Presentazione di “Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV zona operativa, tra La Spezia e Lunigiana” di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello – Sabato 24 Febbraio ore 17.30 a Fosdinovo
19 febbraio 2018 – 20:09 | No Comment

Presentazione di“Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV zona operativa, tra La Spezia e Lunigiana“
di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello
Sabato 24 Febbraio ore 17.30
Museo Audiovisivo della Resistenza a Fosdinovo
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Verso la Conferenza Nazionale sulla Cooperazione allo Sviluppo

a cura di in data 20 gennaio 2018 – 10:24Nessun commento

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JANUAFORUM – RETE ATTIVITA’ INTERNAZIONALI LIGURIA

ROMA – 24 E 25 GENNAIO 2018

Appello alla Regione Liguria, ai Sindaci dei Comuni Liguri, all’Anci Liguria, all’Università degli Studi di Genova, alle Imprese, alle Organizzazioni della Società Civile, alle Associazioni di Immigrati, alle Fondazioni Bancarie

La Cooperazione allo Sviluppo: uno strumento di cambiamento per una globalizzazione più giusta
Il Segretario Generale delle Nazioni Unite Antonio Guterres in una recente intervista al settimanale francese ‘Jeune Afrique’ alla domanda su quale poteva essere il contributo dell’ONU per la risoluzione dei problemi dei migranti in Libia, soprattutto riguardo alle condizioni di schiavitù a cui sono sottoposti, ha così risposto: Abbiamo già preso alcune misure immediate per punire coloro che si sono resi responsabili di crimini orribili; ma noi dobbiamo andare più a fondo. Prima di tutto le politiche di Cooperazione per lo Sviluppo devono avere come obiettivo principale quello di permettere alle persone di vivere a casa loro; poi abbiamo bisogno di definire e di costruire modalità di immigrazione che siano legali e sicure.

C’è un deficit demografico in Europa e le migrazioni rappresentano una parte della soluzione, bisogna gestire e organizzare meglio questo movimento di persone coordinandoci con i loro Paesi di origine. Purtroppo non c’è ancora una sufficiente volontà politica che riguarda tutta la classe dirigente sia a livello internazionale che a livello nazionale e locale.

Certamente le migrazioni sono sempre esistite; sono secondo me, come ho già detto, una parte delle soluzioni ai problemi del mondo e non un problema in sé. Tra l’altro oggi c’è una migrazione Sud-Sud che è più importante di quella Sud-Nord. Se poi guardo al mio Paese, il Portogallo, vedo un Paese che ha conosciuto significative difficoltà economiche che han comportato la migrazione, per motivi di lavoro, di un gran numero di miei compatrioti verso l’Angola.  Dobbiamo quindi vedere i problemi connessi ai fenomeni migratori al di fuori del dibattito, spesso schizofrenico, che c’è in Europa”.

Durante il Vertice di Parigi del 28 Agosto 2017 sulla politica migratoria dell’Unione Europea, autorevoli dirigenti politici e sindacali del continente africano hanno ribadito all’Europa il seguente messaggio: “O vi prendete i nostri prodotti, permettendoci di continuare a produrre, oppure sarete costretti a prendervi la nostra manodopera”.

Le risorse che l’Unione Europea impegna nella Cooperazione con l’Africa sono certamente consistenti ma rimangono ben al di sotto delle necessità; ma soprattutto si rivela particolarmente negativo l’atteggiamento politico di fondo della UE nelle proposte di partenariato con i Paesi africani, vedi gli accordi economici EPA; proposte che si basano su scambi diseguali, su politiche di “Dumping” dove l’immissione sui mercati africani di prodotti europei sovvenzionati rende meno competitivi i prodotti africani.

E’ evidente come dimostrano queste premesse che occorra interiorizzare come Europa e quindi come Italia un “cambio di prospettiva” e quindi porsi con un altro “punto di vista” che veda prima di tutto nel continente africano non un insieme di risorse da sfruttare, ma un enorme tessuto di Comunità locali pronte a collaborare in una logica di pari dignità e capaci di concordare una partnership che identifichi problemi comuni e soluzioni condivise.

Certamente gli strumenti della Cooperazione allo Sviluppo, sia a livello europeo che a livello nazionale e locale, avranno un ruolo primario, anche se non unico, nella costruzione di una comune strategia di intervento che determini un riequilibrio nella distribuzione del lavoro e della ricchezza.

E’ risaputo infatti che le ragioni che portano a migrare sono di solito legate alla mancanza di fiducia e di speranza nel futuro del proprio Paese. A ogni persona dovrebbe essere garantito il diritto di non dover migrare e nello stesso tempo quello di poterlo fare; ma ciò richiede, sia in un modo che nell’altro, che vi siano le condizioni per riappropriarsi del proprio destino.

La Cooperazione allo Sviluppo deve diventare uno strumento di cambiamento per una globalizzazione più giusta, che ponga fine allo scambio ineguale, alla sperequazione economica e all’ingiustizia; la sicurezza è soprattutto frutto di una politica di giustizia e di solidarietà e non tanto di un utilizzo crescente di eserciti, di armi e di controlli alle frontiere.

Inoltre non si deve dimenticare il contributo che le “Diaspore Africane” in Europa e in Italia possono dare alla definizione di politiche e di priorità nel campo della Cooperazione allo Sviluppo.La loro presenza lega indissolubilmente il tema dell’Immigrazione con quello dello Sviluppo  e rappresenta una grande risorsa per il nostro Paese,cioè l’occasione per costruire partenariati tra territori italiani e i Paesi di origine degli immigrati; partenariati in grado di avviare rapporti di collaborazione negli ambiti di reciproco interesse, sociale, culturale, economico, commerciale e istituzionale.

D’altra parte un’ambiziosa politica africana è inevitabile, anche e soprattutto a livello locale, insieme alla definizione a livello nazionale ed europeo di una strategia di lungo periodo per l’Africa e con l’Africa.

Entro il 2050, quindi domani, il continente africano raddoppierà la sua popolazione, la sola Nigeria supererà la popolazione dell’Unione Europea che vive un costante e pericoloso calo demografico. Ogni anno almeno 10 milioni di persone, in prevalenza giovani, si affacceranno sul mercato del lavoro; bisogna costruire con loro opportunità di lavoro per “loro” e per “noi”. Senza dimenticare le conseguenze dei cambiamenti climaticie delle emergenze ambientali-i “migranti ambientali” saranno 250 milioni nel 2050- e della persistenza di conflitti locali che tanto contribuiscono alla fuga di giovani africani dai loro paesi.

A questo punto risulta chiaro che la formazione di Istituzioni credibili e di una classe dirigente preparata, in particolare a livello locale,è un elemento decisivo per rendere efficace una politica finalizzata a rimuovere le cause fondamentali che generano i fenomeni migratori, compresa la mobilità umana basata sulla volontà di migliorare le condizioni di vita per sé e per la propria famiglia, come insegnano i 200 mila italiani che ogni anno lasciano l’Italia.

L’occasione, in qualche modo “storica”, della prossima Conferenza Nazionale sulla Cooperazione allo Sviluppo, che si terrà a Roma il 24 e 25 Gennaio 2018,può rappresentare l’evento in grado di determinare un salto di qualità nella costruzione del “Sistema Italia di Cooperazione” che è stato prefigurato nella Legge di Riforma n. 125/2014.

Al di là del come e del quanto questa riforma sia stata effettivamente attuata rimane la convinzione e la certezza che proprio per la sua collocazione geopolitica nel Mediterraneo l’Italia debba svolgere un ruolo centrale nella implementazione di una vera ed efficace politica di cooperazione e di integrazione tra l’Unione Europea e l’Africa.

Questa centralità dell’Italia obbliga tutti a impegnarsi in una seria e profonda trasformazione culturale del Paese che apra alla comprensione profonda delle sfide globali, e che doti tutti gli attori della Cooperazione (Istituzioni – Università – Imprese – Organizzazioni della Società Civile – Associazioni di Immigrati – Fondazioni bancarie- ecc.) di una strategia di Cooperazione Internazionale all’altezza dei tempi e non sottomessa, come spesso accade, agli imperativi della sicurezza e del controllo delle frontiere.

I temi che sono al centro del programma della Conferenza Nazionale e cioè i Giovani – le Migrazioni – lo Sviluppo sostenibile – il ruolo del privato economico e sociale nella Cooperazione allo Sviluppo – il saper comunicare la centralità della Cooperazione allo Sviluppo come fattore di crescita complessiva – danno il senso di una nuova visione, di una volontà di rimettersi in gioco e di chiedere a tutti di rimettersi, o per la prima volta di mettersi, in gioco.

La vicinanza delle prossime elezioni politiche, previste per il prossimo 4 Marzo, certamente non consentirà di dare a questo evento l’attenzione e la riflessione che merita ma è forte la convinzione che rappresentanze importanti del nostro territorio regionale debbano essere presenti.

Infatti la presenza di “Rappresentanze liguri qualificate” alla Conferenza Nazionale darà forza alla richiesta di garantire sempre più spazio nel futuro al ruolo della “Cooperazione fra territori”, e alla richiesta, al livello nazionale, di sostenere i “Sistemi territoriali di Cooperazione allo Sviluppo”, che con difficoltà ma anche con determinazione crescono in tutta Italia e che in altri Paesi europei,vedi Spagna e Francia, sono  garanzia di una modalità di cooperazione trasparente, efficace e soprattutto di lungo periodo con benefici reciproci.

Da qui l’Appello alla Regione Liguria, ai Sindaci dei Comuni Liguri, all’Anci Liguria, all’Università degli Studi di Genova, alle Imprese, alle Organizzazioni della Società Civile, alle Associazioni di Immigrati, alle Fondazioni Bancarieperché prestino attenzione, tempo e idee alla grande risorsa della Cooperazione allo Sviluppo, che rappresenta anche una strada e un’opportunità per risolvere la nostra crisi localea livello economico, sociale e ambientale.

Riteniamo infine necessario concordare e organizzare un’iniziativa pubblica, dopo la Conferenza Nazionale, per un confronto in merito.

Januaforum – Rete Attività Internazionali Liguria – Associazione di Promozione Sociale*

*Januaforum – Rete Attività Internazionali Liguria – Associazione di Promozione Sociale è impegnata nello studio di queste sfide di carattere internazionale e partecipa alla definizione e all’attuazione di buone pratiche di Cooperazione,sentendosi anch’essa appartenente alla “Classe Dirigente” di questo territorio ligure; questa consapevolezza risiede nella storia, nei valori, nell’esperienza e nella competenza dei nostri soci, persone e organizzazioni, che da anni lavorano con chiarezza di obiettivi e con grande passione e professionalità nel campo della Cooperazione Internazionale allo Sviluppo e della Solidarietà Internazionale.

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