Presentazione di “Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV Zona Operativa, tra La Spezia e Lunigiana” di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello – Sabato 26 Maggio ore 17 a Fezzano
22 maggio 2018 – 08:05 | No Comment

Presentazione di “Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV Zona Operativa, tra La Spezia e Lunigiana“di Giorgio Pagano e Maria Cristina MirabelloSabato 26 Maggio ore 17 a FezzanoCentro Sociale
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Presentazione di “Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV Zona Operativa, tra La Spezia e Lunigiana” di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello – Martedì 24, Mercoledì 25 e Giovedì 26 Aprile ad Arcola, Zeri e all’Istituto Cardarelli

a cura di in data 23 aprile 2018 – 18:37Nessun commento
Inviti

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Presentazione di “Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV Zona Operativa, tra La Spezia e Lunigiana” di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello
Martedì 24, Mercoledì 25 e Giovedì 26 Aprile
ad Arcola, Zeri e all’Istituto Cardarelli – Geometri

Prosegue il giro delle presentazioni del libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello “Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV Zona Operativa, tra La Spezia e Lunigiana” (edizioni Cinque Terre). Queste le iniziative previste il 24, 25 e 26 aprile:
ad Arcola martedì 24 aprile alle ore 17 nella Sala polivalente di piazza 2 giugno, con Emiliana Orlandi, Giorgio Brero e Doriana Ferrato; l’iniziativa è organizzata dal Comune di Arcola, dalla Sezione Anpi di Arcola e dall’Associazione Culturale Mediterraneo;
a Zeri mercoledì 25 aprile alle ore 15 nella Sala consiliare a Patigno, con Mauro Malachina e Paolo Galantini; l’iniziativa è organizzata dal Comune di Zeri, dalle Sezioni Anpi di Zeri e di Massa e dall’Istituto Storico della Resistenza Apuana
all’Istituto Cardarelli – Geometri (Auditorium via Carducci) giovedì 26 aprile alle ore 11; l’iniziativa è organizzata dall’Istituto e dall’Associazione Culturale Mediterraneo.
L’intendimento del libro è quello di fornire un materiale organizzato, anche documentario, tramite il quale capire con la ragione e percepire sentimentalmente il fenomeno della Resistenza al femminile: moltissime donne, nate e cresciute sotto il fascismo, mai prima protagoniste, compirono dopo il 25 luglio e l’8 settembre 1943 scelte morali pesanti e drammatiche. Parteciparono agli scioperi operai, organizzarono proteste, diventarono staffette o partigiane in armi. Nelle campagne e nelle montagne si sviluppò la Resistenza civile delle donne, che furono curatrici e sostenitrici: senza il loro aiuto, variamente declinato fra silenzio, protezione, assistenza, il movimento partigiano non avrebbe potuto superare le traversie del durissimo inverno 1944-45.
Senza la pretesa di esaurire l’argomento “Donne e IV Zona Operativa”, il libro sicuramente costituisce una novità e un punto fermo: il nuovo sta nell’articolazione dei contenuti, nell’apparato di note, nell’ agevole accesso al materiale anche grazie all’indice analitico, nelle indicazioni bibliografiche, nell’ampia documentazione fotografica; il punto fermo è dato dal fatto che sono state raccolte- e oltre l’attuale fase storica sarebbe stato davvero impossibile- le ultime testimonianze delle protagoniste e/o di chi a stretto contatto con esse ha vissuto: 32 sono i ritratti delle donne partigiane, e un intero capitolo è dedicato alle donne delle campagne e delle montagne.
Tra le protagoniste del libro ci sono le staffette arcolane Laura De Fraia e Mimma Rolla e le filandine dello jutificio Dora ed Elvira Fidolfi, deportate nei campi di sterminio in Germania dopo lo sciopero del marzo 1944 (dai quali Elvira non tornò); e Dina De Luchi, Amelia Spirindè e le donne contadine dello Zerasco sostenitrici e curatrici dei partigiani.

“In un certo senso -scrivono Pagano e Mirabello- si è trattato di fare una corsa contro il tempo, per ‘fissare’ criticamente ma non freddamente un ‘altro’ tempo, senza il quale e senza l’affiorare in esso del protagonismo femminile non ci sarebbero state la Repubblica e la Costituzione. E’ un ‘altro’ tempo che ci parla ancora. Nella vita delle donne protagoniste del libro si intravede l’apertura di una breccia, il principio di un percorso di partecipazione: per tante di loro quei giorni furono ‘vissuti veramente da me’… Oggi che il percorso di emancipazione delle donne, così come il più generale percorso di emancipazione sociale, incontra grandi difficoltà, la concezione della Resistenza civile resta un potente strumento di trasformazione culturale: perché insegna che tutti e tutte, e quindi anche i più deboli, e in ogni occasione, possono fare qualcosa”.

Il giro delle presentazioni del libro di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello “Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV Zona Operativa, tra La Spezia e Lunigiana” (edizioni Cinque Terre) ha fatto tappa nei giorni scorsi ad Arcola, a Zeri e all’Istituto Cardarelli (Geometri).

Ad Arcola, dopo i saluti del Sindaco Emiliana Orlandi e di Giorgio Brero a nome della Sezione Anpi, il libro è stato presentato da Doriana Ferrato, Presidente dell’Aned (associazione deportati) spezzina. Per Ferrato “Sebben che siamo donne” è un libro “ricco di storie e di dati”, da cui emerge innanzitutto che “le donne, a differenza degli uomini, negli anni 1943-45 avrebbero potuto stare a casa, ma scelsero invece liberamente di assumersi una responsabilità”. Ferrato si è soffermata sui ritratti di alcune donne, partigiane in armi, staffette, deportate, contadine, madri e ha concluso dicendo che “la lezione perenne della Resistenza è che tutte e tutti possono, in ogni momento, fare qualcosa per migliorare la propria vita e quella degli altri”.
Giorgio Pagano ha citato le storie delle donne arcolane protagoniste del libro: le filandine Dora ed Elvira Fidolfi, deportate in Germania dopo lo sciopero del marzo 1944 (Elvira non tornerà più), e le staffette Mimma Rolla e Laura De Fraia. “In queste ragazze c’è certamente una propensione antifascista maturata in famiglia, ma anche e soprattutto un moto spontaneo di ribellione ai soprusi fascisti, un antifascismo esistenziale e di istinto”. Significativamente, ha detto Pagano, “Mimma e Laura nel libro ricordano, più che gli episodi politicamente più importanti delle loro lotte, come la manifestazione delle donne arcolane per il pane e l’organizzazione dei funerali del partigiano Enzo Fosella -in cui le donne sfilarono davanti ai fascisti con un fiore in mano-, un episodio di importanza minore ma ancora più generoso e spontaneo, quando scrissero di notte ‘W i Patrioti’ sui muri di Arcola, contro il parere del CLN, che le rimproverò”. “Tutte le donne seppero rischiare e fare la cosa giusta, ma nel dopoguerra furono spinte al silenzio in una società che tornava indietro. Oggi -ha concluso Pagano- non si può che ripartire dalla loro lezione di solidarietà e di impegno, più che mai valida”.

A Zeri centrale è stata la discussione sul ruolo delle donne contadine. Dopo i saluti dell’assessore comunale Gino Baratta e di Mauro Malachina dell’Anpi, il libro è stato presentato dal copresidente del Comitato Unitario della Resistenza Paolo Galantini, che ne ha elogiato “la competenza e la passione”. Galantini si è soffermato sull’importanza della Resistenza civile delle madri, citando le donne della famiglia De Luchi, che furono decisive nel sostegno al “Battaglione Internazionale” di Gordon Lett. Ha poi rievocato la barbara uccisione dello zio Aristide Galantini, di Campiglia, partigiano di “Giustizia e Libertà”, a Chiesa di Rossano il 12 aprile 1944: “i funerali furono una imponente manifestazione di popolo, da quel momento fu chiaro che la gente dello Zerasco avrebbe sempre sostenuto la Resistenza”.
Giorgio Pagano ha citato i ritratti di Dina De Luchi, di Amelia Spirindé e di altre donne contadine dello Zerasco presenti nel libro: “Seppero unire il forte senso di solidarietà familiare al senso di solidarietà verso gli altri, con saggezza e con coraggio, e continuarono a sostenere i partigiani anche dopo i rastrellamenti, i paesi incendiati, i tanti morti… Protessero, sfamarono e curarono i partigiani e lo fecero tacendo, senza mai tradire: senza di loro la Resistenza armata non ce l’avrebbe mai fatta”. Tra le donne partigiane in armi, Pagano ha raccontato la storia di Laura Seghettini, che operò anche nello Zerasco.
Maria Cristina Mirabello, nell’ambito della Resistenza civile, ha evidenziato il ruolo di protezione svolto da alcune suore, ricordando suor Vincenza e suor Caterina dell’Ospedale di Albareto, suor Armanda per quello di Pontremoli e suor Anna per il carcere di villa Andreini a Migliarina. Ha inoltre sottolineato come le classi anagrafiche quantitativamente più coinvolte nella Resistenza ligure siano quelle fra 1920-1926: insomma al movimento di Liberazione parteciparono tantissimi giovani e ragazze, mossi da forti ideali, che si batterono anche ”con l’entusiasmo un po’ incosciente tipico dell’età”….

All’Istituto Cardarelli – Geometri, infine, il libro è stato presentato agli studenti. Dopo una breve introduzione del D.S. dott.ssa Sara Cecchini, Maria Cristina Mirabello ha proiettato un Power Point per spiegare ai ragazzi le caratteristiche essenziali della IV Zona Operativa dal punto di vista geografico e organizzativo, soffermandosi sul divenire della Resistenza locale, sul Comitato di Liberazione Nazionale provinciale, su uomini e donne inquadrati nelle formazioni in montagna e in città, delineando anche alcune figure di docenti, studenti e studentesse.
Giorgio Pagano ha raccontato la Resistenza al femminile attraverso alcune figure: Rina Gennaro “Anna”, staffetta sarzanese che rischiò più volte la vita; Rosetta Solari, di Borgotaro, che combatté anche con la Brigata “Centocroci” a Varese Ligure, “il cui rapporto con le armi, come in quasi tutte le partigiane ai monti, è assai complesso: c’è entusiasmo per l’azione e per la parità con l’uomo, ma poi anche voglia di fuggire, di chiudere gli occhi e di rifiutare la violenza”; e infine le donne delle campagne della Val di Magra, “che affrontarono coraggiosamente il nemico durante il rastrellamento del 29 novembre 1944, ricorrendo ai più svariati stratagemmi tipici della creatività femminile” e “non negarono mai, a rischio della propria vita, un gesto di pietà nei confronti dei partigiani uccisi, recuperando corpi e organizzando funerali”.

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