Presentazione di “Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV Zona Operativa, tra La Spezia e Lunigiana” di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello – Domenica 14 Ottobre ore 16.30 a Calice al Cornoviglio
9 ottobre 2018 – 20:40 | No Comment

Presentazione di “Sebben che siamo donne. Resistenza al femminile in IV Zona Operativa, tra La Spezia e Lunigiana“di Giorgio Pagano e Maria Cristina MirabelloDomenica 14 Ottobre ore 16.30Calice al CornoviglioCastello Doria Malaspina
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Ha settant’anni, ma li porta bene

a cura di in data 30 dicembre 2017 – 11:04Nessun commento
Sandro Botticelli, Natività di Gesù con San Giovannino (1476-1478), affresco nella chiesa di Santa Maria Novella a Firenze (2017) (foto Giorgio Pagano)

Sandro Botticelli,
Natività di Gesù con San Giovannino (1476-1478), affresco nella chiesa di Santa Maria Novella a Firenze
(2017) (foto Giorgio Pagano)

Città della Spezia, 24 dicembre 2017 – La Costituzione della Repubblica ha appena festeggiato settant’anni. Fu approvata dall’Assemblea Costituente il 22 dicembre 1947 con 453 voti favorevoli su 515 presenti e votanti (62 furono i voti contrari). Venne promulgata il 27 dicembre del 1947 con la firma di Enrico De Nicola (Capo provvisorio dello Stato), Umberto Terracini, Presidente dell’Assemblea Costituente, e Alcide De Gasperi, Presidente del Consiglio dei Ministri, ed entrò in vigore il 1 gennaio 1948.

DALLO “STATUTO ALBERTINO” ALLA COSTITUZIONE REPUBBLICANA
Prima avevamo lo “Statuto albertino” (dal nome del re Carlo Alberto) che fu la nostra Costituzione per cent’anni, dal 1848: prima con lo Stato sabaudo, poi con la nascita dello Stato unitario. Ma era una Costituzione debole, perché era un’autolimitazione del sovrano e non nasceva da una decisione popolare, cioè di tutti i cittadini; e perché non era “rigida”, poteva cioè essere derogata o modificata da qualsiasi maggioranza parlamentare. Tant’è che il fascismo, quando prese il potere e instaurò la dittatura, fece a meno dello Statuto e abolì ogni libertà. Una volta liberata l’Italia dal fascismo e dall’invasione nazista, i governi nati dalla Resistenza vollero darsi una nuova Costituzione.
Lo “Statuto albertino” non serviva più non solamente perché, nel frattempo, il popolo aveva scelto, con il referendum del 2 giugno 1946, la Repubblica. Ma anche perché i diritti che concedeva ai cittadini erano esclusivamente libertà formali dall’interferenza dello Stato, così come era puramente formale l’eguaglianza, essenzialmente davanti alla legge. Il suffragio era limitato e lo rimase fino all’allargamento del diritto di voto, peraltro ai soli uomini, voluto da Giovanni Giolitti in due tappe: nel 1912 e nel 1919.
Nel corso della Resistenza, si erano venute creando alcune piccole repubbliche autonome, per esempio in Val d’Ossola e a Montefiorino -ma anche in Val di Taro e in Val di Vara- ed erano state elaborate non poche proposte per una nuova e vera Costituzione repubblicana e democratica. In tutto l’ampio schieramento antifascista era chiara e diffusa l’esigenza di formulare un documento costituzionale che disegnasse una forma di governo fondata sul potere del popolo e che riconoscesse i diritti (e i doveri) dei cittadini, ovviamente estesi anche alle donne.

IL PRINCIPIO DI EGUAGLIANZA
Al centro della Costituzione fu messo il principio dell’eguaglianza, che era stato calpestato dal fascismo. La Carta proclama in primo luogo un’eguaglianza formale o giuridica, secondo cui tutti i cittadini sono eguali davanti alla legge. A ciò si aggiunge il concetto di “pari dignità sociale”:ci deve essere anche una eguaglianza di fronte alla realtà sociale, un’eguaglianza che potremmo definire “sostanziale”. Nella società le diseguaglianze ci sono: la Costituzione ne è consapevole e afferma conseguentemente che “è compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana”.

Spiaggia di Punta Corvo, presepe e albero di Natale  (2017)  (foto Giorgio Pagano)

Spiaggia di Punta Corvo, presepe e albero di Natale
(2017) (foto Giorgio Pagano)

IL DIRITTO AL LAVORO
La Costituzione comincia così: “L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro”. Un’altra norma importante sul tema del lavoro è quella secondo cui “la Repubblica riconosce a tutti i cittadini il diritto al lavoro e promuove le condizioni che rendano effettivo questo diritto”. Diritto al lavoro significa due cose: avere accesso al lavoro e, quando si ha il lavoro, non esserne espulsi. Ci sono poi altre due norme chiave: quella secondo cui “il lavoratore ha diritto a una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”; e quella secondo cui “la donna lavoratrice ha gli stessi diritti e, a parità di lavoro, le stesse retribuzioni che spettano al lavoratore”.

IL PRINCIPIO DI SOLIDARIETA’
Il principio di solidarietà permea la Costituzione. Lo si vede quando proclama il diritto all’istruzione: anche se la Carta, per il momento in cui fu scritta, si preoccupa principalmente dell’istruzione cosiddetta “inferiore”, ossia quella considerata minima. La Repubblica, inoltre, “tutela la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, e garantisce cure gratuite agli indigenti”. Per finanziare questi servizi pubblici fondamentali le imposte su redditi e sui beni posseduti devono essere ispirate al principio della progressività.

IL DIRITTO ALLA CULTURA E AL PAESAGGIO
“La Repubblica promuove lo sviluppo della cultura e la ricerca scientifica e tecnica. Tutela il paesaggio e il patrimonio storico e artistico della Nazione”: la sintesi della Costituzione è di straordinaria attualità, anche se la cultura del tempo non consentì di inserire le parole “ambiente” e “natura”.

IL PLURALISMO DEL POTERE
L’intelaiatura istituzionale della Costituzione privilegia il pluralismo e la distribuzione del potere e rende impossibile la dittatura della maggioranza -di qualunque maggioranza- e il ritorno a un ordinamento autoritario.

LA COSTITUZIONE INATTUATA
La società italiana, dagli anni Ottanta del secolo scorso, è diventata sempre più diseguale e sempre meno solidale. I ricchi sono sempre più ricchi, i poveri sempre più poveri. La disoccupazione è all’11%, è tornata la libertà di licenziare, a parità di mansioni restano le differenze tra uomo e donna. Regna la precarietà nel lavoro e nella vita. Nella scuola chi viene da famiglie benestanti parte avvantaggiato; e più l’istruzione si fa alta più crescono le diseguaglianze. In campo sanitario si è persa l’omogeneità nazionale del servizio; e il sistema pubblico cede spazi a quello privato. Il fisco è sempre meno progressivo. La ricerca è ferma, e non abbiamo arginato abusi, frane e cemento.

LA COSTITUZIONE SOTTO ATTACCO
Negli ultimi trent’anni la Costituzione è stata fortemente attaccata, a turno, dalle principali forze politiche che, al tramonto delle grandi ideologie democratiche del 900, in qualche modo vogliono assicurare un maggiore potere ai decisori politici, perseguendo un progetto di onnipotenza della politica (tranne rispetto ai mercati, a cui è del tutto subalterna). I due tentativi di “grande riforma costituzionale” che sono stati compiuti nel 2005 e nel 2016, suggeriti dai potentati finanziari internazionali, avevano entrambi questo obbiettivo. Ma la Costituzione, dichiarata sorpassata dal Palazzo, è stata difesa dai cittadini nei referendum del 2006 e del 2016, che hanno respinto a grande maggioranza le proposte di riforma.

I PRINCIPI DI SETTANT’ANNI FA CONTINUANO A GUIDARCI
I cittadini hanno, in entrambi i referendum, riconfermato la validità della Costituzione. E’ stato particolarmente importante il risultato del secondo referendum. Il 4 dicembre 2016, in controtendenza rispetto a ogni altra ricorrenza elettorale, gli italiani si sono recati in massa a votare, con un’affluenza alle urne del 65,47%. La riforma Renzi-Boschi è stata spazzata via con un risultato finale di 19.419.507 voti a favore del No (pari al 59,1% dei votanti) e 13.432.208 a favore del Sì (pari al 40,9%) alle urne.
Ma il referendum è alle spalle, e non è una garanzia per il futuro. Può darsi che nella prossima legislatura la “grande riforma costituzionale” sia riproposta. Spetta a noi cittadini impegnarci, ogni giorno, per attuare la Costituzione e per difenderla dagli attacchi. Chiediamo ai partiti e ai candidati al Parlamento, in campagna elettorale, di dichiarare apertamente le proprie intenzioni. In base alle risposte ci regoleremo al momento del voto. Ma non aspettiamoci troppo dal prossimo Parlamento, che sarà ancora in gran parte di nominati. Confidiamo innanzitutto nella Costituzione del 1947 e in noi stessi, nella nostra capacità di mobilitarci per attuarla e per difenderla.

Buon Natale a tutte e a tutti

Post scriptum: dedico questo articolo a un amico scomparso, Pier Paolo Bracco, difensore del paesaggio, spirito libero, ambientalista competente. Lo conobbi a Campiglia, dove realizzammo tanti obbiettivi assieme. Poi mi ha sempre cercato per informarmi delle sue battaglie. Gli articoli di questa rubrica dedicati a scalinata Cernaia, a piazza Europa, a piazza Verdi, alla Palmaria molto devono alle sue sollecitazioni e alle sue proposte.

lucidellacitta2011@gmail.com

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