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8 dicembre 2017 – 18:30 | No Comment

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di Giorgio Pagano e Maria Cristina Mirabello,
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Uno sviluppo da protagonisti
di Silvano Gianti

a cura di in data 15 novembre 2017 – 22:40Nessun commento

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Uno sviluppo da protagonisti
Città Nuova 11 novembre 2017

Una testimonianza dell’esperienza di un modello di cooperazione tesa a superare l’assistenzialismo e a dare centralità al ruolo dei territori e degli enti locali, nel libro di Giorgio Pagano, già sindaco di La Spezia.

Un modello nuovo e intelligente di cooperazione, pensato per dare voce e spazio ai protagonisti senza imporre modelli che non rispettino le persone e i luoghi. A sperimentarlo e poi a scrivere sulle pagine di questo prezioso volume dal titolo: “Sao Tomè e Principe diario do centro do mundo” (Edizioni Cinque Terre) è Giorgio Pagano. Può sembrare a prima lettura il solito diario dell’esperienza di un soggiorno africano, invece è ben di più.

Pagano, sindaco di La Spezia dal 1997 al 2007, da molto tempo è impegnato nella cooperazione con i Paesi in via di sviluppo. Da sindaco ha organizzato la Conferenza europea per la pace in Medio Oriente e si è impegnato per il gemellaggio tra La Spezia e Jenin, e ancora tra La Spezia e Haifa in vista di un auspicabile gemellaggio tra tutte e tre le città. Inoltre ha seguito per Anci il progetto Municipi senza Frontiere e il progetto connesso delle Nazioni Unite e della Regione Toscana Euro African Partnerschip for Decentralised Governance. Da queste esperienze è nata l’associazione Funzionari senza Frontiere, che si occupa di sostegno al decentramento amministrativo in Africa, di cui è presidente. È stato inoltre presidente, dalla fondazione dell’associazione Januaforum, formata da persone che si occupano di cooperazione con i Paesi in via di sviluppo e di relazioni internazionali in Liguria.

«La mia esperienza a Sao Tomé e Principe − racconta Pagano − è l’esempio di una visione della cooperazione che non si riduce agli aiuti ma tende a far sì che le persone non restino solo assistite ma autonome, capaci di battersi per autogovernare le proprie vite, per e con gli altri; e che tende a costruire e a potenziare le strutture istituzionali, economiche e civili decentrate, che sono decisive perché le persone possano realizzarsi». Pagano riflette sul modello di sviluppo africano e spiega che «il rapporto tra cooperazione internazionale e internazionalizzazione delle imprese è decisivo, ma c’è bisogno di imprese straniere non predatrici ma responsabili sul piano sociale e ambientale, rispettose dell’identità dei luoghi… La progettualità che abbiamo messo in campo a Sao Tomé e Principe stimola l’arrivo di imprese di questo tipo, nella pesca come nell’agricoltura o nel turismo». Le imprese straniere devono collaborare con le imprese locali, perché «l’innovazione va portata dal di fuori ma al tempo stesso va fatta nascere dal di dentro, supportando le persone nei cambiamenti e suscitando la loro creatività».

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Pagina dopo pagina si scopre la grande attenzione dell’autore verso il popolo africano, anzi verso ogni singola persona di quel continente perché siano loro e solo loro i soggetti protagonisti di questo progetto. È un percorso innovativo di sviluppo non incentrato sul petrolio ma sull’agricoltura, sulla pesca e l’ecoturismo. È la ricetta che propone Giorgio Pagano, solo così l’Africa potrà diventare «soggetto protagonista e non oggetto passivo della politica globale». Un libro scritto con passione, col cuore di una persona che cerca solamente la realizzazione dei destinatari di questi progetti.

Un sognatore Pagano?, ce lo possiamo anche domandare, preferisco però definirlo un uomo di grande umanità di visioni ampie, di mentalità aperta e disinteressata. Un appassionato di ideali alti di condivisione a tutto campo. Tanto che in questo libro fatto di progetti di sviluppo, dedica tre pagine a descrivere l’incontro con Chiara Lubich, alla quale il 13 maggio del 2006, proprio Pagano, allora sindaco di Spezia, conferì la cittadinanza onoraria. E di lei, tra il resto scrive: «A chi mi chiede se la visione di Chiara Lubich è ancora attuale, se reggerà in futuro, io rispondo molto semplicemente così: finché ci sarà un solo uomo che ha fame, finché non ci sarà la fraternità in ogni angolo del pianeta, la visione di Chiara Lubich avrà sempre qualcosa da dire al cuore e alla mente degli uomini». Un sogno grande a cui Pagano lavora ormai da anni.

Silvano Gianti

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