivamente, a distanza di vent’anni e oltre. Il protagonismo, una volta affermatosi, non sempre prosegue in modo lineare, esistono anche i ritorni indietro, le normalizzazioni, rispetto alle quali occorre vigilare. Oggi è un momento contraddittorio. Il Parlamento, per esempio, è più ricco di donne, mentre il Governo ne è più povero. Per evitare i ritorni indietro e per proseguire il percorso di emancipazione e liberazione della donna vale ancora la lezione di autonomia delle ragazze di settant’anni fa, che è una lezione perenne”

Popularity: 3%